New Space Economy 2025: da Roma alla conquista dello Spazio

La settima edizione del New Space Economy Expoforum conferma la Capitale come uno dei poli più dinamici dell’economia spaziale europea. L’evento, promosso da Fiera Roma insieme all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con il supporto della Regione Lazio e della Camera di Commercio di Roma, mette in scena una piattaforma internazionale in costante espansione: 80 espositori, 187 speaker e un mosaico di tecnologie che spazia dai lanciatori ai rover, dai sistemi robotici alle soluzioni avanzate per osservazione e sicurezza.

L’apertura ufficiale è stata affidata al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, da poco presidente ministeriale dell’ESA, che ha delineato la cornice strategica in cui si muove oggi il settore: «Lo Spazio è oggi un settore strategico in cui si gioca la capacità dell’Europa di essere competitiva, autonoma e sicura» afferma, ricordando che riguarda «le nostre economie, la protezione dei cittadini e la sovranità tecnologica». Alla Ministeriale ESA di Parigi, dove l’Europa ha approvato oltre 21 miliardi di investimenti, «il ruolo centrale dell’Italia è apparso evidente» anche perché essa guiderà l’Agenzia per il prossimo triennio e ospiterà nel 2028 il Consiglio Ministeriale. Ha inoltre aumentato del 13% il contributo all’ESA, «raggiungendo 3,5 miliardi, una cifra mai vista». Gli investimenti vanno «dall’accesso autonomo allo Spazio alle comunicazioni sicure, dall’osservazione della Terra alla ricerca scientifica», rafforzando l’intera filiera nazionale. Urso sottolinea anche la conferma di un astronauta italiano nelle missioni Artemis: «È il simbolo di un’Europa che ritrova ambizione nello spazio profondo», e conclude: «L’Italia non è solo un partner affidabile: è un Paese che guida, propone e investe nel futuro dello spazio europeo».

In questa traiettoria di crescita, il ruolo territoriale è decisivo. Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, ha ricordato come quest’ultimo sia uno dei distretti più rilevanti per l’aerospazio italiano: «L’Europa ha destinato 130 miliardi alla ricerca, alla difesa e alla sicurezza: opportunità straordinarie per la nostra industria». Ha inoltre annunciato l’imminente definizione di un accordo quadro con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), finalizzato allo sviluppo di applicazioni e servizi civili a supporto del territorio e delle imprese: «La collaborazione con l’ASI ci permetterà di operare per il territorio grazie alle tecnologie spaziali: dall’ambiente alla sicurezza, fino al contrasto degli abusi e degli illeciti», mentre «le possibilità applicative sono davvero ampie».

Il carattere internazionale della manifestazione è stato rimarcato da Luca Del Monte, Senior Executive dell’ESA, che ha parlato di un Expoforum «estremamente proficuo, segnato dalla qualità degli incontri e da un livello di internazionalità in costante crescita». Per Augusto Cremarossa, Head of Strategic Coordination Office dell’ASI, la presenza italiana nelle missioni internazionali e nella cooperazione con NASA ed ESA dimostra la solidità di un sistema che continua a evolversi.

A completare il quadro geopolitico, la partecipazione del presidente dell’Agenzia Spaziale Africana (AFSA) Tidiane Ouattara: «Oggi contiamo 23 Paesi coinvolti e guardiamo allo spazio come motore di sviluppo futuro». Una presenza che si inserisce nella crescente attenzione ai partenariati euro-africani e nelle linee del Piano Mattei (la strategia italiana di cooperazione con i Paesi africani presentata dal Governo italiano nel 2023 e formalizzata nel 2024).

L’edizione 2025 rappresenta anche il primo terreno pubblico per presentare il percorso che porterà Roma, nel 2026, alla guida della rete europea CVA – Communauté des Vega et Ariane. Il passaggio di consegne, avvenuto a Mulhouse tra il presidente uscente Fabian Jordan e Pierluigi Sanna, vicesindaco della Città metropolitana di Roma Capitale, segna un consolidamento del ruolo romano nella governance europea dei lanciatori. «Roma è una rete unica in cui ricerca, istituzioni e imprese si incontrano», ha dichiarato Sanna, indicando il 2026 come anno strategico per far crescere un segmento industriale decisivo per il Paese. Tra i presenti, anche gli ideatori della Rome Future Week, attesa per settembre 2026, che trasformerà la Capitale in uno “Spazio diffuso”, un ecosistema innovativo che riporterà i pianeti a Roma.

L’Expoforum ha offerto una lettura realistica delle sfide industriali della New Space Economy. Roberto Aceti (OHB Italia) richiama il valore del modello ESA, fondato su cooperazione e standard elevati, ma mette in guardia contro l’illusione che il “nuovo spazio” possa prescindere da qualità e processi certificati: «Oggi costruiamo i satelliti come i liutai di Cremona nel ’600: a mano. Serve un salto di processo». Quindi, Davide Avino (Argotec) sposta il baricentro sull’osservazione della Terra e sulla nascita di costellazioni intelligenti di nanosatelliti, capaci di pre-processare i dati in orbita, e annuncia 17 lanci e una nuova fabbrica da 12.000 m², progettata per una produzione scalabile e diversificata. Andrea Bellini (Telespazio) insiste sulla natura infrastrutturale dello Spazio: servizi per cittadini e istituzioni dipendono da ecosistemi integrati, standardizzazione e coprogettazione anticipata, specialmente con PMI e startup, mentre Massimo Comparini (Leonardo) adotta un approccio più critico: la rapidità non può sacrificare l’affidabilità. Denuncia l’instabilità di molte aziende dello “spazio nuovo”, protagoniste di crescite finanziarie effimere: «Se un titolo passa da 12 dollari a 1,5 dollari, significa che qualcuno deve chiedersi come si sia potuto dilapidare così il capitale dei piccoli investitori»; rivendica invece il modello delle smart factory federate e la costellazione ottico-radar realizzata in tempi record come esempi di industria solida e strutturata.

In filigrana emerge una sfida culturale. Non si tratta più soltanto di raggiungere un altro pianeta: si tratta di imparare a viverlo, utilizzarlo e ripartire da esso per tornare sulla Terra. Anche i giovani della Sapienza, di Torvergata e di molti altri gruppi di studio si occupano attivamente dell’arrivo terrestre nello Spazio: un esempio fra tutti, il Sapienza Technology Team che ogni anno, con il suo robot, partecipa all’European Rover Challenge, competizione internazionale di robotica spaziale che si tiene in Polonia, sfidando tutti gli altri Paesi in situazioni che simulano le vere missioni su Marte. La New Space Economy non è solo un settore industriale, ma una trasformazione del modo in cui l’umanità (a partire dai giovani) pensa il proprio futuro: dallo sfruttamento delle risorse extraterrestri alla creazione di ecosistemi autonomi, fino all’economia di ritorno verso la Terra. E forse, anche un po’, al sogno di andarsene.

ROMINA CIUFFA

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