Maternità surrogata, un dialogo tra Italia e Santa Sede

Un dialogo di alto profilo istituzionale si è svolto il 13 gennaio 2026 presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, ponendo al centro una delle questioni etiche e giuridiche più controverse del dibattito globale contemporaneo: la maternità surrogata e le sue implicazioni per la dignità della persona.

L’incontro, intitolato “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”, ha visto il confronto tra l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ed Eugenia Maria Roccella, ministro italiano per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. Un dialogo che ha intrecciato diplomazia, diritto internazionale, bioetica e politiche pubbliche, richiamando l’attenzione su un fenomeno che attraversa confini nazionali e sistemi giuridici.

Una questione globale che interpella la comunità internazionale

Nel suo intervento, l’arcivescovo Gallagher ha inquadrato la maternità surrogata come una problematica che non riguarda singole legislazioni, ma l’intera comunità internazionale, definendola una “nuova forma di colonialismo”. Secondo il rappresentante della Santa Sede, la diffusione di questa pratica riflette una dinamica economica globale che tende a trasformare relazioni umane fondamentali in prestazioni contrattuali, una logica che, ha sottolineato, finisce per privilegiare il desiderio degli adulti rispetto alla tutela del minore, ponendo interrogativi profondi sul significato stesso dei diritti umani.

Il segretario vaticano ha richiamato più volte il concetto di greenwashing etico del linguaggio giuridico, evidenziando come espressioni apparentemente neutre o positive possano mascherare dinamiche di sfruttamento. In questo contesto, la maternità surrogata è stata definita una forma di nuova dipendenza economica, spesso radicata in contesti di vulnerabilità sociale e materiale, che incide in modo diretto sul corpo femminile e sul destino dei bambini coinvolti.

La posizione italiana e il quadro normativo

Dal versante istituzionale italiano, il ministro Roccella ha illustrato la ratio delle recenti scelte legislative adottate dall’Italia, ribadendo che l’obiettivo non è limitare diritti, ma rafforzare la tutela dei soggetti più deboli. La maternità surrogata, ha spiegato, introduce una contrattualizzazione della gravidanza che non trova equivalenti in altre pratiche solidali riconosciute dall’ordinamento, poiché coinvolge un processo generativo che non può essere ridotto a prestazione negoziabile.

Secondo il ministro, la scelta di estendere la rilevanza penale del ricorso alla maternità surrogata anche se praticata all’estero risponde alla necessità di evitare forme di elusione normativa e di riaffermare un principio di responsabilità che travalica i confini nazionali. Una posizione che, ha aggiunto, richiede un confronto multilaterale costante, in particolare nelle sedi internazionali, affinché si sviluppi una sensibilità condivisa sul tema.

Mercificazione e interesse del minore

Uno dei punti di maggiore convergenza emersi dal dialogo riguarda il rischio di mercificazione, termine con cui si indica la trasformazione della persona – donna o bambino – in oggetto di scambio economico, in un fenomeno che altera il funzionamento dei mercati, influenza le scelte dei consumatori e produce effetti distorsivi anche sul piano sociale e culturale.

Entrambi i relatori hanno insistito sul fatto che l’interesse del minore non può essere subordinato a logiche contrattuali o di domanda e offerta. In questa prospettiva, la regolamentazione del fenomeno non viene considerata una soluzione adeguata, poiché rischierebbe di legittimare e ampliare un mercato globale già esistente, anziché contenerlo.

Diplomazia, cultura giuridica e responsabilità condivisa

L’incontro ha evidenziato il ruolo centrale della diplomazia e delle istituzioni nel promuovere una cultura giuridica fondata sulla dignità umana. La Santa Sede, ha ricordato Gallagher, continuerà a dialogare con gli Stati in cui la maternità surrogata è consentita, non per imporre modelli, ma per richiamare l’attenzione sulle conseguenze antropologiche e sociali di tali pratiche. Il confronto ha ribadito la necessità di un fronte comune internazionale, capace di superare approcci frammentati e di affrontare una questione che interroga in profondità il rapporto tra progresso tecnologico, mercato e diritti fondamentali.

Papa Leone XIV aveva già sottolineato, nel Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, questo: “È alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire e della famiglia come sua custode responsabile che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto (…)”. Poi, sul tema specifico: “Allo stesso modo, vi è la maternità surrogata, che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a “prodotto”, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”.

Non ci può di certo aspettare che il Vaticano prenda una posizione diversa.

La Redazione

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