Linda Karshan arriva a Roma fino al 19 gennaio 2026, al Palazzo della Cancelleria, con una mostra tra disegno, Rinascimento e misura del cosmo.
Dopo le tappe alla Tate e al British Museum, l’opera di Linda Karshan approda a Roma con De Humana Mensura, una mostra che dal 17 dicembre 2025 al 19 gennaio 2026 trova sede nel Palazzo della Cancelleria Apostolica, inserendosi simbolicamente nel cuore dell’Anno Giubilare della Speranza. L’arrivo nella capitale segna un momento di particolare densità culturale: per la prima volta una selezione di lavori provenienti da collezioni italiane e internazionali viene riunita in un progetto concepito come omaggio a Roma e alla sua tradizione umanistica, riattivando un dialogo profondo tra contemporaneità e Rinascimento.
Il percorso espositivo restituisce la cifra distintiva della ricerca di Karshan, che ha fatto del disegno una pratica fondata sul respiro, sul movimento e sulla misura. Il gesto grafico non è inteso come espressione spontanea, ma come atto regolato, ritmico, quasi musicale, capace di trasformare il segno in forma e la forma in relazione con un ordine più ampio. In questa prospettiva, il disegno diventa una grammatica interiore che mette in connessione l’essere umano con la struttura numerica del cosmo, in una tensione costante tra corpo e pensiero, intuizione e disciplina.
La scelta del Palazzo della Cancelleria non è soltanto scenografica, ma concettuale. Primo edificio romano costruito ex novo in stile rinascimentale, il palazzo rappresenta un luogo emblematico dell’Umanesimo, in cui architettura, misura e armonia costituiscono un sistema coerente di valori. Il dialogo che la mostra instaura con questo spazio attraversa secoli di storia, richiamando idealmente Leonardo, Michelangelo, Platone e Leon Battista Alberti, e riaffermando l’idea di una continuità possibile tra sapere antico e sensibilità contemporanea. L’edificio stesso diventa così parte integrante del racconto espositivo, un interlocutore silenzioso che amplifica il senso delle opere.
Curata dall’architetto Laura Villani, la mostra si sviluppa nelle sale espositive al piano terreno, dove i disegni di Karshan costruiscono un percorso scandito da riflessioni dell’artista e da rimandi al pensiero umanistico. Le opere traducono lo spazio in segno e il segno in ritmo, restituendo una visione in cui la misura non è limite, ma strumento di conoscenza. La ricerca dell’artista, alimentata da studi di psicologia e dalla convinzione di un ordine numerico dell’universo, si configura come una meditazione sul ruolo dell’uomo all’interno di un sistema più grande, che non lo domina ma lo include.
Elemento centrale del progetto è la performance concepita per l’inaugurazione, eccezionalmente aperta al pubblico, che coinvolge la Sala Vasari e il Salone Riario. Nel Walked Drawing, Karshan trasforma il proprio corpo in strumento di disegno: i passi diventano linee, gli spostamenti seguono una coreografia interiore guidata dal respiro, dai cambi di ritmo e dalla percezione dello spazio. Il risultato non è un segno fissato sulla carta, ma un disegno effimero che prende forma nel tempo e nel suono, creando una misura sonora che mette in relazione la presenza viva dell’artista con la memoria storica dell’edificio.
L’artista cita le parole di Calvino nelle Lezioni Americane per dare un’incipit introduttivo al suo lavoro: “Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Il pubblico è invitato a condividere questa esperienza come esercizio di ascolto e di partecipazione, in sintonia con il significato del Giubileo della Speranza. Non l’uomo come misura assoluta di tutte le cose, ma come parte di un ordine cosmico più ampio, capace di riconoscere nel ritmo e nella proporzione un principio di equilibrio. In questo senso, la mostra restituisce all’arte una dimensione rituale, offrendo alla città un’occasione rara di incontro tra gesto contemporaneo e spazio storico.
Nata a Minneapolis nel 1947 e attiva tra Londra e New York, Linda Karshan ha sviluppato nel corso della sua carriera un linguaggio essenziale e rigoroso, fondato su un metodo performativo messo a punto a partire dagli anni Novanta. La sua formazione, che unisce studi artistici e psicologici, si riflette in una pratica in cui il disegno è al tempo stesso processo mentale, esperienza corporea e costruzione formale. Le sue opere, presenti nelle collezioni di alcune delle più importanti istituzioni internazionali, trovano a Roma una nuova chiave di lettura, riaffermando il legame tra misura, armonia e conoscenza come valori trasversali alle epoche.