Lazio al Vinitaly: dall’acquedotto alla Dolce Vita

Arsial Regione Lazio monumental taste

La Dolce Vita di Roma, del Lazio, di un’epoca ormai passata ma che dalle immagini vediamo vissuta in convivialità, seduti a un tavolino, spesso assaporando un bicchiere di vino: è quella che, nel percorso ora triennale aperto dall’Arsial, avrà il compito di attrarre visitatori e stakeholder al Vinitaly, e non solo, per raccontare i 18.000 ettari di vigneto e 94 varietà di uve di cui 37 autoctone, 350 cantine attive (61 quelle in fiera) per 730.000 ettolitri annui, principalmente bianchi, una produzione media annua di 230 milioni di euro e un export di 70 milioni. Nella strategia della Regione Lazio per il 58° Vinitaly ci sarà il racconto della bellezza del territorio con uno sguardo al passato, ma spingendo al futuro le nuove generazioni: i giovani oggi non sono solo quelli che, secondo le ultimi osservatori, consumano meno vino ma sono anche coloro che raccolgono l’eredità di famiglia e si mettono in gioco acquisendo maggiori competenze – non più solo agronomi ed enologi – e investendo nel settore vinicolo che si esprime dal mare all’entroterra regalando vini anche eroici. Dentro ogni bottiglia c’è cura, dedizione e la professionalità di chi segue i vigneti, vive l’intensità della vendemmia, accompagna il prodotto fino al calice, come osserva il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Dunque, il Lazio: una regione che, secondo le parole del presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti, è partita tardi ma avanza velocemente- E, osserva quanto sia cambiato lo scenario rispetto a 30 anni fa quando i vini laziali erano marginali mentre ora si assiste a un miglioramento in termini quantitativi e qualitativi, e soprattutto di riconoscibilità: “una reputazione da mutare in maggiore domanda dei nostri vini e posti di lavoro, per una regione non solo più bella ma anche più equa e ricca”.

Le imprenditrici: Giannini (Villa Gianna), Macchia (Poggio le Volpi), Carpineti (Marco Carpineti)

Il racconto del vino laziale passa per donne, giovani, consorzi e enoturismo: lo evidenziano le imprenditrici del vino Giannini, Macchia, Carpineti. Età diverse, esperienze e visioni diverse: dalla giovanissima Benedetta Giannini (cantina Villa Gianna) per la quale i giovani sono connessione tra passato e futuro non è scontato che il giovane entri in azienda nel settore del vino ma una volta fatto il passo e ci si trova un’azienda già avviata, il lavoro non è costruire ma preservare. Elemento aggregatore di tante realtà sono invece i consorzi che hanno il ruolo di promuovere, tutelare e valorizzare il territorio e non l’azienda: se non si sta insieme, squadra e istituzioni, non si va da nessuna parte, e lo dice la presidente del consorzio Roma doc Rossella Macchia (Poggio le Volpi). Isabella Carpineti (Marco Carpineti) sottolinea invece quanto il mondo del vino stia finalmente cambiando in modo esperienziale e divertente. Il vino è ambasciatore del territorio, che non si stravolge ma si innova, generando lavoro e bellezza, come fa la natura stessa: perché non condividerla anche grazie alle esperienze enoturistiche?

Il padiglione della Regione Lazio

Al presidente Arsial Massimiliano Raffa spetta il racconto della strada percorsa finora, in tre anni di lavoro su una diversa percezione della produzione vitivinicola laziale (e non solo: l’agenzia promuove lo sviluppo e l’innovazione del sistema agricolo e agro-industriale del Lazio). Sono stati attivati progetti di ricerca con le università e con il Crea, convenzioni con gli enti di categoria e gli enti intermedi sull’innovazione tecnologica, con Ismea relativamente ai dati per il decisore politico, con i consorzi (al Vinitaly ci saranno Atina dop, Roma doc, il recente Cesanese di Olevano Romano dop, Olio di Roma igp, Pecorino Romano dop). Sono le iniziative promozionali quelle maggiormente percepite perché arrivano prima al grande pubblico e ovunque, grazie anche alla presenza nel sistema fieristico nazionale e internazionale; inoltre, da oggi si avvia una campagna adv sui social, che recita “A Roma mangi romano, parli romano, vivi romano. E allora perché bere altro? Eddaje su!” (parla e bevi come mangi, insomma). “Il nostro padiglione è il più bello del Vinitaly e non lo dico solo io”, sorride Raffa: “in 2.000 mq ospita 61 aziende e i partner del food: la porchetta di Ariccia igp, l’acqua Filette, il Pecorino Romano dop. Al piano superiore poi ci saranno le masterclass e un’area media dove si lavorerà su un podcast; ci sarà inoltre un house organ anche destinato agli eventi e alle iniziative future. Il prof. Scienza recentemente ha detto che l’Italia deve lavorare su comunicazione e aggregazione, quindi ci presentiamo esternamente al padiglione con l’acquedotto romano (il vecchio logo), segno di unità, uguaglianza e genialità dei nostri predecessori e con la nuova immagine che rappresenta il futuro: abbiamo così potuto inserire il tema della Dolce Vita grazie a Cinecittà e Istituto Luce e collegarlo alla cucina italiana patrimonio Unesco”. Ed ora, a brindare, con un vino laziale: sono ottimi, li avete provati?

Giosetta Ciuffa

Giosetta Ciuffa, responsabile delle Relazioni Esterne di Specchio Economico.

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