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giancarlo cremonesi: rilanciare subito i servizi pubblici locali

Giancarlo Cremonesi,  presidente della Confservizi

L'Italia è da poco uscita dalla procedura d’infrazione per il deficit eccessivo ma ora rischia una mega-multa dall’Unione Europea, che può arrivare fino a 750 mila euro al giorno, per il mancato rispetto degli standard comunitari in materia di depurazione delle acque. Il nostro Paese ha accumulato, negli anni, un enorme ritardo nell’adeguamento del sistema di depurazione che minaccia di provocare spiacevoli conseguenze sull’ambiente e sul turismo. Appena la sanzione diventerà esecutiva l’Italia - e, dunque, i cittadini attraverso la fiscalità generale - sarà costretta a pagare quasi 300 milioni di euro l’anno di multa. Se gli stessi soldi fossero utilizzati come investimenti per ammodernare il sistema idrico e quello di depurazione delle acque, non si pagherebbero multe, si migliorerebbero l’ambiente e la qualità della vita e si creerebbero migliaia di posti di lavoro.
La Confservizi, che rappresenta oltre 1.200 aziende pubbliche e private con un fatturato totale pari al 5 per cento del Pil e 600 mila addetti, ha già chiesto un incontro urgente al premier Enrico Letta per convincerlo a intervenire al più presto su quella che è da considerare una vera emergenza nazionale.
Domanda. Quali sono le priorità di cui lei si fa portavoce come presidente di Confservizi?
Risposta. Le aziende associate alla Confservizi gestiscono i servizi di pubblica utilità nei settori idrico, del gas, energetico, della mobilità e della gestione dei rifiuti, quanto mai strategici per la vivibilità dei nostri territori e, dunque, per la qualità della vita dei cittadini. L’Italia sconta un’annosa arretratezza infrastrutturale che incide pesantemente sulla produttività e la competitività del sistema Paese. Il rilancio delle infrastrutture e dei servizi pubblici locali costituisce un’assoluta priorità.
D. A quanto ammontano gli investimenti necessari a riportare il nostro Paese al livello dei suoi concorrenti europei?
R. Il fabbisogno stimato di investimenti per i settori idrico, del gas, rifiuti e tpl è pari a 9,5 miliardi di euro l’anno. In particolare, la messa a norma dei nostri acquedotti, che perdono il 40 per cento di acqua da decenni, richiede un investimento di 5 miliardi di euro l’anno per 10-15 anni. Gli investimenti in questi settori possono costituire un fattore di contrasto alla recessione, con la creazione di migliaia di posti di lavoro, e, nello stesso tempo, contribuire al superamento delle differenze territoriali che inibiscono lo sviluppo del nostro Paese. In futuro, lo sviluppo dei nostri territori passerà, necessariamente, attraverso i grandi agglomerati urbani. È stato calcolato, infatti, che nel 2030 oltre il 70 per cento della popolazione mondiale si concentrerà nelle aree urbane, di fronte all’attuale 50 per cento. Questo inarrestabile processo di trasformazione ci pone di fronte a una sfida cruciale: quella di rendere le nostre città sempre più a misura d’uomo, promuovendo un uso efficiente delle risorse e garantendo la fornitura di servizi di qualità. Diventa, dunque, imprescindibile programmare, sin dal momento della progettazione urbana, l’uso  di reti intelligenti di ultima generazione, capaci di assicurare il risparmio energetico e idrico in un’ottica di semplificazione dei servizi e di interattività. Il progetto «Smart Grid» di Acea Distribuzione va proprio in questa direzione.
D. Di cosa si tratta esattamente?
R. Il progetto, selezionato e ammesso dall’Aeeg, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas tra quelli incentivati, è volto a sviluppare una «rete attiva» nell’area Malagrotta-Ponte Galeria di Roma ed è stato ideato per sperimentare nuove soluzioni tecnologiche dirette a garantire benefici sulla continuità del servizio elettrico, sulla riduzione delle perdite di energia e sulla capacità di carico complessiva della rete nei due sensi di flusso, richiesta dallo sviluppo della generazione diffusa. Avviato nel 2011, il progetto è oggi a uno stadio molto avanzato di realizzazione e la sua conclusione è prevista entro la fine di quest’anno.
D. Presidente della Camera di Commercio di Roma da settembre 2010, e da poco più di un mese anche di InfoCamere: quali sono le opportunità e le sfide che le si presentano con questa nuova nomina?
R. InfoCamere rappresenta la struttura di eccellenza per la gestione e divulgazione del patrimonio informativo del sistema camerale, di cui è parte integrante. Fin dalla sua nascita, progetta e sviluppa le soluzioni informatiche più innovative e aggiornate per collegare tra loro quotidianamente le Camere di Commercio e metterle in rete con tutti gli attori del sistema produttivo italiano: imprese, cittadini, Pubblica Amministrazione, associazioni di categoria, ordini professionali, operatori dell’informazione economica. Questa rete semplifica in maniera significativa la vita di imprese e cittadini e supporta le Camere di Commercio nella loro missione di curare gli interessi generali delle imprese stesse promuovendo competitività, concorrenza di mercato, legalità. Le principali sfide e opportunità che mi troverò ad affrontare sono, da un lato, quelle del miglioramento continuo dell’accesso e fruizione dei servizi offerti, dall’altro la ricerca di una sempre maggiore efficienza e, ove possibile, la razionalizzazione e riduzione ulteriore dei costi.
D. Burocrazia freno del sistema produttivo italiano: per un sano sviluppo economico e una reale competitività, la semplificazione burocratica è improcrastinabile. Quali sono le principali iniziative in cui InfoCamere è impegnata a sostegno dell’innovazione del sistema Paese?
R. Importante traguardo nella crescita dell’e-government è il consolidamento del Suap, lo Sportello Unico per le Attività Produttive, interlocutore unico delle imprese in nome e per conto di tutti gli enti pubblici competenti nel rilascio di concessioni e autorizzazioni. Un servizio, quello fornito dal Suap, capace di avere un impatto fortemente positivo sulla vita delle imprese, in particolare delle più piccole, e dalla cui riuscita dipende parte del percorso di modernizzazione del Paese. Le Camere di Commercio e InfoCamere sono, inoltre, impegnate su diversi fronti per facilitare il rapporto tra imprese e sistema Giustizia: nel contrasto all’economia criminale attraverso il dialogo costante con le altre Istituzioni; nell’ambito dei processi di mediazione, che rappresentano un’importante novità nell’iter giudiziario; infine, nel supporto all’implementazione del processo civile telematico.
D. E proprio parlando di informatizzazione, il 30 giugno ha segnato un appuntamento importante per tutte le ditte individuali. Può spiegare?
R. Sì, per quella data oltre 3 milioni di imprese individuali sono state chiamate a dotarsi e a comunicare al Registro Imprese il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata. La Pec è un sistema di posta elettronica che realizza una vera e propria sede legale «elettronica» dell’impresa, accessibile da chiunque e che consente di scambiare messaggi con la massima sicurezza e con lo stesso valore legale della raccomandata con ricevuta di ritorno. In Italia, nel complesso, per imprese, Pubblica Amministrazione e professionisti le caselle di posta elettronica certificata attualmente attive sono oltre 5 milioni e fanno circolare circa 91 milioni di messaggi ogni anno. A tale riguardo, InfoCamere ha predisposto, sul portale www.registroimprese.it, il servizio «Pratica Semplice» che consente, ai titolari d’impresa provvisti di dispositivo di firma digitale, di assolvere in pochi minuti all’iscrizione della propria casella di Posta Elettronica Certificata al Registro Imprese. Il servizio, semplice e veloce, non richiede registrazione ed è gratuito.
D. Cosa significa essere presidente della Camera di Commercio della Capitale?
R. La Camera di Commercio di Roma è la prima in Italia per numero di imprese registrate: oltre 458 mila al 31 marzo 2013. Presiedere tale Istituzione implica importanti responsabilità, a maggior ragione in una fase di estrema difficoltà economica come quella attuale. Una crisi tanto più drammatica in quanto sta colpendo più duramente la componente più vitale e innovativa della nostra società: i giovani. Il livello della disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 24 anni, ha toccato, nel Lazio, la percentuale del 40 per cento: un dato inaccettabile, che deve essere al primo punto di qualsiasi agenda di rilancio.
D. La Camera di Commercio, ultimamente, si è fatta promotrice di rilevanti iniziative sul fronte dell’internazionalizzazione. Quali?
R. In un quadro di grande crisi economica del mercato interno, molte imprese italiane, anche medie e piccole, stanno guardando alle opportunità estere con estremo interesse. Di fatto, in questa fase l’export rimane una delle principali soluzioni per portare l’Italia fuori dalla crisi e, non a caso, l’unico trend positivo finora registrato dal nostro sistema imprenditoriale è stato proprio in quest’ambito. È, dunque, di vitale importanza unire le forze per stimolare le nostre imprese ad avviare forme di presenza più stabile e radicata nei mercati internazionali, affiancandole in un’ottica aggregativa. Per questo, la Camera di Commercio di Roma, che già opera sui mercati internazionali attraverso i propri uffici promozionali e in collaborazione con Unioncamere Lazio e Unioncamere, sta rafforzando il proprio impegno nell’internazionalizzazione, come testimonia anche la creazione della società consortile Agenzia per l’internazionalizzazione, costituita insieme con l’Unioncamere Lazio. Nell’ultimo anno abbiamo poi affiancato centinaia di nostre imprese, quasi tutte piccole e medie, in missioni commerciali in Messico, in Canada, in Azerbaigian e negli Usa. La missione più recente è stata quella in Indonesia, organizzata nell’aprile scorso da Unioncamere assieme a Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia e Alleanza delle Cooperative italiane, e che ha coinvolto 75 aziende italiane, oltre a 8 gruppi bancari e 10 associazioni imprenditoriali.   

Tags: Luglio Agosto 2013 gas camere di commercio energia Azerbaigian

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