Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Interviste
  • GIUSEPPE DE GIORGI: MARINA MILITARE, LA TRADIZIONE PROIETTATA NEL FUTURO
  • 008

GIUSEPPE DE GIORGI: MARINA MILITARE, LA TRADIZIONE PROIETTATA NEL FUTURO

L’Ammiraglio di Squadra Giuseppe De Giorgi, Capo di Stato Maggiore della Marina

Nominato Capo di Stato Maggiore della Marina dal Governo Monti il 6 dicembre 2012 in sostituzione dell’Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli promosso Capo di Stato Maggiore della Difesa, l’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi è entrato in carica il 28 gennaio scorso occupando, dopo circa 40 anni, il ruolo che fu anche di suo padre Gino, il quale ricoprì il medesimo incarico dal 1973 al 1977. L’Ammiraglio è un appassionato della Marina di cui cominciò a far parte frequentando l’Accademia Navale al termine della quale nel 1975 divenne Guardiamarina, e conseguì quindi il brevetto di Aviatore Navale nelle Scuole di volo della Marina Usa in Florida e nel Texas.
Ha al proprio attivo un lungo elenco di incarichi molto significativi: divenuto nel 1988 Capo delle Operazioni Aeree del 18º Gruppo Navale nel Golfo Persico durante il conflitto Iran-Iraq, presto diresse l’Ufficio Studi del Reparto Aeromobili dello Stato Maggiore; comandò le navi Bradano, Libeccio e Vittorio Veneto; divenne quindi Comandante delle Forze Aeree della Marina e Capo Reparto Aeromobili dello Stato Maggiore, per poi ricoprire l’incarico di Comandante delle Forze d’Altura e della Forza Marittima di Reazione Rapida della Nato. Nel 2006 comandò l’Operazione Leonte, ovvero lo sbarco in Libano del contingente italiano nella missione Unifil e l’Interim Maritime Task Force, sotto egida dell’Onu, per il controllo delle acque territoriali libanesi, ottenendo la rimozione del blocco navale israeliano e restituendo al Libano la sovranità sulle acque territoriali e la libertà di navigazione.
In seguito a quest’ultima attività, l’Ammiraglio De Giorgi è stato premiato quale militare dell’anno presso lo «Steven F. Udar-Hazy Center» del Museo Nazionale dell’Aria e dello Spazio di Washington D.C, nel corso della cerimonia dei «Laureate Awards», divenendo il primo militare italiano ad ottenere tale riconoscimento. Attribuito annualmente dalla rivista Aviation Week & Space Technology, il premio riconosce i meriti degli individui che hanno raggiunto livelli di eccellenza nei campi aerospaziale, aeronautico e della difesa. Dal 2007 è stato Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo di Vertice Interforze della Difesa e infine Comandante in Capo della Squadra Navale prima di assumere l’incarico attuale.
Domanda. Quale ruolo svolge oggi la Marina Militare in Italia?
Risposta. Oltre al tradizionale compito della difesa del mare del territorio nazionale, la Marina svolge un insostituibile ruolo a garanzia della sicurezza marittima. L’Italia dipende, assai più di altri Paesi, dal mare non soltanto in virtù della sua collocazione al centro del Mediterraneo, con circa 8 mila chilometri di coste, ma anche e soprattutto per la sua economia di trasformazione e la conseguente necessità d’importare materie prime e d’esportare liberamente i propri prodotti. La Marina è quindi presente lungo le principali rotte d’interesse italiano, per assicurare la libertà di navigazione delle nostre navi e merci, senza la quale tale interesse risulterebbe compromesso. Tuttavia, oltre alle capacità squisitamente militari, la Marina svolge un ventaglio, assai più di un tempo, di attività fra loro complementari che vanno dal supporto ai naviganti, grazie alla produzione di carte e documenti nautici, alla gestione dei fari e dei segnalamenti, al contributo spesso determinante in occasione di pubbliche calamità nelle quali la flessibilità delle navi consente di realizzare in pochissimo tempo strutture ospedaliere di alto livello e centri di comando e controllo dotati di capacità elicotteristica e totalmente autosufficienti per produzione di acqua e energia elettrica. Altri ruoli, assai significativi, sono rappresentati dalla capacità di traino dell’industria nazionale del settore, che viene quotidianamente stimolata nella ricerca e sviluppo di nuovi sistemi, spesso destinati anche all’esportazione; e dalla tutela degli interessi italiani ovunque ve ne sia bisogno, grazie all’intrinseca capacità delle nostre navi di modulare in maniera flessibile il loro intervento, dalla semplice diplomazia navale allo sviluppo di capacità militari.
D. In quali Paesi siamo oggi presenti?
R. Nel recente passato la Marina, grazie alle proprie caratteristiche di elevata prontezza, mobilità e efficacia, è intervenuta con successo prima in Libano e poi in Libia. Le capacità intrinseche hanno pienamente confermato i concetti d’impiego del nostro dispositivo di proiezione di forze dal mare, basato sul Gruppo Portaerei e sulle Unità anfibie che possono essere poste nelle immediate vicinanze delle aree di crisi, pronte ad intervenire all’ordine e ad influenzare in maniera favorevole la situazione a terra. Oggi, la Marina Militare continua con immutato impegno la sorveglianza marittima nel Mediterraneo, ivi compreso il concorso al controllo dei flussi migratori e quello di tutte le attività che si svolgono in mare. Siamo anche impegnati nell’Oceano Indiano sia con assetti navali che con personale di staff, nelle operazioni antipirateria denominate Atalanta sotto l’egida dell’Unione Europea, e Ocean Shield sotto egida della Nato. Si tratta di una missione vitale, consistente nella protezione delle rotte lungo le quali transitano il petrolio e le materie prime che importiamo e le merci che esportiamo, rotte che fanno capo ai nostri porti di Gioia Tauro, Trieste, Venezia, Livorno e Genova, che competono con gli altri hub europei.
D. Quanto incide la pirateria sull’attività di navi italiane?
R. Dall’insorgere di questo fenomeno, il 16 per cento delle navi che fino a poco tempo fa attraversavano il Mediterraneo preferiscono oggi circumnavigare l’Africa e attraccare direttamente nei porti del Nord Europa, anziché nei nostri. Sempre nell’ambito del contrasto della pirateria, la Marina rende disponibili, per la tutela dei mercantili nazionali nelle aree a rischio, anche i Nuclei Militari di Protezione, composti dal personale del Reggimento San Marco. L’impegno della Forza Armata nei confronti della Nato si concretizza, altresì, nella costante disponibilità di assetti aeronavali e personale nei due gruppi navali delle Forze d’intervento rapido costituiti da Unità d’altura e da cacciamine. Non meno importante è il periodico contributo all’operazione Active Endeavour, unica operazione Nato Article 5 per il contrasto del terrorismo, del traffico d’armi e in generale di supporto alla sicurezza della navigazione. Non meno importanti sono le attività di Vigilanza Pesca, di concorso nella ricerca e soccorso in mare e, in ambito multinazionale, la nostra presenza navale nella penisola del Sinai con i Pattugliatori inseriti nella Multinational Force of Observers.
D. Come si può controllare il mare?
R. Siamo sempre alla ricerca di soluzioni che ci consentano di governare l’«alto mare» ad esempio sviluppando, come abbiamo fatto negli anni, i sistemi denominati Virtual Regional Maritime Traffic Centre e Trans Regional Maritime Network, consistenti in uno scambio di informazioni fra oltre 30 Paesi, distanti e diversi tra loro, che si scambiano i dati relativi ai propri mercantili, alimentando una banca dati gestita e resa tecnicamente accessibile dalla Marina italiana a favore di tutti.
D. Quali sono i 30 Paesi?
R. Tra essi figurano in primo luogo Spagna, Francia, Israele, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Singapore e Sud Africa. È una comunità che si allarga di continuo, per la quale è attualmente in corso l’adesione della Libia, dell’Argentina e di altri Paesi del Nord Africa. È uno strumento che va oltre lo scopo immediato ed operativo, stabilendo rapporti di fiducia con Paesi con i quali non abbiamo collaborazioni di tipo militare. Questo sistema coinvolge anche la Guardia Costiera e le altre amministrazioni pubbliche che operano sul mare, assieme alle quali abbiamo dato vita ad un Centro nazionale per la raccolta e la gestione dei dati inerenti la situazione in mare, con le poche risorse disponibili. In Italia esistono decine di centrali operative marittime, una situazione così parcellizzata per cui, al di là della Marina Militare, nessuno ha una visione omnicomprensiva.
D. Quali i vantaggi pratici derivanti dal nuovo Centro?
R. Il Paese si avvantaggerà di un quadro preciso delle attività svolte in mare. Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Guardia Costiera disporranno di una mole di dati in grado di far luce su situazioni in atto di loro interesse. Per questo abbiamo posto sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri la sede del Comando operativo della Marina, presso Roma, che riceve tutti i dati relativi alle navi in navigazione per fonderli, valorizzarli e offrire informazioni sulla loro posizione e attività. Il Centro raccoglie dalle varie Agenzie informazioni relative a qualsiasi natante; invece di inviare un aereo per accertare lo stato di un natante sospetto, il Centro consente di stabilire l’esistenza o meno di un pericolo, risparmiando milioni di euro.
D. Quali altre attività sono affidate alla Marina?
R. Spaziano in un campo assai vasto: ad esempio l’addestramento delle Guardie Costiere e del personale di Paesi che stanno creando sistemi propri di controllo del mare, come la Somalia. Quando le nostre navi si muovono, sono sempre attrezzate per svolgere questo tipo di attività di cooperazione internazionale. Controlli e contatti non sarebbero possibili senza le nuove tecnologie e senza aver affrontato, nella costruzione delle navi, i relativi costi; spese simili, sostenute quando si costruisce una nave, creano un incommensurabile valore aggiunto nel tempo, tanto più se si tratta di navi destinate a durare mezzo secolo.
D. Sarà possibile aggiornarle?
R. Le navi sono costruite in funzione del futuro; le nuove possono sembrare meno sofisticate del passato, di dimensioni più contenute. Adesso si tende a costruire navi più ampie, dalla manutenzione più semplice e meno costosa e dai radar e sistemi d’arma più facilmente sostituibili, concepite per essere aggiornate. La costruzione di una nave è un investimento, costituisce uno strumento polivalente ed estremamente flessibile. Una nave come il Cavour è stata disegnata dall’inizio con 4 compiti fondamentali: è in grado di proiettare capacità militari nelle aree del mondo in cui è necessario; può funzionare da nave ospedale perché dispone di sale operatorie per la chirurgia avanzata, sperimentate con successo nel terremoto di Haiti, quando l’équipe medica di bordo, con i chirurghi di Operation Smile, Fondazione Rava e brasiliani, vi hanno operato 24 ore al giorno salvando centinaia di persone, trasferite con gli elicotteri imbarcati, superando strade distrutte o intransitabili; l’Italia ha scritto in quell’occasione una bella pagina di solidarietà e storia.
D. Quali sono gli altri due compiti?
R. Può essere impiegata come nave trasporto di automezzi della Protezione civile, perché è dotata di rampe per farli salire nell’hangar, al posto degli aerei, e di centrali operative dedicate a questa attività. Tutto ciò fa di questa nave uno strumento estremamente duttile, un pezzo d’Italia collocabile tempestivamente ovunque, con ospedale, un aeroporto, acqua potabile, energia elettrica che può essere fornita a terra. La nave è autosufficiente e non grava sulla popolazione. Nei casi di emergenza oltre ai superstiti, è necessario alloggiare e sostentare logisticamente i soccorritori, cosa che è in grado di fare. È dotata di officine di altissimo livello, nelle quali vengono riparati gli elicotteri a bordo; una città che viaggia, progettata per operare anche in zone pericolose e colpite da calamità naturali.
D. Questo è capito da chi governa?
R. Chi governa conosce tutto ciò, ne ha approvato la realizzazione; ma il valore della Marina e la positiva ricaduta sull’economia non sono sempre compresi dalla popolazione, come pure non viene compreso il fatto che, mentre auspichiamo la pace, non possiamo escludere di trovarci all’improvviso in pericolo, anche se potrebbe sembrarci improbabile.
D. Quali programmi sono stati realizzati con altri Paesi europei e con la Nato?
R. Quello con il Regno Unito sullo sviluppo di un sistema missilistico per la protezione delle navi; con la Francia per la costruzione di fregate della classe Fremm e di cacciatorpediniere; con la Germania per la costruzione di sommergibili. In più operiamo al 50 per cento con gli inglesi nel programma per l’elicottero EH 101, mentre con la Germania, la Francia, l’Olanda e il Portogallo per l’NH 90, il nuovo elicottero medio per le navi, per il quale l’industria italiana cura sensori, sonar antisommergibili e il missile antinave Marte. A livello tecnologico e di prestazioni è improprio paragonarci agli Stati Uniti, i cui investimenti finanziari nei sistemi d’arma sono tali da produrre quantità e qualità straordinariamente avanzate. Ma in ambito europeo i nostri mezzi sono allo stesso livello di quelli di Francia, Inghilterra e Germania. La differenza diviene tangibile nella quantità, perché una nave non può trovarsi in più posti mentre l’Italia ha interesse ad essere presente in tutte le zone per noi vitali.
D. Quanto è grande la flotta?
R. È costituita da 60 navi, da quella più piccola alla portaerei. Per far fronte alla crisi e alla riduzione delle spese abbiamo dovuto decidere il ritiro anticipato di 30 navi, la chiusura di alcuni Comandi a terra, la riduzione di personale da 36 mila a 28-26 mila unità, nella speranza di ricavare, con queste economie, i fondi da investire nella costruzione di navi più adatte alle nuove esigenze. Ne stiamo studiando un tipo, destinato a sostituire navi diverse, dotato di motori e sistemi uguali, caratterizzato da una logistica più economica, facile addestramento del personale, grandi spazi per carichi modulari, situazioni alloggiative per evacuare popolazioni in difficoltà, apparati anti-inquinamento, due elicotteri e massima velocità per raggiungere zone di intervento, proteggere i mercantili, permanere molto tempo in mare, anche in condizioni atmosferiche estreme.
D. Quale Marina non vorrebbe un Ammiraglio, con un padre appartenuto anch’egli alla Marina Militare?
 R. Sia pure in un periodo di difficoltà dobbiamo conservare le capacità fondamentali e primarie per cui la Marina esiste. Quindi la capacità operativa soprattutto nei comparti d’eccellenza, consistenti nell’impiego di aerei, nelle azioni sott’acqua con incursori e in tutti i settori vitali. Capacità irrecuperabili una volta perdute, perché il loro sviluppo richiederebbe decine di anni e ingenti investimenti. C’è inoltre l’esigenza di migliorare la qualità di vita del personale militare, fornendogli opportunità sociali e strumenti formativi per essere competitivi, e un’assistenza a 360 gradi alle famiglie, considerati i sacrifici e la tipicità del loro mestiere. Vorrei dissipare la cecità esistente sul destino marittimo dell’Italia; rilanciare un programma di costruzioni navali adeguate allo scenario moderno, utili alla società anche in tempo di pace, rispettate nel mondo, multifunzionali e costituenti un pilastro del sistema militare italiano.
D. Come far capire che non è più la Marina militare di una volta?
R. Con una totale apertura alla popolazione e la promozione di opportunità per i giovani, che stiamo avvicinando con varie iniziative; la vela, la Nave Italia che porta in mare i bambini diversamente abili, le operazioni di supporto alla salute pubblica come l’Operation Smile, le navi a disposizione della cittadinanza nei porti, i media, il coinvolgimento di quanti più soggetti possibile.
D. Cosa chiederà al nuovo Governo?
R. Vorrei che valutasse attentamente le opportunità che la Marina offre e ci considerasse non un costo ma un investimento, non solo materiale ma anche informativo e formativo dei giovani, di sviluppo di nuove tecnologie, di cooperazione con l’Università. Siamo impegnati a servire il Paese, non pretendiamo di dettare l’agenda al Governo e se ci sono altre priorità non possiamo che adeguarci. Quello che facciamo quotidianamente e che ci caratterizza è la capacità di stimolare un mondo vastissimo, dal settore aereo a quello navale e dell’industria più avanzata ma anche più tradizionale. Direttamente ed indirettamente diamo lavoro a migliaia di aziende e di operai nel campo delle costruzioni e nel supporto alla logistica. Il ruolo della Marina non è mai stato tanto attuale e mai, prima di ora, è stato necessario essere presenti nel mondo come in questo momento, con proposte e risposte efficaci.    

Tags: Aprile 2013 forze armate Marina Militare strategie per la pace

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa