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ANGELO STICCHI DAMIANI: ACI, LA SICUREZZA STRADALE INIZIA NEL CODICE DI COMPORTAMENTO

Angelo Sticchi Damiani,  presidente dell’Automobile Club d’Italia

Sin dalla sua nascita, nel 1905, l’Aci ha seguito e sostenuto l’evoluzione del fenomeno automobilistico in Italia, dai 2.229 autoveicoli allora circolanti alle decine di milioni di oggi. Una crescita esponenziale che ha fatto nascere esigenze e problemi che l’Automobile Club d’Italia da sempre analizza, interpreta e rappresenta, offrendo servizi adeguati ad una realtà in continua evoluzione. Nei suoi oltre cento anni di vita il Club si è fatto interprete delle istanze del mondo automobilistico, fornendo un contributo significativo di passione, esperienza e professionalità e svolgendo un’importante azione di tutela del cittadino, automobilista e no, nella difesa del suo diritto alla mobilità.
Con oltre un milione di soci, l’Automobile Club d’Italia è oggi in Italia la più grande libera associazione di cittadini, dei quali si propone come rappresentante e portavoce presso le istituzioni nazionali ed internazionali riguardo alle tematiche del turismo, della mobilità e dell’ambiente.
L’Aci organizza e promuove anche eventi sportivi automobilistici, affianca le persone negli spazi della cultura, delle attività turistiche e della passione sportiva. Per tale attività è riconosciuto dalla Fia (Fédération Internationale de l’Automobile) com e l’unica Autorità nazionale in Italia per lo sport automobilistico. Esso inoltre accompagna e tutela le persone nel turismo automobilistico in Italia e all’estero. L’Automobile Club d’Italia, quindi, è impegnato in due principali ambiti d’intervento che configurano due ruoli distinti ma interconnessi: il ruolo istituzionale e quello di servizio pubblico.
Ne parla a Specchio Economico il suo presidente, Angelo Sticchi Damiani.
Domanda. Nel suo secondo mandato, quale programma ha per l’Aci?
Risposta. Intanto sono particolarmente soddisfatto e devo dire anche orgoglioso: un’elezione con una maggioranza così schiacciante mi sprona ancor di più a fare meglio e ritengo oggettivamente che in questi quattro anni trascorsi siano state fatte tante cose. L’Aci si è soprattutto molto riposizionato nell’immaginario collettivo, abbiamo lavorato affinché non fosse percepito come in passato, e cioè un «vecchio carrozzone polveroso». Abbiamo dimostrato così di essere un centro di eccellenza e che in tutte le nostre attività, che gestiamo in maniera ineccepibile, anche riuscendo ad innovare molto.
D. Dove vede più innovazione?
R. Credo sia proprio nel mondo della Pubblica amministrazione che vi sia stata una grande innovazione, passando alla digitalizzazione e alla dematerializzazione del certificato di proprietà. Oltre ad esso, abbiamo fatto moltissimo nel settore dello sport, dove siamo riusciti a prendere in mano la Targa Florio, che veniva da una situazione complessa e di scarso «appeal» nei confronti del mondo delle auto storiche.
D. Nel settore dello sport come siete stati coinvolti?
R. In vari modi. Lo scorso maggio abbiamo fatto un evento straordinario con circa 450 automobili tra moderne e storiche, valorizzando la gara più antica del mondo in un territorio bellissimo e attentissimo a questo evento: di conseguenza abbiamo avuto un successo di pubblico inimmaginabile. Poi abbiamo lavorato soprattutto per portare dei giovani a correre in Formula 1 dove da cinque anni non gareggia un italiano. Ad Abu Dhabi di recente ha partecipato il nostro Antonio Giovinazzi, che potrebbe divenire campione del GP 2, ossia la «vice Formula 1», e ci auguriamo che l’anno prossimo possa correre nella Formula 1 riempiendo così questo vuoto che pesa moltissimo negli sportivi italiani. Lo stesso stiamo facendo per il rally dove abbiamo Fabian Dolfi, che quest’anno ha corso nel campionato del mondo l livello R3 e nel prossimo anno correrà in R2, andando nella serie più importante, e si potrà battere con i campioni facendo valere le sue capacità di guida. Tutto questo è stato fatto con l’Aci-Team Italia, la squadra di ragazzi che noi seguiamo e che supportiamo anche da un punto di vista economico, proprio perché è importante che la Federazione svolga un ruolo di promozione dei giovani. Infine, abbiamo assunto il gravosissimo impegno di mantenere il Gran Premio d’Italia nel campionato del mondo di Formula, quando molti Gran Premi blasonati stanno rinunciando per difficoltà economiche; invece l’Aci, con risorse proprie, si è impegnato per mantenere il Gran Premio italiano. Anche il rally d’Italia - che si svolge in Sardegna ed è valido per il campionato del mondo - è un grande sforzo e impegno, ma che avviene in una terra bellissima, nella quale con questo evento abbiamo la convinzione di fare una grande operazione di marketing territoriale.
D. Cosa fate per la sicurezza stradale?
R. Abbiamo fatto molto, si tratta di un tema molto importante e delicato e ci siamo sempre molto impegnati; a giugno abbiamo avuto per quasi una settimana i rappresentanti delegati di 140 nazioni che sono venuti a Torino per la Settimana dello Sport organizzata dalla Federazione internazionale dell’Automobile e dall’Automobile Club d’Italia. È stato un successo straordinario, abbiamo discusso anche del futuro dello sport dell’automobile in una città straordinaria come quella di Torino, che si presta ad accogliere tutto questo.
D. Come operate nel settore della comunicazione?
R. Da quest’anno l’Aci ha scelto di riprendere a comunicare con efficacia. Abbiamo cominciato col lancio del Cdp digitale e poi abbiamo proseguito con una campagna di sensibilizzazione sull’uso degli smartphone tra le più innovative mai fatte da un ente pubblico. Veicolata solo sui social media, ha ottenuto un enorme successo, con oltre 7 milioni di visualizzazioni e 17 milioni di contatti raggiunti. Ora abbiamo on air una campagna «corporate» che sta avendo molti riscontri positivi grazie alla grafica accattivante, le tempistiche, il messaggio; inoltre, è tornata la nostra rivista «Automobile», uscendo con il numero 1 a fine ottobre dopo quattro anni di assenza, aggiornata sia editorialmente che graficamente, e naturalmente disponibile sia in versione cartacea che in versione on line. Queste sono tutte cose che servono a far conoscere il nostro mondo, utili a dialogare con gli azionisti e far capire effettivamente come si muove l’Aci e cosa c’è dietro l’Aci.
D. L’Aci è pronto a sperimentare a Roma un sistema intelligente di monitoraggio dei punti di raccolta dell’acqua piovana, individuando le criticità prima che creino disagi alla circolazione ed emergenze per la città. Di cosa si tratta?
R. Si tratta di una nostra partnership con la società di innovazione ingegneristica Ashikosu. Il progetto consiste nella predisposizione di un sistema intelligente di monitoraggio dei tombini e dei punti di raccolta dell’acqua piovana, che riesce a leggere e a comunicare con una centrale operativa ogni volta che il livello del tombino superi una certa soglia; in tal caso, scatta l’allarme in centrale e a quel punto si riesce a capire se è un fenomeno locale o se sta invece interessando un’area più vasta. Questo è uno dei modi migliori per evitare gli allagamenti. La stessa società ha creato «Tommy», dispositivo che tutela le aree di sosta riservate ai disabili e che fa sì che non vengano occupati tali spazi: si tratta di un sistema molto efficace che consente l’immediata segnalazione dell’occupazione abusiva di uno stallo riservato ai disabili, in assenza di telecomandino che autorizzi la sosta. «Tommy» fa scattare l’allarme e l’abuso viene segnalato in centrale. Abbiamo inoltre l’Aci Informatica, che rappresenta sicuramente un centro di eccellenza; quindi Aci Global, ulteriore modalità di contatto facilitato e prioritario con la nostra centrale attraverso un’applicazione; poi c’è la nostra storica società di soccorso stradale; infine c’è Aci Vallelunga per ciò che riguarda non solo il concetto di autodromo, ma anche quello di guida sicura.
D. Come poter intervenire e dare sempre maggiori informazioni per istruire gli automobilisti?
R. A parte il 2015, che speriamo sia stato un’eccezione, dal 2001 sono sempre più diminuiti i morti, feriti e incidenti.
D. Cosa è accaduto nel 2015?
R. Il 2015 ha visto un’inversione di tendenza, con l’1,4 per cento di morti in più. Per il 2016 i dati sembrerebbero abbastanza confortanti. Un tratto essenziale che abbiamo appreso riguarda l’età: il picco della mortalità riguarda il ventiduenne, ed è proprio l’età in cui il neopatentato acquista quella specie di sicurezza che in realtà non è fondata su basi concrete bensì su mere illusioni che lo portano a sottostimare il pericolo e sovrastimare le proprie capacità. I corsi di guida sicura servono proprio a questo: sottoponiamo il giovane automobilista ad alcuni test, per esempio il test sul bagnato o sull’evitamento dell’ostacolo improvviso. Il conducente si rende conto così di non possedere, dinnanzi a queste situazioni, la reazione giusta, poiché commette degli errori. La cosa più importante è il bagno d’umiltà nel rendersi conto di non essere il campione che si credeva di essere: l’automobilista si accorge di dover andare piano proprio perché non ha la sufficiente esperienza. In sostanza, quando un ragazzo prende la patente, deve iniziare un percorso formativo perché la patente è l’abilitazione a guidare, ma poi, andando sulla strada in tutte le condizioni atmosferiche - pioggia, neve, asciutto, vento e così via - nasce la necessità di una formazione. Questa formazione è presente nelle scuole di guida sicura perché solo lì è possibile sottoporre il giovane a una serie di prove e test che definiscono la reale capacità del ragazzo, soprattutto per coloro che, dopo un anno di patente, passano a un veicolo di cilindrata maggiore: non si può pensare che dopo un anno un neopatentato possa guidare qualsiasi veicolo.
D. Una delle proposte che avete fatto al Governo è la modifica al Codice della strada, nel senso della sua sostituzione con un «Codice dei conducenti».
R. Esatto. È molto meglio avere una legge che sia facile da leggere e che non abbia norme tecniche che non interessano ai conducenti, sicuramente importanti ma non complete: a noi interessa la norma del comportamento mediante cui il conducente sappia cosa fare e cosa non fare, potendo consultare facilmente e velocemente il Codice.
D. L’Aci ha già stilato un Codice dei conducenti?
R. Certo, abbiamo spiegato tutte le norme che per noi è importante modificare, come l’abilitazione alla guida per i neopatentati dopo un anno di patente. Grazie a una norma europea che è stata recepita in tema di motociclismo, se non si arriva a 23 anni non si possono guidare delle supermoto. Ma per le auto non è così.
D. Questo Codice comportamentale del conducente non sarebbe da applicare anche ai pedoni che mettono a repentaglio la propria vita, così come ai ciclisti?
R. Sono loro gli utenti deboli della strada, perché rischiano di più. Bisogna avere norme più rispettose verso gli anelli fragili della catena, anche perché i morti nelle aree urbane sono quasi gli stessi di quelli delle aree extraurbane: nell’immaginario collettivo in città si corrono meno rischi per la velocità contenuta, ma si parla al telefonino, non si mette la cintura di sicurezza e in verità il fattore di rischio è lo stesso, come riportano le statistiche. Ci sono vari problemi da risolvere, come ad esempio l’illuminazione degli attraversamenti pedonali in periferia e la necessità della loro segnalazione - è il caso delle luci a occhi di gatto - in modo che il conducente possa essere posto in un condizione di preallarme anche se al momento nessuno sta attraversando. Importante è anche evitare gli incroci a 90 gradi, poiché portano a conseguenze fatali, problema che si potrebbe risolvere con rotatorie che riducano l’angolo d’impatto. Noi siamo sempre propositivi e abbiamo presentato i nostri emendamenti al Governo, sperando che vengano accolti.
D. Pensa che in futuro potranno esserci degli sviluppi positivi?
R. Lo speriamo. Intanto è importante che venga portato a termine tutto il lavoro su cui siamo concentrati da anni.
D. Come vede il fatto che molti automobilisti non si assicurino, per mancanza di denaro o per disonestà?
R. Noi quattro anni fa lanciammo l’idea di un sistema automatico di controllo, che non è stata raccolta. Si trattava di creare un archivio integrato tra l’archivio nazionale e quello dell’Aci per poter fare un controllo da remoto tramite le telecamere. Oggi esiste un database che consente alle Forze dell’ordine di digitare la targa del veicolo e vedere se è coperto di assicurazione.
D. Un’opinione sulle nuove forme di mobilità che ci sono in Italia?
R. Indiscutibilmente è questo il futuro. Noi, con Aci Global, gestiamo in «car sharing» alcune città italiane: non è un affatto un affare, ma bisogna accettare queste sfide nonostante le perdite. Il futuro è nella condivisione di auto. Impariamo a gestire le novità, non a subirle. Naturalmente attraverso la connettività diventa tutto più facile, riuscendo ad avere quello che viene chiamato con enfasi «auto autonoma», ma che in realtà è una macchina dotata di una serie di strumenti che consentono di ridurre al minimo gli errori umani.    

Tags: Dicembre 2016

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