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A TU PER TU con Mara Sartore

Mara Sartore, direttore e creatrice di Lightbox, spiega il progetto per giovani autori lanciato insieme alla Siae

Nuovo cinema italiano, registi under 40, cortometraggi recenti di qualsiasi genere e formato che si distinguono per originalità e contenuti: nasce così «I Love GAI - Concorso Giovani Autori Italiani», il progetto che la Siae - Società italiana degli autori ed editori ha lanciato nel 2015 in collaborazione con l’attivissima società di comunicazione Lightbox. Un progetto che rapidamente sta crescendo come una delle iniziative più interessanti del panorama nostrano a sostegno dei giovani talenti del nostro Paese, per creare un circolo virtuoso tra creatività, produzione e industria cinematografica.
Dopo la prima edizione del concorso, celebrata alla Mostra del Cinema di Venezia, «I Love GAI» è arrivato a Roma per la Festa del Cinema. Ne abbiamo parlato con Mara Sartore, direttrice creativa di Lightbox.
Domanda. In un periodo di grossa crisi per il cinema, la Siae sembra in contro tendenza promuovendo un progetto dedicato ai giovani autori. Come è nata l’idea di I Love GAI e qual è il vostro obiettivo?
Risposta. Il concorso ha come primo obiettivo quello di «scoprire» i giovani talenti e offrire loro un’importante occasione di visibilità. In questo senso, l’evento crea un’occasione per facilitare lo scambio e l’incontro tra autori, produttori, distributori e media.
D. Come funziona il concorso e quale è stato l’esito della prima edizione?
R. Abbiamo ricevuto oltre 300 lavori e assieme a Nicola Giuliano, produttore di Indigo Film, e ad Andrea Purgatori, sceneggiatore, giornalista e consigliere di gestione della Siae, ne abbiamo scelti 17. Gli unici «paletti» che abbiamo fissato per partecipare al concorso sono: i lavori devono essere stati girati da registi sotto i quarant’anni di nazionalità italiana e dunque non necessariamente girati o prodotti in Italia e durare al massimo 20 minuti. La giuria della prima edizione era formata da Beatrice Bulgari, fondatrice della casa di produzione «In Between Art Film», Karel Och, direttore artistico del Karlovy Vary International Film Festival, e Riccardo Chiattelli, direttore del canale La Effe-tv. Il risultato: un vincitore e tre menzioni speciali. «Food for Thought» del 31enne Davide Gentile ha vinto l’edizione del 2016, affiancato dalle menzioni ad «Agosto» di Adriano Valerio ed Eva Jospin, «A lu cielu chianau» di Daniele Greco e Mauro Maugeri, e «113» di Luca Maria Piccolo.
D. Dopo Venezia «I Love GAI» arriva a Roma in collaborazione con la Festa del Cinema: com’è nata quest’occasione?
R. Dopo il successo alla Mostra del Cinema, Andrea Purgatori ha proposto di moltiplicare le occasioni di visibilità per i 19 registi finalisti. Il senso profondo del progetto è quello di accompagnare i registi per un piccolo tratto della loro crescita, creando il più possibile occasioni di visibilità e incontro con i produttori. La collaborazione con la Festa del Cinema è stata attivata tramite la Siae, che ha voluto che «I Love GAI» diventasse parte integrante del programma del Festival. A Roma c’è stata anche un’importante occasione di approfondimento e confronto grazie all’incontro a cui hanno partecipato i registi vincitori in dialogo con il comitato di selezione, composto da Nicola Giuliano ed Andrea Purgatori, assieme al regista Giuseppe Piccioni.
D. Lightbox è una società di comunicazione specializzata in arte contemporanea, qual’è il link con il cinema?
R. Lightbox è la società che per anni ha organizzato «Circuito Off», uno dei più importanti festival italiani di video che si è concluso nel 2013 a Palazzo Grassi. Da sempre ci siamo occupati di promozione dei giovani talenti e di contaminazioni tra i generi. Uso infatti non a caso la parola video e non cortometraggio, poiché video non significa necessariamente cinema, anzi. La maggior parte dei registi di video si occupano di arte, pubblicità, musica, attualità. Credo che Lightbox avesse due caratteristiche fondamentali per poter creare da zero un concorso di successo: l’esperienza decennale nel campo e l’abilità specifica, come società di comunicazione, di mettere in luce e dare forma a nuovi progetti di successo.
D. Dove si trova Lightbox?
R. Venezia è la nostra casa, ed è dove offriamo servizi di consulenza che vanno dalla comunicazione alla produzione di eventi durante le occasioni della Biennale di Venezia. Ma abbiamo anche aperto uffici a Basilia, Miami, e presto saremo ad Hong Kong, oltre ad avere un ufficio di rappresentanza a Dubai. Perciò possiamo garantire una consulenza a livello globale. Lightbox è anche una casa editrice con all’attivo molti titoli.     

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