Azienda italiana operante nella produzione di sistemi lighting e soluzioni per l’arredo urbano, con sede a Longiano, la Neri ha uffici in India, Russia e Paesi della CIS, Singapore, Nord America e Paesi Arabi ; con un fatturato di circa 30 milioni di euro, di cui oltre il 30 per cento ottenuto all’estero, in Italia è presente con i propri prodotti in oltre 4 mila Comuni italiani come Piazza San Marco a Venezia e Piazza dei Miracoli a Pisa e all’estero in numerosi landmark come la Piazza antistante il museo Louvre a Parigi, il Central Park e Ground Zero a New York e l’Emirate Palace a Dubai negli Emirati Arabi. Le commesse estere più recenti sono arredo urbano ad Ikot Ekpene in Nigeria, illuminazione di stazioni del metro a Mosca, e dello stadio di Hammon Lane a Dublino. Affiancata dall’omonima Fondazione operante nella ricerca culturale su temi collegati alla storia dell’illuminazione nel mondo, la Neri è un’azienda familiare gestita con la collaborazione di manager di grande esperienza. Fondata nel 1962 da Domenico Neri, è stata gestita fino al 2010 dal figlio Antonio, che oggi ricopre la carica di presidente, ed è attualmente guidata dal nipote Isacco Neri con la carica di amministratore delegato, affiancato dal direttore generale Erasmo D’Onofrio. Ceduta in passato, nel 2001, al Gruppo Targetti tramite un’operazione di concambio azionario, lo scorso novembre la Neri spa è stata riacquistata dall’omonima famiglia alla quale è tornato il completo controllo azionario della stessa. La Neri spa è così tornata nelle mani di chi l’aveva fondata 50 anni fa e gestita fino a oggi, facendola diventare un’azienda di riferimento nel suo settore. Con l’operazione finanziaria la famiglia Neri è rimasta azionista del Gruppo Targetti con il 22 per cento delle azioni. Domanda. Quali sono le tendenze nel vostro settore e nella vostra produzione, ossia cosa chiedono attualmente il mercato nazionale e quello internazionale? Quali sono i prodotti che vanno di più? Risposta. Noi lavoriamo sia con il settore pubblico che con quello privato. Per quest’ultimo intendiamo non i consumatori finali ma grandi aziende private, general contractor, sviluppatori di aree urbane, costruttori. Inizialmente, in passato, operavamo soprattutto in Italia e prevalentemente con le Amministrazioni pubbliche, sia perché i progetti più consistenti erano richiesti da questo settore, sia per attuare il nostro scopo, che era quello di realizzare progetti di un certo rilievo, per cui erano questi i nostri principali interlocutori. Quanto alle tendenze, stanno un po’ cambiando per la delicata situazione esistente in Italia nell’ambito delle Amministrazioni pubbliche e, più in generale, nel mercato soprattutto internazionale. D. Che cosa comporta tutto questo? R. In molti casi un resort, un aeroporto e, in senso lato, un qualunque ambito urbano viene realizzato da grandi gruppi societari privati, per cui la nostra produzione deve essere in grado di rispondere alle esigenze di tutti questi interlocutori, fermo restando il fatto che l’obiettivo è lo stesso, cioè quello di creare o comunque di abbellire aree urbane con prodotti di eccellenza nei settori dell’illuminazione e dell’arredo. D. Quando e come avete cominciato questa attività? R. Come fabbrica di prodotti dal design classico il primo laboratorio nacque a Longiano, dove attualmente abbiamo ancora la sede fra Cesena e Rimini, dalle mani di mio nonno che disegnava tutto quello che amava, e cioè forme classiche che nel mercato italiano hanno avuto grande successo soprattutto nei centri storici, dove trovavano spazio anche a causa del design perfettamente coerente con l’ambito circostante. Mio nonno era un appassionato di disegno e di architettura, anche se la guerra non gli aveva permesso di completare gli studi secondo il suo desiderio. La sua capacità di disegnare e di progettare era un dono di natura. Prima svolse, come dipendente, una serie di lavori che avevano a che fare con la progettazione, fino a quando decise di avviare questa attività e cominciò a realizzare sistemi di illuminazione anonimi, di forma molto semplice, praticamente delle scatole. D. In quale anno avveniva ciò? R. Nel 1962. Dopo riuscì a unire questa nascente attività con il proprio talento, con la capacità di disegnare e soprattutto con l’amore per il bello, e si mise a creare prodotti artistici non solo per illuminare, ma anche per abbellire le città e in particolare i centri storici. Cominciò in un garage insieme a un cugino e a un tornio, disegnava a mano e sottoponeva i progetti alle Amministrazioni pubbliche anche per conoscere i prodotti che si usavano e quelli che stavano nascendo. Partì dalla ghisa, unico materiale che conferisce solidità alle forme, e via via eseguì opere molto significative a Loreto e ad Amalfi; quindi, attraverso il lavoro sul campo, una rete di agenzie e installazioni impegnative, riuscì a raggiungere 4 mila Comuni italiani e stranieri, tra cui Parigi e San Pietroburgo. D. Quali sono oggi i vostri principali mercati stranieri? La vostra produzione è riconoscibile e rientra nel made in Italy? R. È nel made in Italy al cento per cento. Oltreché per i centri storici, questi prodotti continuano ad essere tuttora richiesti soprattutto in alcuni mercati stranieri nei quali sono molto apprezzati, per esempio nel Medio Oriente, in Russia, negli Stati Uniti. Le forme classiche vengono solitamente associate alla grande storia, al costume e alla cultura italiana o europea, e questo fattore piace molto all a gente. D. Oltre ai classici, offrite però anche prodotti in stile moderno? R. Certamente. Negli ultimi anni abbiamo aggiunto una gamma di prodotti, alcuni dei quali presentati nel Salone di Francoforte «Lighting and Building 2012». Si tratta di prodotti moderni e di creazioni d’avanguardia, dalle linee molto più essenziali per rispondere all’esigenza di offrire qualcosa di diverso, avente però lo stesso livello e la stessa qualità tecnologica. Aumentano, infatti, gli ambiti urbani che richiedono sempre più spesso questo tipo di forme, che anche a noi piacciono e che ci mancavano. Ovviamente ci siamo spostati verso tali produzioni, anche perché gli architetti e i progettisti con i quali lavoriamo richiedono una più ricca gamma di accessori in stili diversi. D. Un tempo si costruivano edifici con materiali locali caratteristici, per cui si assisteva a una grande varietà e differenza architettonica entro pochi chilometri, tanto più tra il Nord e il Sud d’Italia, molto distanti tra loro; in questi ultimi decenni invece si è costruito con gli stessi materiali per cui i nuovi quartieri sono tutti uguali. Nel chiedere i vostri prodotti, gli amministratori locali sono sensibili a tali valori ? R. Sinceramente credo di sì. Per le costruzioni nuove è chiaro che si tratta di un problema oggettivo, dovuto alla disponibilità e ai costi dei materiali, fattori che limitano le scelte e influiscono spesso negativamente sull’estetica. Per quello che posso dire in base alla nostra esperienza, per quanto riguarda la nostra azienda il concetto seguito è chiaro: da un lato abbiamo realizzato tantissimi prodotti «custom», ossia progettati e realizzati su misura secondo le necessità dell’acquirente o la funzione da svolgere; dall’altro abbiamo riprodotto vari elementi proprio per rimarcare l’esistenza di questa sensibilità e per lo stile e la diversità delle varie località. D. Può fare qualche esempio? R. A Madonna di Campiglio, nella vicina Pinzolo o in altre località di montagna si incontrano nostri prodotti su misura, nel senso che riportano lo stemma della città mentre i pali sono di legno, di tipica fisionomia montanara. Venezia è interamente illuminata dal cosiddetto «palo Venezia». Non solo nei materiali, ma anche nelle forme le città si distinguono l’una dall’altra, per cui ognuna ha il proprio lampione. Noi ne abbiamo restaurati alcuni, riprodotti altri sulla falsariga dei vecchi, altri ancora nelle identiche forme originali, conservando a tutti gli effetti, nel campo specifico, gli elementi distintivi della città. D. Le Amministrazioni locali sono sensibili a valori e tradizioni locali? R. In alcuni casi hanno avuto e continuano ad avere questa sensibilità; da parte nostra l’abbiamo sempre considerata un grande valore per cui la nostra azienda ha sempre cercato di andare incontro a questi aspetti, al punto di istituire una divisione per il restauro e le riproduzioni, e una per i lavori su misura. Se l’Amministrazione o i suoi architetti hanno scelto una forma particolare ispirata allo stile locale, noi forniamo tutta l’assistenza, l’esperienza e la tecnica necessarie per realizzarla. L’unica difficoltà è costituita dal fatto che ogni città ha la propria particolarità, per cui realizzare su misura grandi quantitativi di prodotti non standardizzati comporta costi che le Amministrazioni oggi, data la situazione economica generale, difficilmente possono affrontare. D. Oltreché di tecnici elettronici, vi servite di architetti per l’ideazione di modelli destinati all’arredo? R. Tutta la linea classica fu disegnata, all’epoca, da mio nonno che, in questo, possedeva un vero talento; tranne alcuni accorgimenti, si può dire che tutta la gamma classica sia nata dalla sua mano. Invece per i prodotti lontani da tale linea, come quelli progettati quest’anno, ci affidiamo ad architetti e a designer esterni, ultimo dei quali il giapponese Makio Hasuike, che ha firmato tutta la nostra gamma presentata lo scorso anno, e che sta disegnando tutta la gamma 2013 per l’arredo urbano. Scegliamo accuratamente i designer più adatti per progettare per il medio termine, ossia per interpretare le esigenze del mercato in continuo mutamento. D. Non avete mai pensato di proporre delle «simulazioni» alle Amministrazioni locali? R. In alcuni casi facciamo esattamente questo. Inoltre sottoponiamo in visione dossier con proposte che potrebbero migliorare gli ambienti oggetto di studio dal punto di vista sia illuminotecnico che estetico. In campo tecnologico siamo all’avanguardia, i nostri maggiori investimenti sono destinati al prodotto e alla ricerca e sviluppo; da 15 anni nel Piano industriale dell’azienda essi ammontano al 70 per cento del totale. Offriamo soluzioni esteticamente belle, coerenti con il contesto, siano esse moderne o classiche, e tecnologicamente sempre all’avanguardia. Parallelamente a quest’attività abbiamo una Fondazione riconosciuta dalla Presidenza della Repubblica, che svolge unicamente ricerca culturale sui prodotti per l’illuminazione di immobili dello Stato e di aree urbane. D. Che cosa fa in particolare? R. Coerentemente con gli studi che svolge, quando emergono esigenze che meritano approfondimento e proposte, anche la Fondazione opera in tale campo prospettando soluzioni. Ad essa è collegata la nostra divisione di restyling e di riproduzione. Recentemente la Fondazione ha compiuto uno studio dal quale risulta che in un paio di regioni sarebbe necessario il restauro del palo storico. I relativi dossier sono stati inviati alle Amministrazioni competenti per proporre un progetto congiunto diretto a restaurare quei luoghi abbellendoli, riportandoli in vita, rivitalizzando quelle aree. Questa sensibilità fa parte della nostra indole. D. Quali sono i prodotti attualmente più richiesti all’estero? R. La Neri considera il prodotto sempre molto vicino al servizio, quindi noi abbiamo elaborato una serie di progetti comportanti rilevanti investimenti perché, oltre al prodotto, offriamo il servizio che questo richiede, ad esempio un’illuminazione delle piazze e delle strade variabile con il variare del traffico o delle condizioni metereologiche; o la gestione dei consumi per l’illuminazione notturna di un parco. Abbiamo un sistema brevettato che offre tutte queste possibilità, aperto, al quale si possono collegare una serie di servizi e del quale il cittadino ha bisogno. D. Quali sono le ultime novità e i prodotti futuri? R. Da un punto di vista tecnologico ci stiamo muovendo verso il «led» e tutti i nostri investimenti sono rivolti ad esso, mentre dal punto di vista estetico ci stiamo sempre più orientando verso linee semplici e minimali. Cerchiamo di offrire un pacchetto completo in cui l’estetica e il design siano fondamentali e si uniscano alla tecnologia in modo il più possibile perfetto, con un’integrazione totale. D. In questo periodo di crisi, risentite del blocco delle spese degli enti pubblici e in particolare locali? R. Ne risentiamo, ma fortunatamente sin dal 2009-2010 abbiamo avviato un Piano di sviluppo che si è tradotto a tutti gli effetti in un Piano industriale dettagliato, che prevedeva il mantenimento degli stessi volumi di attività in Italia, ma nello stesso momento un investimento nei mercati esteri. Pertanto abbiamo aperto 5 filiali a Kiev, Miami, Singapore, Dubai e Bangalore in India. Abbiamo giocato d’attacco e, nonostante la crisi, abbiamo investito veramente tanto.