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Giulio Gravina: Italpol, le guardie giurate dei servizi di vigilanza a supporto delle forze dell’ordine

Giulio Gravina, direttore generale dell’Italpol Vigilanza srl

Sempre più numerose sono le aggressioni nelle case private, così come lo sono le reazioni, più o meno contestate, di legittima difesa, con risultati quasi sempre indesiderabili, oltre che complessi, sotto il profilo giuridico. Nel pubblico, non è meno problematica la situazione. La protezione e la sicurezza delle infrastrutture è il cardine per difendersi dalle aggressioni esterne, sostiene l’Italpol Vigilanza srl. La chiave per migliorare l’efficacia delle soluzioni si colloca su tre aspetti fondamentali della prevenzione: la definizione delle giuste procedure, la preparazione delle risorse umane, l’uso della tecnologia. A partire da questo, si può, dunque, procedere per garantire l’incolumità di persone e luoghi.
L’Italpol opera nel delicato settore della vigilanza, fissa e mobile, nei servizi di reception, nel trasporto e custodia e conteggio di valori, nella telesorveglianza, nell’investigazione, nei presidi di osservazione e sicurezza, svolti da personale non armato, nel «security engineering», nella consulenza. Ed ha ben compreso la necessità di offrire, attraverso un unico Gruppo, la gamma completa dei servizi di sicurezza con l’evidente vantaggio per la clientela di potersi rivolgere, per incarichi diversi, ad un unico interlocutore qualificato. Dispone di personale opportunamente preparato attraverso un vasto programma di formazione che contempla l’insegnamento di quella parte dei Codici civile e penale strettamente connessa all’attività espletata dalle guardie particolari giurate e delle norme del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. Infatti, «la nostra formazione prevede chiaramente l’addestramento all’uso e al maneggio delle armi in dotazione. Il nostro personale è qualificato per intervenire in situazioni di emergenza quali antincendio, primo soccorso sanitario, uso di defibrillatori e sistemi radiogeni, gestione e controllo di ascensori e scale mobili».
Attualmente, il Gruppo ha un organico, tra personale armato e non armato, di circa 2.500 unità, dispone di oltre 150 autoveicoli radiocollegati, fattura 100 milioni di euro l’anno, gestisce oltre 3.500 apparati di allarme per la piccola utenza ed oltre 220 sistemi di sicurezza complessi per la grande utenza, con migliaia di sistemi di video sorveglianza integrati. Dispone di centrali operative certificate e comprende l’Italpol Vigilanza srl, la Italservizi 2007 srl, la Standard System Engineering srl.
Spiega tutto nitidamente a Specchio Economico Giulio Gravina, direttore generale dell’Ente di vigilanza romano che il padre Domenico presiede.
Domanda. Cos’è Italpol? Quali sono le caratteristiche che inducono a sceglierlo come servizio di vigilanza privata?
Risposta. Italpol è un’Azienda creata da mio padre, che riveste la carica di presidente da circa 40 anni, ed è attualmente l’Azienda di vigilanza privata più importante a Roma. Perché scegliere Italpol? Perché è gestita da persone che amano il proprio lavoro e cercano di farlo nel modo migliore. Oggi Italpol dà lavoro ad oltre 2 mila dipendenti ed eroga un servizio altamente strategico; in questi ultimi anni, abbiamo investito su noi stessi, rendendo così l’Italpol un’Azienda molto attenta alla selezione e alla formazione del personale.
D. Quali sono i servizi che fornite?
R. Abbiamo 3 settori di rilievo. Il primo è quello della vigilanza, che può essere sia armata, che non armata, e viene svolta presso privati o grandi enti pubblici come Ministeri, Asl, ospedali, aeroporti, ferrovie. Attualmente, svolgiamo servizio anche nell’aeroporto di Fiumicino e abbiamo sostituito, da quest’anno, gli addetti al servizio delle dogane; quindi, svolgiamo un servizio sussidiario di polizia. Prima, ai servizi doganali, erano preposti i finanzieri, i quali regolavano il flusso interno ed esterno in ambito aeroportuale; oggi questo lo fanno le nostre guardie giurate sotto la supervisione delle Forze dell’Ordine. In altri aeroporti, invece, come quello di Bergamo, svolgiamo totalmente il servizio, non solo ai varchi doganali, ma anche ai varchi passeggeri, sempre sotto la supervisione delle Forze dell’Ordine.
D. Sul piano legislativo, vi sono differenze tra pubblico ufficiale appartenente alle Forze dell’Ordine e Guardie particolari giurate di un istituto privato di vigilanza?
R. La differenza è enorme, ma questo è un problema che, purtroppo, è sempre esistito nel nostro settore. Le Guardie giurate sono sempre state percepite, da parte dello Stato, nonché da parte del cittadino, con fredda lontananza. Nel 2011, con il decreto Maroni, è stata varata una riforma importante, e gli Istituti di vigilanza sono diventati di fatto quasi un sistema di polizia sussidiaria. Questo ha conferito più potere alla Guardia giurata, che ora può svolgere servizi pubblici sotto la supervisione delle Forze dell’Ordine. Noi di fatto abbiamo dei poteri, perché la Guardia giurata, in caso di flagranza di reato, può anche arrestare, aspettando l’arrivo delle Forze dell’Ordine; però, di fatto, non ha il potere che hanno le singole Forza dell’Ordine.
D. Che grado di «cultura» devono avere i vigilanti? Essa si distingue a seconda del luogo in cui viene svolto il servizio?
R. Quando abbiamo bisogno di reclutare il personale, svolgiamo una selezione generica che vale per tutti, poi c’è un approfondimento che viene effettuato tramite le Questure per appurare se la persona, la famiglia, o i parenti hanno precedenti penali. All’affidabilità aggiungiamo un profilo psico-attitudinale, che ricaviamo direttamente dai test per accertare se la persona è idonea a questo tipo di lavoro. Negli ultimi anni, il profilo è cambiato: 25 anni fa il diploma di scuola secondaria superiore per fare la Guardia giurata non era richiesto; oggi è obbligatorio e per poter lavorare con l’Italpol è necessario possedere una cultura di medio livello; il diploma, tuttavia, può essere sostituito, in alcuni casi, con la frequenza di corsi specifici nell’ambito della sicurezza. Poi, per alcuni tipi di servizio, come quello negli aeroporti, richiediamo anche la padronanza della lingua straniera; invece, nei profili più elevati, come è quello della vigilanza nelle Ambasciate, abbiamo bisogno anche di personale multilingua, che non si limiti alla conoscenza dell’inglese. Poi, le nostre Guardie devono essere costantemente addestrate nell’uso dell’arma; nello stesso tempo, a questo addestramento abbiamo abbinato anche un corso attitudinale di formazione che viene svolto dai nostri docenti, spesso scelti anche tra ex funzionari delle Forze dell’Ordine, come Carabinieri o Guardia di Finanza, le quali curano la formazione per l’ingresso. La formazione è fondamentale per affrontare e risolvere i problemi reali e di ogni giorno che ci mettono a dura prova.
D. Quale carriera possono seguire i ragazzi dell’Italpol?
R. È quasi simile a quella militare, perché assegniamo vari gradi: si entra come Guardia giurata e si può arrivare in teoria fino al grado di capitano. La nostra Azienda è divisa in 7 Distretti, abbiamo a Roma circa 1.300 Guardie giurate. All’interno dei Distretti, esiste la figura del Maresciallo, che è il capo-servizio, poi c’è la supervisione di un Tenente o di un Capitano, i quali poi fanno riferimento ad un Capitano centrale. Abbiamo anche la figura del Maggiore, che rappresenta l’ultimo grado. La struttura, dunque, è molto simile a quella di un organico militare.
D. E gli stipendi sono simili per tutti?
R. Non conosco gli stipendi delle varie Forze dell’Ordine, ma da noi la Guardia giurata guadagna circa 1.200 euro netti al mese, ha un ticket giornaliero, ha una buona assicurazione che copre anche l’intero nucleo familiare, e quando si arriva al livello più alto si possono superare i 2 mila euro.
D. Voi dove operate precisamente?
R. A Roma, Milano e Napoli.
D. Quanto personale avete?
R. Circa 2.500 persone in tutto, ma la forza maggiore è dislocata a Roma, dove l’Italpol è nata nel 1975.
D. Vi occuperete anche del prossimo Giubileo?
R. Il Giubileo riguarda il Vaticano e lo Stato italiano, quindi l’organizzazione viene curata dalle Forze dell’Ordine.
D. Pertanto la vostra attenzione verrà concentrata sugli aeroporti?
R. Andremo a collegarci con le Forze dell’Ordine, ed è naturale che verremo coinvolti in riunioni strategiche con il Ministero dell’Interno e parteciperemo a corsi congiunti. Il Vaticano può chiederci un’assistenza, ma solo dal punto di vista privatistico.
D. In che modo l’Italpol risponde in modo professionale a tutte le esigenze per la realizzazione di sistemi di sicurezza idonei a soddisfare i bisogni espressi dall’utenza?
R. Negli ultimi 10 anni, l’Italpol si è evoluta molto dal punto di vista tecnologico: oggi quando si fornisce un servizio umano di sicurezza bisogna pensarlo anche con il supporto tecnologico, sia hardware che software. Perciò abbiamo deciso di creare un’azienda all’interno del Gruppo che si occupa, in modo specifico, della parte progettuale. Ci rivolgiamo a due settori di utenza: una grande utenza, quella delle aziende pubbliche e private, ed una piccola utenza rappresentata dai soggetti privati che vivono ed operano nelle abitazioni e nei negozi. In questi ultimi anni, la criminalità è cambiata, giacché sono frequenti gli episodi di persone che, vedendo un ladro in casa, sparano. Tale fenomeno aumenta e, a volte, si fa un uso improprio delle armi. Noi, che diamo questo tipo di servizio, chiediamo al cliente di adeguarsi e di cercare di prevenire, perché molto spesso il cliente non si rende conto di quanto sia indispensabile tutelarsi per dormire sicuri dentro la propria abitazione.
D. Che consiglia per «dormire sicuri»?
R. Avere un buon sistema d’allarme innanzitutto. Mentre prima si pensava molto a tutelare i beni, oggi bisogna tutelare se stessi da un punto di vista fisico; infatti, nel momento in cui applichiamo dei sensori dentro la casa dei nostri clienti, l’allarme suona e subito interveniamo. Ma ciò che vogliamo far capire è che bisogna cercare di prevenire il furto in casa. Puntiamo, attraverso la nostra società di progettazione, a dare mezzi sempre più tecnologici a costi abbastanza contenuti, affinché le persone possano tutelarsi dall’intrusione. L’Italpol è l’Azienda che ha più pattuglie, durante la notte, nel territorio romano: circa 60.
D. Avete i cani? Anche cani antidroga?
R. Sì, ma non antidroga. Questa è la differenza: l’uso dei cani non è funzionale a certe finalità che sono proprie delle Forze dell’Ordine. Non è nostro interesse andare a cercare il reato. Abbiamo cani che possiamo addestrare al riconoscimento, li usiamo nella metropolitana di Roma e nella stazione Termini per aiutare la Guardia giurata. Vedere una guardia con un cane è diverso dal vederla da sola. Sono circa 12 i cani addestrati. Abbiamo una guardia dedicata al cane, che però vive in un canile con tutte le comodità. La Guardia, sempre la stessa, lo va a prendere e lo riporta; quindi, il cane ha un padrone, anche se stiamo cercando di farlo lavorare almeno con due persone diverse. Sono tutti pastori tedeschi, essendo questi i cani più adatti, ma abbiamo anche altre razze, con un carattere equilibrato, non aggressivo.
D. Giuridicamente, un istituto di vigilanza privata com’è regolato in ambito normativo?
R. Abbiamo una licenza rilasciata dalla Prefettura che, fino a pochissimi anni fa, cioè fino alla riforma Maroni del 2011, era limitata all’ambito strettamente provinciale. Infatti l’Italpol, che dà lavoro a più di 2 mila persone, era costretta a limitare il proprio lavoro all’interno di una città come Roma. Il decreto Maroni ci ha permesso di allargarci ed oggi abbiamo la licenza che vale anche per altri territori. Lavoriamo su tutto il territorio lombardo, campano, pugliese, e stiamo valutando anche l’espansione in Toscana e in Sardegna. Per certi clienti, gestiamo, come «general contractor», un po’ tutto il territorio: è il caso delle Ferrovie dello Stato o dell’Ericsson, alle quali forniamo i nostri servizi dovunque siamo presenti, oppure indirettamente tramite joint venture con altri operatori del settore da noi scelti.
D. Cosa ha finito per cambiare il decreto Maroni?
R. Le aziende di vigilanza hanno potuto allargare gli orizzonti, ma non posso astenermi comunque dal fare una critica allo Stato, che ci ha messo in difficoltà: noi oggi, come Italpol, siamo una realtà molto significativa con 100 milioni di euro di fatturato e oltre 2 mila dipendenti, ma ci ritroviamo a combattere con aziende, per esempio spagnole, che spesso sono colossi quotati in borsa con circa 2 miliardi di euro di fatturato. È, quindi, naturale che, nel confronto globale, le aziende italiane partano svantaggiate: è stata la legislazione ad averle svantaggiate per decine di anni.
D. In quale zone di queste città operate con più attenzione?
R. Il Sud ha dei problemi più frequenti, però ormai stiamo vivendo una situazione di grande cambiamento, e mentre prima città come Milano o Bergamo erano tranquille, oggi non lo sono più. Con la diffusione e l’aumento della piccola criminalità, l’Italpol offre solo un servizio di vigilanza al privato, ma deve dare anche una risposta di prevenzione secondaria, cercando, nel momento in cui avviene il furto, di impedire, con l’intervento delle nostre guardie, che il reato venga portato a compimento; questo significa che bisogna avere una grande organizzazione di pronto intervento.
D. Siete collegati solo quando scatta l’allarme?
R. Non soltanto. Offriamo servizi di sorveglianza sia fisici che telematici.
D. Per le operazioni di vigilanza impiegate droni, intercettazioni telefoniche, strumenti investigativi?
R. Abbiamo una parte investigativa molto evoluta e, ovviamente, qui si entra in una legislazione molto più complicata, nel senso che le intercettazioni telefoniche possono essere fatte, ma devono essere autorizzate dal titolare dell’utenza. Nella fascia dei grandi clienti, cioè quelle aziende che vogliono controllare l’infedeltà dei loro dipendenti o dei dirigenti, gli strumenti tecnologici che la legge ci permette di usare sono all’avanguardia. Ma le intercettazioni spettano alle Procure della Repubblica; noi, casomai, svolgiamo un servizio di bonifica: per esempio, quella azienda, il cui consiglio di amministrazione prende decisioni che possono ripercuotersi su un titolo in borsa, deve stare molto attenta e tutelarsi, affinché queste informazioni non si diffondano e, in questo campo, svolgiamo servizi di bonifica ambientale e telefonica. Molto spesso le aziende ci chiamano a «bonificare l’ambiente», dato che possono esserci microspie. Abbiamo dei software e delle tecnologie molto evoluti che garantiscono, al 100 per cento, la sicurezza dell’ambiente. Questo è un settore in continua evoluzione che si sta allargando anche a quello di internet e dei computer, dove ci siamo organizzati, acquisendo un’azienda di ingegneri molto preparati. Proprio in questi ultimi 2-3 anni le grandi aziende si stanno rendendo conto che devono tutelarsi anche perché i loro server possono essere molto spesso «violati», con la conseguenza di perdere informazioni riservate e delicate.
D. Quali sono i vostri progetti futuri?
R. Faccio parte del comitato direttivo dell’Assiv, l’Associazione italiana di vigilanza e servizi fiduciari, e ritengo importante sottolineare due aspetti: da una parte, occorre curare la propria azienda, dall’altra, bisogna pensare, da un punto di vista associativo, alla difesa dell’intero settore, quindi cercando di dialogare con le istituzioni e facendo capire la delicatezza del servizio che svolgiamo. Molto spesso veniamo trattati come se fossimo un’azienda di pulizie, con tutto il rispetto che si deve avere per queste aziende.
D. A chi è diretta questa critica?
R. Non è una critica, ma una constatazione. Prima si applicavano tariffe che proteggevano il settore e garantivano investimenti nell’azienda da parte dell’imprenditore. Questo per me è sbagliato perché va contro il concetto di concorrenza, in quanto è naturale, che alla fine, una tariffa limita il mercato. Come imprenditore sono molto propenso al libero mercato; tuttavia mi preoccupa la prospettiva che, come accade spesso in Italia, prima si proceda a smantellare un sistema e dopo non si fornisce alcun tipo di meccanismo alternativo. Un settore come il nostro, così vicino alle esigenze dello Stato e alle Forze dell’Ordine, merita un’attenzione maggiore, anche se devo dire che qualcosa si muove e la stessa Anac, Autorità nazionale anticorruzione, ha impartito direttive con cui spiega agli enti che, in questo campo, bisogna cercare di dare più importanza all’aspetto qualitativo, che a quello quantitativo. In Italia, c’è chi fa tesoro di questo principio e chi, invece, non ne tiene conto perché, comunque, a fine anno, deve aggiustare i propri bilanci.
D. Cosa chiede al Governo?
R. In un momento così delicato, potrebbero riempirsi gli spazi non coperti, e con la supervisione delle Forze dell’Ordine si potrebbero chiamare le Guardie giurate a svolgere un lavoro sostitutivo come è stato fatto negli aeroporti. Il Governo, in questo periodo di forte e positivo cambiamento, dovrebbe riservare più attenzione alle aziende di vigilanza. Questa evoluzione, tuttavia, va assecondata bene; non possiamo, infatti, un domani, ritrovarci ad esercitare compiti importanti senza l’adeguata preparazione, anche perché non si tratta più di tutelare un interesse privato, bensì garantire gli interessi esclusivi di tutti i cittadini.
D. Chi è il vostro interlocutore?
R. Il Ministero degli Interni. Dopo il decreto Maroni del 2011, lo ripeto, abbiamo compiuto passi da gigante.    

Tags: Novembre 2015

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