La riorganizzazione delle catene globali del valore sta favorendo l’India e ridisegnando gli equilibri economici asiatici.
Nel corso del 2025 l’India ha superato il Giappone in termini di prodotto interno lordo nominale, collocandosi stabilmente al quarto posto nella graduatoria delle maggiori economie mondiali, immediatamente alle spalle di Stati Uniti, Cina e Germania, un passaggio che non può essere interpretato come una semplice oscillazione ciclica o come il riflesso temporaneo di dinamiche valutarie, ma che rappresenta piuttosto la formalizzazione statistica di un processo di riequilibrio globale già in atto da oltre un decennio e oggi giunto a una fase di piena maturazione, nella quale il peso relativo delle economie avanzate si riduce progressivamente a favore di grandi Paesi emergenti capaci di combinare scala demografica, domanda interna e capacità di attrazione del capitale produttivo.
Dal paradigma giapponese al modello indiano di crescita
Per oltre mezzo secolo il Giappone ha incarnato il modello dell’economia industriale avanzata asiatica, fondato su un’elevata produttività manifatturiera, su una forte propensione all’export e su una struttura industriale altamente specializzata, ma la progressiva erosione di questi vantaggi competitivi, unita a un invecchiamento demografico tra i più accentuati al mondo e a una domanda interna strutturalmente debole, ha reso sempre più complesso sostenere tassi di crescita compatibili con il mantenimento di una posizione di vertice nel sistema economico globale. L’India si colloca in una fase storica diametralmente opposta, caratterizzata da una crescita reale superiore al sei per cento annuo, da una popolazione giovane e in aumento, da un processo accelerato di urbanizzazione e da una strategia di rafforzamento della base produttiva che mira a trasformare il Paese in una piattaforma manifatturiera e industriale di scala continentale.
In particolare, il sorpasso è il risultato di due dinamiche opposte. In India 1) crescita reale sostenuta (+6–7%), 2) popolazione giovane e mercato interno in espansione, 3) investimenti massicci in infrastrutture e manifattura, 4) forte attrazione di capitali esteri nel settore industriale e tecnologico. In Giappone 1) difficoltà nel rilancio della produttività industriale, 2) crescita stagnante, 3) popolazione in declino, 4) yen debole, 5) difficoltà nel rilancio della produttività industriale.
La Goldilocks economy indiana come fattore di stabilità e attrazione del capitale
Nel linguaggio degli analisti internazionali l’attuale fase dell’economia indiana viene sempre più frequentemente definita come Goldilocks economy, termine mutuato dalla fiaba anglosassone di Riccioli d’Oro (Goldilocks, per l’appunto) per indicare una condizione “né troppo calda né troppo fredda”, ossia un equilibrio macroeconomico nel quale la crescita è sufficientemente elevata da sostenere investimenti e occupazione ma non così intensa da generare pressioni inflazionistiche o instabilità finanziaria, consentendo la coesistenza di espansione economica, inflazione contenuta, politica monetaria relativamente accomodante e sostenibilità del debito pubblico. Questa configurazione rende l’India particolarmente attrattiva per investimenti diretti esteri e pianificazione industriale di lungo periodo, soprattutto in un contesto globale segnato da elevata incertezza geopolitica e da condizioni finanziarie restrittive.
De-risking globale e ridefinizione delle catene del valore
Il sorpasso dell’India sul Giappone deve essere letto anche alla luce del profondo riassetto delle catene globali del valore innescato dal progressivo processo di de-risking nei confronti della Cina, che sta spingendo numerose imprese occidentali e asiatiche a diversificare la localizzazione delle attività produttive e a ridurre la concentrazione del rischio industriale e geopolitico, con l’India che emerge come uno dei principali beneficiari di questa riconfigurazione, non soltanto come grande mercato di consumo potenziale, ma come hub produttivo alternativo in grado di offrire scala, forza lavoro qualificabile, incentivi governativi e una capacità infrastrutturale in rapido miglioramento.
De-risking non significa “uscire dalla Cina”, ma non dipenderne esclusivamente, attraverso strategie di diversificazione produttiva che includono il trasferimento o l’affiancamento di parti della produzione in altri Paesi asiatici o emergenti, tra cui l’India, il Vietnam, l’Indonesia e il Messico, secondo logiche note come China+1 o China+many, con l’obiettivo di garantire continuità operativa, resilienza industriale e maggiore controllo sui rischi di approvvigionamento.
Le implicazioni per l’Europa e il rischio di marginalizzazione relativa
Per l’Europa, e in particolare per le economie dell’area euro, il sorpasso indiano rappresenta un segnale strategico difficilmente eludibile, poiché evidenzia la progressiva perdita di peso relativo nel prodotto interno lordo mondiale e mette in luce i limiti di un modello di crescita sempre più dipendente dalla politica monetaria e dalla difesa dell’esistente, piuttosto che da una visione coordinata e ambiziosa di politica industriale continentale, mentre per l’Italia la crescita dell’India si configura simultaneamente come opportunità di espansione dei mercati di sbocco e come sfida competitiva nei segmenti manifatturieri a medio valore aggiunto, storicamente centrali per la struttura produttiva nazionale.
Per l’Europa, il sorpasso indiano rappresenta un segnale d’allarme strategico. La perdita di peso relativo nel PIL mondiale si accompagna a rallentamento industriale, frammentazione delle politiche economiche, difficoltà nel competere su scala continentale. Per l’Italia, l’India è al tempo stesso un mercato in forte espansione per export e investimenti, un partner industriale potenziale e un concorrente diretto nei segmenti manifatturieri a medio valore aggiunto. Ignorare questa dinamica significherebbe accettare una marginalizzazione progressiva nel nuovo ordine economico globale.
Oltre il Giappone: l’India e il possibile confronto con la Germania
Se le tendenze attuali dovessero consolidarsi, l’ipotesi di un futuro sorpasso dell’India sulla Germania non può più essere considerata una proiezione teorica marginale, ma rientra ormai negli scenari previsivi di numerosi centri di analisi internazionali, delineando la possibilità di un assetto economico globale nel quale le economie europee occuperebbero una posizione progressivamente più periferica rispetto ai grandi poli di crescita asiatici.
Un passaggio strutturale destinato a durare
Il superamento del Giappone da parte dell’India non costituisce dunque un evento isolato, ma la manifestazione quantitativa di un mutamento strutturale dell’economia globale, nel quale demografia, scala produttiva e capacità di attrazione del capitale reale tornano a essere fattori determinanti centrali, segnando l’avvio di una fase storica in cui il declino relativo delle economie avanzate non appare più come una possibilità astratta, ma come una traiettoria già inscritta nelle dinamiche fondamentali del sistema economico mondiale.
La Redazione