Il super-euro riduce competitività e margini delle imprese italiane: i nuovi dati Reuters e MEF mostrano un calo dell’export extra-UE.
L’improvviso rafforzamento dell’euro registrato oggi nei mercati internazionali, confermato da Reuters con un apprezzamento superiore al 13% nel 2025 e un deprezzamento dello yuan del 7%, sta mettendo sotto pressione l’export italiano, soprattutto nei settori a più bassa marginalità. I dati di Confindustria e MEF indicano che una valuta forte sta già riducendo competitività, ordini e margini per molti produttori italiani orientati ai mercati extra-UE.
Secondo l’ultimo aggiornamento Reuters (9 dicembre 2025), il tasso di cambio reale effettivo dell’Eurozona ha toccato 98,7 punti, massimo dal 2014, aggravando un trend che l’industria italiana avverte da mesi: le esportazioni verso Paesi non UE sono diminuite del 2,8% nel primo quadrimestre dell’anno, mentre i settori con costi rigidi — come tessile, arredamento e meccanica leggera — risultano i più penalizzati. Una ricerca pubblicata nel 2025 su arXiv mostra che le imprese italiane traggono vantaggio dall’export solo oltre una soglia del 60% di fatturato estero; con l’attuale cambio, molte PMI non raggiungono più tale livello di intensità, compromettendo produttività e redditività.
Dallo studio ICE 2025 emerge inoltre che i comparti ad alto valore aggiunto — moda lusso, design, meccanica di precisione — reagiscono meglio ai movimenti valutari perché possono difendere i prezzi grazie alla forza del brand, mentre le aziende meno capitalizzate non dispongono di leva sufficiente per assorbire l’impatto dell’euro forte. Parallelamente, la concorrenza cinese continua a crescere: nonostante lo yuan debole, la Cina incrementa l’export di beni a basso costo, erodendo quote di mercato nei segmenti in cui l’Italia resta più vulnerabile.
Le analisi contenute nel Documento di Economia e Finanza 2025 del MEF indicano la necessità di ampliare gli strumenti di sostegno all’internazionalizzazione e alla copertura valutaria, mentre gli economisti citati da Reuters avvertono che un eccesso di rigidità nella politica monetaria BCE rischia di aggravare la perdita di competitività delle filiere manifatturiere europee. Per molte aziende italiane, l’effetto combinato di valuta forte, costi energetici elevati e frammentazione delle catene globali rappresenta un rischio strutturale più che temporaneo.
In questo contesto, la tenuta dell’export italiano dipenderà dalla rapidità con cui imprese e istituzioni sapranno adottare misure correttive: diversificazione dei mercati, innovazione tecnologica, rafforzamento della brand identity e strumenti pubblici di mitigazione del rischio cambio. L’apprezzamento dell’euro, se non gestito, potrebbe trasformarsi nel principale fattore di rallentamento per l’economia italiana nei prossimi mesi.