IMAM Ro.41 al MUSAM: esposto il biplano restaurato in 30 anni

Il MUSAM – Museo Storico dell’Aeronautica Militare arricchisce la propria collezione con un pezzo unico: il biplano addestratore IMAM Ro.41, restituito al pubblico al termine di un restauro durato oltre trent’anni. Si tratta di un esemplare senza eguali, ricostruito grazie al lavoro congiunto dei tecnici della Sezione Manutenzione e Restauro del museo e dei volontari del Gruppo Amici Velivoli Storici. La presentazione ufficiale si è svolta il 16 aprile con una cerimonia presieduta dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Antonio Conserva, alla presenza di autorità civili e militari, esponenti dell’industria e di quanti hanno contribuito al recupero nel corso degli anni. L’evento ha incluso momenti di approfondimento storico e un forum dedicato all’evoluzione dell’addestramento aeronautico, con interventi di esperti e studiosi del settore.

Progettato dall’ingegnere Giuseppe Galasso per le Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali, il Ro.41 nacque negli anni Trenta come caccia leggero. Dopo il primo volo nel 1934 a Napoli Capodichino, fu però destinato all’addestramento, ruolo in cui si distinse formando generazioni di piloti della Regia Aeronautica. Tra il 1935 e il 1949 ne furono costruiti oltre 700 esemplari, nessuno dei quali è giunto completo fino a oggi. Proprio per questo, l’aereo esposto al MUSAM rappresenta un risultato straordinario: è stato ricostruito utilizzando parti originali conservate dal museo, componenti provenienti da collezioni e istituzioni come il Politecnico di Napoli e numerosi elementi realizzati ex novo, in assenza dei disegni tecnici originali.

Il museo, situato sulle rive del lago di Bracciano, conserva oltre 80 velivoli originali e racconta la storia dell’aviazione militare italiana dalle origini ai giorni nostri. Con l’arrivo del Ro.41, il percorso espositivo si arricchisce di una testimonianza significativa dell’addestramento aeronautico del Novecento, riportando alla luce un velivolo che ha segnato un’epoca e che oggi torna visibile al pubblico come simbolo di memoria tecnica e storica.

La Redazione

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