L’Italia rivede il golden power per tutelare gli asset strategici nel rispetto delle regole europee.
Il golden power è l’insieme di poteri speciali che consentono allo Stato di intervenire su operazioni societarie riguardanti imprese considerate strategiche per l’interesse nazionale. Si tratta di uno strumento regolatorio che permette al governo di valutare, autorizzare con condizioni o, nei casi più rilevanti, opporsi a fusioni, acquisizioni e cambiamenti della governance quando questi incidono su sicurezza, infrastrutture critiche, tecnologie sensibili o filiere produttive essenziali. Nel tempo, il suo perimetro è stato progressivamente ampliato, fino a diventare una leva strutturale della politica industriale e della sicurezza economica. In questo contesto si colloca la decisione del governo italiano di procedere a una revisione delle regole che disciplinano l’esercizio del golden power, anche alla luce delle osservazioni avanzate dall’Unione Europea. Le istituzioni europee hanno evidenziato la necessità di un maggiore allineamento dello strumento ai principi del mercato unico, in particolare per quanto riguarda la libera circolazione dei capitali, la proporzionalità dell’intervento pubblico e la certezza del diritto per gli investitori.
Un esempio ne è l’attività di Pirelli su Sinochen di cui si parla qui: PIRELLI, IN BILICO TRA CINA E ITALIA, RIDIMENSIONERÀ L’INFLUENZA DI SINOCHEM.
La revisione del golden power avviene attraverso un processo normativo e amministrativo definito. L’iniziativa è assunta a livello governativo, con la Presidenza del Consiglio che coordina la modifica dei decreti e delle norme che regolano l’ambito di applicazione dello strumento. L’intervento non riguarda singole operazioni, ma il quadro generale: vengono ridefiniti i settori considerati strategici, le soglie di partecipazione che fanno scattare l’obbligo di notifica e le tipologie di operazioni rilevanti ai fini del controllo pubblico. Un passaggio centrale della revisione riguarda la precisazione dei criteri di valutazione utilizzati dallo Stato. L’obiettivo è chiarire in quali casi un’operazione possa incidere su interessi strategici, riducendo il margine di incertezza interpretativa. Questo comporta una delimitazione più puntuale degli asset critici, delle tecnologie sensibili e degli elementi di governance che giustificano l’intervento pubblico, rafforzando al tempo stesso la coerenza delle decisioni amministrative.
La revisione incide anche sulle procedure. Possono essere modificati i tempi entro cui lo Stato deve pronunciarsi, le modalità di interlocuzione con le imprese e il coordinamento tra le amministrazioni coinvolte nell’istruttoria. In questa fase assume rilievo il lavoro tecnico degli uffici competenti, chiamati a valutare l’impatto industriale, tecnologico e strategico delle operazioni prima della decisione finale. Il rafforzamento delle procedure mira a rendere l’esercizio del golden power più trasparente e prevedibile.
Il rapporto con le istituzioni europee rappresenta un ulteriore elemento chiave del processo. Ogni revisione deve risultare compatibile con il diritto dell’Unione, in particolare con le norme che regolano il mercato interno. Il confronto con Bruxelles serve a evitare che lo strumento venga percepito come una barriera indiretta agli investimenti o come una forma di protezionismo nazionale non coordinato, preservando al contempo la possibilità per lo Stato di tutelare interessi ritenuti essenziali.
La revisione del golden power si colloca quindi all’incrocio tra politica industriale, sicurezza economica e integrazione europea. Da un lato, risponde all’esigenza di adattare lo strumento a un contesto geopolitico più complesso e competitivo; dall’altro, mira a ricondurne l’utilizzo entro un perimetro normativo più chiaro e coerente con le regole comuni. L’esito di questo processo contribuirà a definire il ruolo dello Stato nell’economia e i confini dell’intervento pubblico all’interno del mercato unico europeo. L’Italia non sta rinunciando al golden power, ma lo sta rendendo più “europeo” e difendibile per evitare uno scontro con Bruxelles. La revisione serve a continuare a intervenire sulle imprese strategiche, ma con regole più chiare, meno discrezionali e più compatibili con il mercato unico.
La Redazione