Il rapporto dell’Osservatorio Golden Power mostra un uso sempre più strutturale dei poteri speciali.
Il Golden Power è l’insieme dei poteri speciali attribuiti allo Stato italiano per intervenire, condizionare o bloccare operazioni societarie che riguardano imprese considerate strategiche per la sicurezza nazionale. Introdotto con il decreto-legge n. 21 del 2012 e progressivamente ampliato negli anni, questo strumento consente al Governo di valutare acquisizioni, fusioni, cessioni di asset e piani industriali quando incidono su settori come difesa, energia, telecomunicazioni, salute, tecnologie critiche ed elettronica avanzata. Il suo utilizzo si colloca oggi al crocevia tra tutela della sicurezza, controllo degli investimenti esteri e politica industriale.
Nel 2025 il ricorso al Golden Power ha raggiunto un livello di intensità che conferma la natura strutturale dello strumento. Secondo l’analisi contenuta nello studio Golden Power Year in Review 2025, elaborato dall’Osservatorio Golden Power, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha esercitato i poteri speciali in 40 procedimenti, nella quasi totalità dei casi attraverso l’imposizione di condizioni e prescrizioni. I casi di veto restano limitati, ma altamente significativi per il segnale politico e industriale che trasmettono. Il dato quantitativo più rilevante riguarda però il volume complessivo delle interlocuzioni tra imprese e Governo: nel corso dell’anno sono state inviate oltre 900 comunicazioni, tra notifiche formali e pre-notifiche, a dimostrazione di come il Golden Power sia ormai parte integrante dei processi decisionali delle imprese che operano in settori sensibili o tecnologicamente avanzati.
Dal punto di vista normativo, l’esercizio dei poteri speciali mostra una distribuzione sempre più articolata: una quota delle decisioni si fonda sulla disciplina della difesa e della sicurezza nazionale, un’altra sui settori strategici diversi dalla difesa, mentre una parte significativa riguarda i piani annuali 5G. Cresce inoltre il ricorso a delibere basate su più fondamenti giuridici contemporaneamente, segnale di una progressiva sovrapposizione tra ambiti industriali, tecnologici e strategici.
Le operazioni societarie sottoposte a Golden Power nel 2025 riguardano soprattutto acquisizioni di partecipazioni, spesso idonee a determinare il controllo delle società target. Seguono, con minore frequenza, cessioni di asset e rami d’azienda. I settori maggiormente coinvolti risultano la difesa e l’aerospazio, la sanità e l’elettronica avanzata, comparti che riflettono le priorità nazionali in termini di sicurezza, resilienza delle filiere e autonomia tecnologica.
Quanto all’origine degli investimenti, Cina e Stati Uniti si confermano tra i Paesi più frequentemente interessati dall’intervento governativo, inclusi i rari casi di veto. Tuttavia, l’analisi mostra come il Golden Power venga applicato anche a operazioni intra-europee e interne al mercato italiano, evidenziando una lettura estensiva del concetto di rischio strategico che prescinde dalla sola provenienza extra-UE del capitale. Sul piano territoriale, le imprese italiane oggetto di intervento si concentrano prevalentemente in Lombardia e Lazio, regioni che ospitano una quota rilevante degli asset industriali e tecnologici strategici del Paese.
Sul fronte giurisprudenziale, nel corso del 2025 si registrano alcune pronunce del giudice amministrativo sui decreti di esercizio del Golden Power, provenienti sia dal TAR Lazio sia dal Consiglio di Stato. Un contenzioso limitato nei numeri, ma indicativo della crescente attenzione verso la legittimità e i confini dell’intervento pubblico in materia di investimenti.
Nel complesso, l’evoluzione descritta dallo studio conferma una trasformazione profonda del Golden Power. Da strumento concepito originariamente come meccanismo difensivo, il potere speciale tende oggi a configurarsi come leva attiva di indirizzo industriale, utilizzata per presidiare filiere critiche, orientare scelte strategiche e rafforzare l’autonomia nazionale in un contesto geopolitico sempre più instabile. Sullo sfondo resta aperto il confronto con l’Unione europea sulla compatibilità della normativa italiana con il diritto UE e sulla possibile revisione del quadro europeo di controllo degli investimenti, destinato a incidere ulteriormente sull’evoluzione futura dello strumento.
La Redazione