Dalla solitudine emotiva alla relazione digitale: l’IA entra nella sfera affettiva delle nuove generazioni
Tra i giovani italiani, il 20,8% dichiara di sentirsi più a proprio agio a parlare con un’intelligenza artificiale che con amici o familiari. Non è più una curiosità tecnologica, ma un segnale culturale. Secondo un sondaggio nazionale del Center for Democracy & Technology (2025), come riporta anche MCO Report, uno studente su cinque afferma che lui o un amico ha utilizzato sistemi di IA in ambito romantico; nelle scuole dove l’IA è usata in modo intensivo la quota sale al 32%. L’IA entra così nella sfera emotiva: ascolta, risponde, valida. Il 43% degli studenti la utilizza per consigli sulle relazioni e il 38% trova più facile parlarle che confrontarsi con i genitori. Non sorprende che insegnanti (71%) e genitori (63%)esprimano preoccupazione per il rischio di sostituzione delle relazioni reali.
Il contesto aiuta a capire il fenomeno. In Europa, negli ultimi quindici anni, le interazioni in presenza sono diminuite, mentre sono cresciuti i contatti mediati dalla tecnologia. Si comunica di più, ma ci si sente meno compresi. Anche le app di dating mostrano segnali di stanchezza: Bumble ha registrato un calo degli abbonati e Match Group una flessione degli utenti paganti, nonostante l’aumento degli iscritti complessivi. In questo vuoto relazionale, l’IA intercetta un bisogno reale. Tra i 15 e i 19 anni, oltre il 40% dichiara di averla usata per cercare aiuto in momenti di tristezza o ansia. Il punto non è l’assenza di contatti, ma la qualità dei legami: quando le relazioni umane appaiono faticose, un interlocutore sempre disponibile e privo di giudizio diventa una scorciatoia emotiva potente.
Il rischio è sottile ma concreto: modelli relazionali basati su disponibilità totale, validazione continua e assenza di conflitto sono rassicuranti, ma irrealistici. Possono alleviare la solitudine nell’immediato, mentre la accentuano nel lungo periodo, sottraendo spazio a relazioni imperfette ma autentiche. In un Paese che conta milioni di persone che vivono sole e una solitudine percepita in crescita tra i giovani, il tema non è demonizzare la tecnologia. È riconoscere il cambiamento e accompagnarlo con educazione emotiva, consapevolezza d’uso e responsabilità istituzionale.
La Redazione
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