Giorgio Nardone scrive su ansia, auto-sabotaggio e psicotrappole

Nel panorama editoriale dedicato alla crescita personale, ai percorsi motivazionali e ai modelli di sviluppo individuale, le proposte sembrano moltiplicarsi seguendo formule spesso simili: tecniche per aumentare la produttività, strategie per migliorare il mindset, indicazioni rapide per raggiungere obiettivi e superare ostacoli. In mezzo a questo scenario, il nuovo libro di Giorgio Nardone sceglie una strada diversa e prova a ribaltare una domanda che attraversa sempre più spesso il dibattito contemporaneo: perché, nonostante strumenti, conoscenze e consapevolezza, molte persone continuano a rimanere intrappolate negli stessi meccanismi? 

Con Cambiare sé stessi. Manuale di coaching strategico, pubblicato da ROI Edizioni, Nardone, psicologo e psicoterapeuta noto a livello internazionale per il lavoro sviluppato nell’ambito della terapia strategica, propone una riflessione che si allontana dalle narrazioni più tradizionali della motivazione personale. Il libro si presenta come un percorso orientato non tanto alla ricerca di formule universali o ricette immediate, quanto all’analisi dei meccanismi che spesso conducono le persone a ripetere strategie inefficaci. 

Al centro del volume emerge una tesi che attraversa gran parte dell’esperienza clinica di Nardone: non sempre i principali ostacoli derivano dai problemi in sé, ma dalle modalità con cui si continua a cercare di risolverli. Strategie che in passato hanno funzionato possono infatti trasformarsi nel tempo in automatismi limitanti, capaci di irrigidire comportamenti e reazioni. Secondo l’autore, molte difficoltà contemporanee nascono proprio da questo meccanismo: il tentativo di affrontare situazioni nuove attraverso strumenti costruiti per contesti ormai superati. 

Nel volume Nardone utilizza il concetto di “psicotrappole” per descrivere quei modelli di comportamento che finiscono per intrappolare le persone all’interno di schemi ripetitivi. Il perfezionismo che progressivamente limita spontaneità e flessibilità; la ricerca continua di rassicurazioni che alimenta insicurezza; la tendenza a rinviare decisioni importanti in attesa di condizioni ideali che non arrivano mai; oppure l’eccesso di controllo che, anziché ridurre l’ansia, contribuisce ad amplificarla. Situazioni differenti che condividono un elemento comune: la trasformazione di risorse inizialmente utili in ostacoli invisibili. 

Uno degli aspetti centrali del libro riguarda la presenza di numerosi casi concreti che accompagnano l’analisi teorica. Attraverso storie e situazioni riconoscibili, Nardone descrive figure che riflettono dinamiche molto diffuse nella contemporaneità: professionisti incapaci di modificare progetti diventati eccessivamente rigidi, artisti bloccati dall’ansia da prestazione, persone che rimandano costantemente decisioni e atleti che finiscono per rafforzare l’errore attraverso una ripetizione inefficace del comportamento. I casi diventano così esempi narrativi di una stessa dinamica: ciò che in un determinato momento ha favorito il successo può, in altre circostanze, trasformarsi in un elemento limitante. 

Il libro si inserisce inoltre all’interno di una riflessione più ampia sulla cultura contemporanea della performance. Nelle diverse dimensioni della vita — professionale, personale e relazionale — cresce infatti la pressione a mantenere standard elevati, a mostrarsi costantemente efficienti, presenti e performanti. Una dinamica che coinvolge lavoratori, studenti, manager e famiglie e che secondo Nardone rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di rigidità. Tra i concetti affrontati emerge una riflessione ricorrente: il tentativo ossessivo di controllare ogni aspetto della propria esperienza può produrre l’effetto opposto, amplificando proprio ciò che si vorrebbe evitare. 

Anche il titolo dell’opera suggerisce una prospettiva diversa rispetto a molte narrazioni legate alla crescita personale. Cambiare, nella visione proposta dall’autore, non coincide con la ricerca di un presunto “vero sé” nascosto, ma con la possibilità di costruire modalità differenti di osservare, interpretare e affrontare la realtà. Più che una scoperta identitaria, il cambiamento viene descritto come un processo di apprendimento e allenamento capace di interrompere automatismi e introdurre nuove strategie di comportamento. 

Cofondatore insieme a Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica, Giorgio Nardone ha sviluppato nel corso degli anni protocolli terapeutici applicati in differenti ambiti psicologici e clinici. Il suo lavoro è stato presentato in numerosi Paesi e ha dato origine a un’ampia produzione editoriale tradotta a livello internazionale. Con questo nuovo volume, il suo contributo si sposta ancora una volta verso una riflessione che unisce pratica clinica, osservazione sociale e analisi dei comportamenti contemporanei.

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