Furti d’auto, l’Italia resta la più colpita in Europa

Il furto d’auto non è più soltanto una questione di serrature forzate o vetri infranti. Le tecniche utilizzate dalle organizzazioni criminali stanno diventando sempre più sofisticate e sfruttano proprio la crescente digitalizzazione dei veicoli. Centraline, sistemi keyless, chiavi elettroniche e dispositivi di bordo sono ormai parte di una nuova frontiera del crimine automobilistico, nella quale pochi minuti possono essere sufficienti per sottrarre una vettura senza lasciare segni evidenti di effrazione.

A fotografare il fenomeno è il Recovery Pulse H1 2026 di LoJack Italia, società del Gruppo CalAmp specializzata in soluzioni telematiche per il settore automotive e nel recupero dei veicoli rubati. Opera attraverso tecnologie di localizzazione e un team dedicato che supporta le Forze dell’Ordine nelle attività di ricerca e recupero. Nei primi sei mesi dell’anno la società ha contribuito al recupero di 1.230 veicoli rubati, tra automobili, SUV, motocicli, mezzi commerciali e macchine movimento terra. Il numero dei ritrovamenti è aumentato del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il valore complessivo dei mezzi restituiti ai proprietari ha superato i 46 milioni di euro.

Il fattore tempo continua a essere decisivo. L’83% dei veicoli recuperati è stato individuato entro le prime 24 ore dalla denuncia, mentre soltanto il 3% è stato ritrovato tra il primo e il secondo giorno. Nel restante 14% dei casi sono servite più di 48 ore. Il tempo medio trascorso tra la segnalazione del furto e il ritrovamento è stato di circa dieci ore. Un dato che mostra quanto la rapidità della denuncia possa fare la differenza, soprattutto prima che il mezzo venga smontato per alimentare il mercato dei ricambi o trasferito verso l’estero.

SUV sempre più nel mirino

Tra i veicoli recuperati cresce soprattutto il peso dei SUV, che rappresentano ormai il 60% del totale. A rendere questi modelli particolarmente appetibili sono sia il valore dei componenti sia la possibilità di rivenderli sui mercati internazionali. Toyota, Peugeot e BMW risultano i marchi maggiormente presenti tra i SUV recuperati, mentre considerando l’insieme delle automobili i brand più ricorrenti sono Toyota, Fiat e Mercedes-Benz.

Anche la geografia dei ritrovamenti conferma una forte concentrazione del fenomeno. Campania, Puglia, Lazio, Lombardia e Piemonte raccolgono insieme l’88% dei recuperi effettuati nel primo semestre dell’anno, evidenziando ancora una volta come il rischio non sia distribuito in modo uniforme sul territorio nazionale.

Italia prima in Europa per numero di furti

Il quadro diventa ancora più significativo se confrontato con quello degli altri grandi mercati automobilistici europei. Secondo i dati richiamati nel dossier LoJack, nel 2023 in Italia sono stati registrati circa 132.000 veicoli rubati. Una cifra nettamente superiore a quella della Francia, con circa 71.000 casi, del Regno Unito con 64.000, della Spagna con 31.000 e della Germania con 30.000.

Il problema, tuttavia, ha dimensioni globali. Negli Stati Uniti nel 2024 sono stati denunciati circa 851.000 furti di veicoli, mentre in Brasile il numero si è attestato intorno a 350.000. Il fenomeno riguarda anche Canada, Australia, India e Sudafrica, dove assume spesso forme particolarmente violente, come nel caso dei carjacking.

Alla base c’è un mercato criminale sempre più organizzato e transnazionale. I veicoli possono essere rivenduti interi, smontati per alimentare il traffico di ricambi oppure trasferiti rapidamente oltre confine. La maggiore sofisticazione tecnologica delle auto, inoltre, non ha eliminato il rischio: ha semplicemente spostato lo scontro su un terreno più digitale.

Osserva Massimo Braga, VP e amministratore delegato di LoJack Italia:

“I dati del nostro report confermano una tendenza ormai evidente: il furto d’auto è sempre più una sfida tecnologica. La sicurezza non può più limitarsi alla protezione della portiera o dell’avviamento, ma deve comprendere l’intero ecosistema elettronico del veicolo, dalle chiavi digitali alle centraline fino ai sistemi di localizzazione.”

Dalle chiavi elettroniche ai jammer

Tra le tecniche più diffuse figurano sistemi capaci di interferire con il segnale del telecomando, impedendo la corretta chiusura dell’auto, oppure strumenti che consentono di sfruttare vulnerabilità nei sistemi keyless. Per questo anche comportamenti apparentemente banali stanno assumendo un peso maggiore nella prevenzione.

Controllare manualmente che le portiere siano effettivamente chiuse, evitare di lasciare le chiavi vicino a porte e finestre di casa, non lasciare oggetti di valore visibili nell’abitacolo e preferire parcheggi illuminati e frequentati sono ancora accorgimenti utili. Nei modelli con accesso keyless può inoltre essere opportuno verificare le funzioni di sicurezza previste dal costruttore e l’eventuale possibilità di disattivare temporaneamente la chiave.

La protezione più efficace passa però sempre più spesso dalla combinazione di sistemi diversi. Un antifurto meccanico può rallentare il tentativo di sottrazione, mentre dispositivi elettronici di localizzazione possono aumentare le probabilità di recupero. A questo si aggiunge l’importanza di conservare fuori dall’auto i dati identificativi del veicolo, dalla targa al numero di telaio, così da poterli comunicare immediatamente alle forze dell’ordine.

La rapidità resta infatti una delle armi principali. Più tempo passa dal furto, maggiore è il rischio che l’auto venga smontata, nascosta o trasferita verso altri Paesi. In un mercato criminale sempre più veloce e tecnologico, la prevenzione non dipende quindi da una singola soluzione, ma dall’integrazione di attenzione quotidiana, protezioni fisiche, strumenti digitali e capacità di intervenire nelle prime ore.

La Redazione

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