Scusi, per Fontana di Trevi? Un fiorino!

Si provi ad andarci, a Fontana di Trevi. E si provi a tornarci, cosa garantita dal lancio di spalle della monetina. Non sia mai venisse in mente di rivederla, da romano. La Fontana non è più visibile, come non ci fosse, dimentica di quella Anita Eckberg che rincorreva il suo Marcello e che, una volta dinanzi, esclamava: “Oh, my goodness!” per poi bagnarvisi. Aveva ragione lui quando si diceva, mentre la raggiungeva sotto le cascate d’acqua: stiamo tutti facendo un errore. Oggi orde di turisti insuperabili, l’impossibilità di muoversi, di attraversare, di passeggiare, la sensazione di essere in un concerto live, l’esagerazione forsennata della bellezza. Lo scempio dei baretti e ristoranti finti accalappia turisti. Una zona in cui si parla in inglese maccheronico, in cui i locali sembrano usciti da Little Big Italy. Il fatto delle monetine che i turisti lanciano dandole le spalle, senza guardarla, per la tradizione, per poter avere la “garanzia” di tornare, mentre il romano si augura che, a tornare, non tornino più.

Dal punto di vista strettamente materiale, non esiste un rischio immediato di deterioramento architettonico causato dal lancio delle monete – le conseguenze diventano rilevanti sul piano funzionale e manutentivo: ogni anno sono raccolti centinaia di migliaia di euro in monete (a render conto della mole di turisti, monetina per monetina), che devono essere rimosse regolarmente per evitare accumuli, possono inoltre interferire con filtri, griglie e sistemi idraulici e aumentano i costi di pulizia e gestione dell’impianto. La stessa ossidazione delle monete può alterare temporaneamente la qualità dell’acqua e richiede interventi tecnici più frequenti. Non basta: il gesto simbolico del lancio della monetina ha generato nel tempo comportamenti problematici quali persone che si sporgono o scavalcano le balaustre, tentativi di recupero illegale delle monete o affollamenti incontrollati nelle ore di punta. Ed è importante chiarire un punto spesso frainteso: le monetine non finanziano la manutenzione della fontana – per normativa, il denaro raccolto viene destinato in gran parte a finalità caritative, quindi non compensa i costi di gestione che il Comune sostiene per pulizia, sicurezza e conservazione.

Roma è molto legata a Fontana di Trevi: nata dal terminale dell’antico acquedotto romano Aqua Virgo, costruita nel 19 a.C. e rimasta in funzione nei secoli, si trasformò in monumento scenografico tra Rinascimento e Barocco. Il progetto definitivo fu avviato nel 1732 da Nicola Salvi e completato da Giuseppe Pannini, con l’inaugurazione nel 1762 sotto papa Clemente XIII. La fontana celebra l’acqua come risorsa vitale attraverso una grandiosa composizione architettonica e scultorea addossata a Palazzo Poli. Nei secoli successivi è divenuta uno dei simboli universali di Roma, oggetto di restauri e di una fruizione turistica continua che ne accompagna la storia fino a oggi. Una fontana che ha tenuto duro per lunghissimi anni senza mai essere chiusa, se non per veloci attività di manutenzione, oltre che per il restauro finanziato da Fendi tra il 2014 e il 2015 in cui venne resa parzialmente accessibile tramite una passerella sopraelevata che consentiva ai visitatori di avvicinarsi al monumento durante i lavori. L’intervento fu accolto positivamente sia per la qualità del restauro sia per la gestione trasparente del cantiere, diventando un caso emblematico di collaborazione pubblico-privato nella tutela del patrimonio.

La fontana ha retto anche ai vilipendi o ai sensazionalismi, come quell’anno (il 2007) in cui divenne rossa per mano dell’attivista Graziano Cecchini, che vi versò un colorante non tossico come gesto di protesta simbolica contro il degrado di Roma (protesta proseguita a Piazza di Spagna, dove mezzo milione di palline di plastica colorate scesero rimbalzando da Trinità dei Monti e finirono nella Barcaccia). L’azione ebbe grande risonanza mediatica ma non provocò danni permanenti al monumento, grazie al continuo ricambio dell’acqua. L’autore non fu arrestato né condannato a pene detentive, bensì denunciato, identificato dalle forze dell’ordine e sanzionato amministrativamente, oltre a essere condannato al risarcimento dei costi di pulizia e ripristino sostenuti dal Comune di Roma. L’atto fu qualificato come illecito su bene culturale vincolato e come violazione delle norme sul decoro urbano; la punizione ebbe quindi natura economica e amministrativa, non penale in senso stretto, ma l’episodio contribuì a irrigidire controlli e sanzioni su comportamenti simili nei confronti dei monumenti storici.

Finalmente, l’annuncio del sindaco Roberto Gualtieri durante una conferenza stampa: i turisti potrebbero dover pagare 2 euro per l’accesso all’area più prossima alla Fontana di Trevi. La proposta, sottolinea il primo cittadino, nasce dall’esigenza di gestire in modo più ordinato i flussi turistici, ridurre il sovraffollamento e sostenere i costi legati alla manutenzione, alla sicurezza e al decoro dell’area attraverso una distinzione tra la fruizione libera dello spazio urbano circostante e l’accesso alla zona immediatamente antistante il monumento, che sarebbe soggetta al contributo. Al momento, la misura non è operativa: l’amministrazione ha chiarito che l’introduzione del contributo è subordinata all’adozione dei necessari atti amministrativi e alla definizione delle modalità tecniche di accesso e controllo. Nel corso dell’annuncio è stata inoltre richiamata la possibilità di prevedere trattamenti differenziati per residenti e visitatori; l’eventuale destinazione delle risorse raccolte alla manutenzione del sito è stata indicata come finalità, senza che vi sia ancora un vincolo di bilancio formalizzato.

Dal punto di vista istituzionale, l’iniziativa si colloca all’interno di un dibattito più ampio sulla gestione delle città d’arte e sulla sostenibilità del turismo nei centri storici. L’ipotesi di un contributo per un monumento all’aperto rappresenta un cambio di approccio che solleva interrogativi sul rapporto tra accesso pubblico, tutela del patrimonio e finanziamento dei servizi urbani. In questa fase, dunque, la decisione assume la forma di un indirizzo politico-amministrativo annunciato, non di una misura in vigore. I prossimi passaggi formali saranno determinanti per chiarire portata, modalità e impatto effettivo di un intervento che, se attuato, potrebbe costituire un precedente rilevante per la gestione dei grandi attrattori turistici italiani.

Nell’auspicio che la Fontana di Trevi venga restituita ai romani, e che “tutti gli altri” paghino per poterne usufruire risarcendo metaforicamente i residenti per lo strazio che devono quotidianamente (anche la notte) subire, pur dolendomi per tutti coloro che dovranno metter mano al borsello, resto in un’attesa compiaciuta: rivoglio la mia fontana, dovrete passare sul mio corpo (e, di fatto, già lo fate, essendo impossibile transitare senza essere calpestati da orde).

Romina Ciuffa

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