Flessione dopo dieci anni per dazi, geopolitica e concorrenza sui prezzi.
Nel 2025 l’Italia mantiene la leadership globale nell’export di conserve di pomodoro, ma interrompe una crescita durata oltre dieci anni. Il valore complessivo delle esportazioni si attesta a 2,8 miliardi di euro, con una flessione dell’8% rispetto all’anno precedente, accompagnata da un calo più contenuto dei volumi, pari al 2%. Il dato emerge in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, durante la quale l’Anicav, l’associazione che rappresenta in Italia le imprese industriali attive nella trasformazione di prodotti vegetali, in particolare nel settore delle conserve di pomodoro, ha tracciato un bilancio aggiornato di uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano. Le conserve di pomodoro, storicamente legate alla diffusione della cultura italiana nel mondo, continuano a rappresentare un pilastro dell’export, pur in un contesto internazionale più complesso.
Le esportazioni hanno superato i 2,2 milioni di tonnellate, con una prevalenza di prodotti a maggiore valore aggiunto come pelati, polpa e pomodorini, che incidono per oltre il 64% del totale. Proprio queste categorie risultano tra le più esposte alle recenti misure protezionistiche, in particolare negli Stati Uniti, dove si registra una contrazione del valore pari al 7,1%. Sul piano geografico, l’Europa si conferma il principale mercato di riferimento, assorbendo oltre il 60% dell’export complessivo. Germania, Regno Unito e Francia restano le destinazioni principali. Al di fuori dell’area europea, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato, con una quota del 7,5%, mentre il Giappone si posiziona tra i principali sbocchi asiatici.
Dichiara Marco Serafini, presidente di Anicav (nella foto in alto):
“Le motivazioni sono da ricercare nella situazione geopolitica internazionale condizionata dai tanti conflitti e nelle politiche protezionistiche di alcuni Paesi, in particolare degli Stati Uniti. Inoltre cresce la concorrenza sleale di realtà che non possono garantire i nostri standard di qualità, sicurezza e sostenibilità e che continuano a immettere sul mercato prodotti a basso costo, per cui continuiamo a chiedere all’UE l’introduzione di vincoli di reciprocità”.
Una riflessione analoga arriva dal direttore generale Giovanni De Angelis, che sottolinea come il valore del Made in Italy resti riconosciuto sui mercati internazionali, ma rischi di essere progressivamente eroso dalla competizione basata esclusivamente sul prezzo. Il divario crescente tra i costi dei prodotti italiani e quelli dei principali competitor potrebbe compromettere le quote di mercato costruite nel tempo. Il quadro che emerge è quello di un settore ancora forte, ma chiamato a confrontarsi con nuove criticità. In vista della prossima campagna produttiva, pesano in particolare le incognite legate ai costi energetici, che potrebbero incidere ulteriormente sui margini e sulla capacità competitiva dell’intera filiera.
La Redazione