Uno studio di ECCO denuncia uno squilibrio fiscale che rallenta investimenti, elettrificazione e transizione energetica.
L’Italia rischia di rallentare la corsa verso la transizione energetica a causa di un sistema fiscale che continua a favorire i combustibili fossili rispetto all’elettricità. È quanto emerge da un nuovo studio presentato a Bruxelles dal think tank climatico ECCO durante la European Sustainable Energy Week. L’analisi mette in evidenza un forte squilibrio nel trattamento fiscale delle diverse fonti energetiche. Per le famiglie, il peso di tasse e oneri applicati all’elettricità può risultare fino a quattro volte superiore rispetto a quello sostenuto per il gas naturale. Nel settore produttivo il divario cresce ulteriormente, arrivando a superare le venti volte. Secondo lo studio, questa situazione produce un effetto paradossale: le tecnologie considerate essenziali per la decarbonizzazione, come pompe di calore, mobilità elettrica e processi industriali elettrificati, risultano penalizzate proprio dal sistema che dovrebbe favorirne la diffusione.
Nel dettaglio, nel 2024 il costo medio dell’energia elettrica per i consumatori italiani si è attestato intorno a 31 centesimi per chilowattora. Oltre un terzo della spesa finale deriva da imposte, oneri e meccanismi collegati alle politiche climatiche. Per il gas, invece, la componente fiscale incide in misura sensibilmente inferiore. Le differenze emergono con particolare evidenza nel mondo delle imprese. Secondo le elaborazioni di ECCO, una piccola o media azienda arriva a sostenere costi fiscali e parafiscali sull’elettricità pari a circa 11 centesimi per chilowattora, contro appena 0,6 centesimi applicati al gas naturale. Anche il settore dei trasporti presenta distorsioni analoghe. In alcuni casi la fiscalità che grava sulla ricarica elettrica risulta superiore rispetto a quella applicata ai carburanti tradizionali, riducendo l’incentivo economico al passaggio verso veicoli a basse emissioni.
Alla base di questo squilibrio vi sono soprattutto gli oneri generali di sistema, introdotti negli anni per finanziare interventi nel settore energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tali costi continuano però a essere concentrati prevalentemente sulle bollette elettriche, mentre gas, benzina e diesel contribuiscono in misura molto più limitata. Per gli esperti di ECCO, una revisione della fiscalità energetica rappresenta oggi una delle condizioni necessarie per accelerare gli investimenti privati nella transizione. L’obiettivo indicato è quello di allineare progressivamente il peso di tasse e oneri tra le diverse fonti energetiche, tenendo conto del contenuto energetico effettivo e degli obiettivi climatici del Paese.
La questione assume una rilevanza strategica anche sul piano della sicurezza energetica. L’Italia continua infatti a dipendere in larga misura dalle importazioni di combustibili fossili: circa il 95% del gas e quasi il 90% del petrolio consumati arrivano dall’estero. Secondo il think tank, mantenere l’attuale struttura fiscale significa continuare a esporre famiglie e imprese alla volatilità dei mercati internazionali dell’energia. Per questo motivo lo studio invita a considerare la riforma della fiscalità energetica non soltanto come uno strumento ambientale, ma come una leva economica capace di sostenere competitività, investimenti e riduzione delle bollette nel medio periodo.
La Redazione