ECO 2026, la città del futuro tra mobilità, clima e innovazione

Le città stanno diventando il principale banco di prova della transizione ecologica. Nei centri urbani si concentrano popolazione, consumi energetici, traffico, emissioni, infrastrutture e nuove fragilità sociali, ed è quindi proprio qui che si misura la capacità di costruire modelli di sviluppo più sostenibili. Non basta più intervenire su un singolo aspetto, perché mobilità, qualità dello spazio pubblico, adattamento climatico, tecnologie, logistica e servizi sono ormai elementi strettamente connessi. È questo il filo conduttore emerso dalla seconda giornata di ECO Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti, ospitato allo Spazio Eventi di Piazza di Spagna, a Roma, dove amministratori, imprese, esperti e studenti hanno messo a confronto esperienze e strategie per rendere le città più vivibili, resilienti e inclusive.

La mobilità come diritto e accessibilità

Uno dei temi più forti emersi nel corso della giornata è stato quello dell’accessibilità, intesa non soltanto come possibilità di spostarsi, ma come diritto a farlo in condizioni di sicurezza e autonomia. Una città sostenibile non può limitarsi a ridurre le emissioni: deve anche essere in grado di restituire spazio alle persone, riequilibrare la presenza dei diversi mezzi e rendere più semplici gli spostamenti quotidiani. Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità del Comune di Roma, ha insistito proprio su questo principio: 

“La città del futuro è quella in cui muoversi è un diritto uguale per tutti: per chi ha un’auto e per chi non ce l’ha, per chi cammina e per chi si muove in carrozzina. La transizione non è soltanto una questione di innovazione: significa restituire spazio alle persone e rendere la città più accessibile, sicura e resiliente”.

In questa prospettiva rientrano gli interventi sulla sicurezza stradale, le strade scolastiche, il potenziamento del trasporto pubblico e l’uso della tecnologia per gestire meglio i flussi. Lo stesso Patanè ha indicato un obiettivo molto concreto: 

“Il nostro obiettivo è fare in modo che un ragazzo possa uscire di casa, andare a scuola da solo e arrivare in sicurezza, in ogni quartiere della città”.

L’automobile del futuro tra elettrificazione e automazione

Anche l’automobile è destinata a cambiare profondamente. Elettrificazione, sistemi di guida automatizzata, car sharing evoluto, robotaxi e servizi di mobilità integrata possono modificare il rapporto tra cittadini e veicolo privato, riducendo la dipendenza dal possesso dell’auto e rendendo l’uso dei mezzi più efficiente. Giuseppina Fusco, presidente di ACI-Fondazione Caracciolo, ha sottolineato la rapidità di questa trasformazione:

“L’automobile del futuro avrà un impatto enorme sulle nostre abitudini e sull’economia nel suo complesso, e il suo arrivo si profila molto più vicino di quanto solo un anno fa potessimo immaginare”.

La prospettiva è quella di un veicolo sempre più connesso e integrato nei sistemi urbani, ma la tecnologia da sola non basta: è necessario anche costruire infrastrutture adeguate. Daniela Biscarini, head of Charging Point Operator Italia di Enel, ha richiamato infatti l’importanza di una rete di ricarica sempre più capillare e veloce, presente sia nelle città sia lungo le principali direttrici di collegamento.

Innovazione e logistica urbana

La sostenibilità urbana riguarda però anche la logistica, l’energia e il modo in cui vengono organizzate le consegne. Amazon, attraverso l’intervento di Stefano La Rovere, global director per Robotica, Meccatronica e Imballaggi Sostenibili di Amazon, ha illustrato il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’ottimizzazione dei processi e nella riduzione degli sprechi, insieme agli investimenti sull’elettrificazione dell’ultimo miglio, sulla diminuzione degli imballaggi superflui e sull’utilizzo di energia proveniente da fonti a basse emissioni. L’evoluzione della logistica è un elemento sempre più rilevante per il funzionamento delle città, perché incide direttamente su traffico, qualità dell’aria e occupazione dello spazio urbano, oltre che sull’efficienza delle attività economiche.

Il verde urbano diventa infrastruttura climatica

Un altro asse centrale del dibattito ha riguardato il rapporto tra città e cambiamento climatico. Alberi, parchi e infrastrutture verdi non sono più considerati semplici elementi ornamentali, ma strumenti concreti di adattamento. La forestazione urbana può contribuire a ridurre le temperature, contrastare le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria e restituire permeabilità a territori fortemente cementificati, ma il risultato dipende dalla qualità della progettazione e dalla capacità di garantire una manutenzione adeguata nel tempo. Andrea Pellegatta, arboricoltore e membro della Consulta Nazionale Florovivaismo Coldiretti, ha richiamato proprio questo aspetto: 

“Non basta piantare nuovi alberi: è necessario scegliere la specie giusta per il posto giusto e garantire nel tempo una gestione continuativa e consapevole del patrimonio verde”. 

Sul tema del capitale naturale è emerso anche il ruolo di Intesa Sanpaolo, che ha confermato il proprio sostegno a ECO Festival, sottolineando il valore della collaborazione tra pubblico, privato e mondo non profit.

Centri storici e commercio di prossimità

La sostenibilità urbana passa anche dalla capacità di mantenere vivi i quartieri e i centri storici. Negozi, pubblici esercizi e attività di servizio svolgono una funzione che va oltre quella strettamente commerciale, perché contribuiscono a generare socialità, presidio del territorio e attrattività. Alessandro Cavo, consigliere di Confcommercio per i Centri Storici, ha richiamato il valore del commercio di vicinato come parte integrante della qualità urbana e della capacità delle città di restare luoghi vissuti, non semplici spazi di passaggio. La rigenerazione dei centri storici, in questa prospettiva, non riguarda soltanto edifici e infrastrutture, ma anche la possibilità di preservare un tessuto economico e sociale capace di mantenere servizi e relazioni diffuse.

I giovani tra eco-ansia e formazione

Una parte importante della giornata è stata dedicata alle nuove generazioni. Più di cento studenti dei licei romani Avogadro, Giordano Bruno e Montessori hanno seguito i lavori e segnalato i temi che hanno suscitato maggiore interesse, materiale che verrà utilizzato per successivi momenti di approfondimento. Daniele Grassucci, direttore e co-founder di Skuola.net, ha richiamato il tema dell’eco-ansia e della necessità di trasformare la sensibilità ambientale in comportamenti concreti:

“Eco-ansia non è un concetto astratto: tre giovani su quattro sono preoccupati per il Pianeta. Tuttavia le scelte sostenibili non arrivano per grazia ricevuta: serve formazione e un sistema che non renda ‘sfigata’ la scelta di essere attenti ai bisogni del pianeta”.

Il nodo, quindi, non è soltanto quanto i giovani siano sensibili alle questioni ambientali, ma quanto il sistema educativo e sociale riesca a fornire loro strumenti pratici e conoscenze per tradurre quella sensibilità in scelte quotidiane.

Parigi come laboratorio della città pedonale

Tra i modelli internazionali presentati a ECO 2026, quello di Parigi ha offerto uno degli esempi più avanzati di riprogettazione dello spazio pubblico. Chiara Molinar, responsabile della Strategia Pedonale e della Progettazione Inclusiva dello Spazio Pubblico del Comune di Parigi, ha illustrato una trasformazione che punta a ridurre il peso dell’automobile, aumentare gli spazi per pedoni e biciclette e introdurre più verde nelle strade. Nella capitale francese il 65% degli spostamenti interni avviene già a piedi, mentre tra il 2020 e il 2024 l’utilizzo delle piste ciclabili è cresciuto del 34%. Il 66% dei residenti non possiede un’auto e negli ultimi dieci anni l’esposizione all’inquinamento è diminuita del 40%. La strategia prevede inoltre oltre cento ettari di nuove aree pedonali entro il 2030, un forte aumento dei parcheggi per biciclette e la trasformazione di strade e spazi destinati alle auto in percorsi verdi.

Le città italiane verso la neutralità climatica

A chiudere la giornata è stato il confronto tra alcune delle città italiane coinvolte nella Missione europea “100 città climaticamente neutrali e intelligenti entro il 2030”. Anna Lisa Boni, assessore ai Fondi Europei/PNRR, Transizione Ecologica e Relazioni Internazionali del Comune di Bologna, Paola Galgani, vicesindaco del Comune di Firenze, Oriana Ruzzini, assessore alla Transizione Ecologica, Ambiente e Verde del Comune di Bergamo, ed Edoardo Zanchini, direttore dell’Ufficio Clima – Gabinetto del Sindaco del Comune di Roma, hanno illustrato interventi su trasporto pubblico, piste ciclabili, riqualificazione energetica, forestazione urbana, scuole sostenibili e protezione dalle ondate di calore. Le nove città italiane selezionate comprendono anche Milano, Padova, Parma, Prato e Torino, e il modello europeo punta sulla costruzione di contratti climatici capaci di mettere insieme amministrazioni, imprese e soggetti privati intorno a obiettivi comuni di riduzione delle emissioni.

Una nuova idea di città

Dal confronto di ECO 2026 emerge così una visione urbana che va oltre la semplice smart city tecnologica. Digitale e innovazione restano centrali, ma vengono affiancati da inclusione, sicurezza, verde, servizi di prossimità e qualità dello spazio pubblico. La città del futuro non sarà quindi soltanto più connessa, ma dovrà essere anche più semplice da vivere, più capace di proteggere le persone e più resiliente di fronte alle sfide climatiche. Ed è proprio nei centri urbani, dove nei prossimi decenni si concentrerà una quota sempre maggiore della popolazione, che si giocherà una parte decisiva della trasformazione ambientale e sociale.

La Redazione

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