“do ut do” 2026 analizza il tema dell’identità come leva delle politiche culturali, tra partenariati pubblico-privati, sviluppo territoriale e modelli di governance.
Nel quadro delle trasformazioni che interessano i sistemi culturali contemporanei, il tema dell’identità assume una funzione strategica nella costruzione di ecosistemi territoriali resilienti, inclusivi e capaci di generare valore condiviso. A Bologna l’edizione 2026 di do ut do, progetto culturale fondato da Alessandra D’Innocenzo a sostegno della Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli, si inserisce in questo contesto come piattaforma operativa che utilizza l’arte contemporanea per attivare processi di cooperazione tra istituzioni, imprese e società civile.
Il progetto si articola in un programma in una Bologna diffusa che si riempirà, tra gennaio e febbraio 2026, di mostre e interventi coinvolgendo sedi museali, istituzioni formative, spazi teatrali e contesti aziendali, e attivando partenariati pubblico-privati e modelli di collaborazione intersettoriale. Questa struttura reticolare risponde agli obiettivi di rafforzamento del capitale culturale e sociale del territorio: do ut do si configura quindi come un modello replicabile di integrazione tra produzione culturale, welfare e responsabilità sociale d’impresa.
La mostra collettiva ospitata a Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna rappresenta un caso di studio significativo. Il museo, luogo di sedimentazione storica e identitaria, diventa spazio di riflessione sui processi di trasformazione sociale ed economica, contribuendo alla costruzione di una narrazione territoriale coerente con gli obiettivi di valorizzazione del patrimonio culturale previsti dalle politiche nazionali ed europee. L’arte assume qui una funzione di analisi e interpretazione, supportando la produzione di capitale simbolico e relazionale.
Un ulteriore asse strategico del progetto è rappresentato dall’omaggio a Nino Migliori (nella foto in alto), che nel 2026 celebra il centenario. La mostra all’Accademia di Belle Arti di Bologna, accompagnata da un concorso fotografico rivolto agli studenti, rafforza il ruolo della formazione e del trasferimento intergenerazionale delle competenze, elementi centrali nelle politiche di sviluppo del settore culturale e creativo. L’iniziativa contribuisce così alla qualificazione del capitale umano e alla sostenibilità di lungo periodo del sistema culturale locale.
Nel suo insieme, do ut do 2026 può essere letto come un caso di applicazione avanzata delle politiche culturali orientate allo sviluppo sostenibile. L’arte viene utilizzata come strumento di attivazione di reti istituzionali e di partenariati pubblico-privati, contribuendo alla produzione di capitale relazionale e alla qualificazione dell’offerta culturale territoriale. In questa prospettiva, il tema dell’identità assume una funzione operativa, utile a orientare strategie di cooperazione tra soggetti diversi e a rafforzare il ruolo della cultura all’interno dei processi di programmazione economica e sociale.
La Redazione