Un report di Aon evidenzia il peso crescente delle tempeste convettive e il ruolo della resilienza assicurativa.
Il costo economico degli eventi climatici estremi continua a crescere e ridefinisce il modo in cui imprese, assicuratori e istituzioni guardano al rischio. Nel 2025 le catastrofi naturali hanno provocato perdite globali per circa 260 miliardi di dollari, con una quota assicurata pari a 127 miliardi. È quanto emerge dall’ultimo Climate and Catastrophe Insight Report diffuso da Aon, società sche lavora soprattutto nel campo delle assicurazioni, della gestione dei rischi e della consulenza aziendale. Il report analizza l’evoluzione dei fenomeni atmosferici e le implicazioni per il mercato assicurativo internazionale. A differenza del passato, non sono più i cicloni tropicali a dominare la classifica degli eventi più onerosi per il settore: le tempeste convettive severe si confermano oggi la minaccia assicurata più costosa del XXI secolo. La loro frequenza elevata e la capacità di generare danni diffusi, soprattutto negli Stati Uniti, ha portato nel solo 2025 a perdite assicurate per 61 miliardi di dollari, uno dei valori più alti mai registrati. Non si tratta di singole catastrofi eccezionali, ma di una sequenza di eventi di media intensità che, sommati, producono un impatto economico sempre più rilevante.
Il quadro globale restituisce una realtà complessa: sebbene le perdite economiche totali risultino inferiori rispetto ai picchi degli anni precedenti, il volume degli indennizzi assicurativi rimane stabilmente oltre la soglia dei 100 miliardi per il sesto anno consecutivo. Questo scarto evidenzia una trasformazione nella natura del rischio, sempre più caratterizzato da eventi frequenti e localizzati che incidono in modo significativo sui portafogli assicurativi. Parallelamente persiste un ampio divario tra danni economici e coperture effettive, soprattutto nei mercati emergenti, dove una parte consistente delle perdite resta non assicurata. Nel corso del 2025 si sono registrati 49 eventi con danni economici superiori al miliardo di dollari, mentre gli eventi con perdite assicurate oltre la stessa soglia sono stati 30, ben oltre la media storica. Tra gli episodi più rilevanti figurano gli incendi boschivi in California, tra cui i fuochi di Palisades ed Eaton, che hanno rappresentato gli incendi più costosi mai osservati a livello globale con perdite economiche stimate in 58 miliardi di dollari. Il bilancio umano complessivo ha raggiunto circa 42.000 vittime, con un ruolo determinante di terremoti e ondate di calore; queste ultime, in particolare, hanno provocato oltre 25.000 decessi, in un anno che si colloca tra i più caldi mai registrati.
Dal punto di vista geografico, oltre la metà delle perdite economiche mondiali si è concentrata negli Stati Uniti, dove incendi e tempeste convettive hanno determinato un forte aumento dei sinistri. Nelle Americhe l’uragano Melissa ha rappresentato l’evento più oneroso della regione caraibica, mentre in Sud America la siccità prolungata ha colpito duramente il settore agricolo brasiliano. In Europa, Medio Oriente e Africa il livello complessivo dei danni è rimasto al di sotto della media storica, ma fenomeni come siccità, incendi e ondate di calore hanno confermato la crescente vulnerabilità del bacino mediterraneo. Nell’area Asia-Pacifico il terremoto in Myanmar e le inondazioni in Cina hanno segnato uno degli anni più complessi degli ultimi tempi.
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dall’analisi riguarda l’evoluzione degli strumenti di trasferimento del rischio. Le soluzioni parametriche e i cat bond stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel garantire liquidità rapida dopo le catastrofi. In alcuni casi, come quello dell’uragano Melissa, questi strumenti hanno consentito ai Paesi colpiti di ottenere fondi in tempi brevi, accelerando la ricostruzione e riducendo l’impatto economico sulle comunità.
Accanto alle innovazioni finanziarie, il report sottolinea la necessità di rafforzare la resilienza attraverso infrastrutture più solide, sistemi previsionali avanzati e standard edilizi aggiornati. L’obiettivo non è soltanto trasferire il rischio, ma ridurne l’esposizione complessiva, migliorando la capacità di adattamento a un contesto climatico sempre più volatile.
Anche l’Italia emerge come caso emblematico di un sistema ancora esposto a un significativo gap di protezione. Il 2025 è stato relativamente favorevole dal punto di vista degli eventi catastrofali, ma la quota di danni non assicurati resta elevata, segnalando la necessità di un’evoluzione strutturale del mercato. Le iniziative normative avviate negli ultimi anni, tra cui l’introduzione dell’obbligatorietà delle coperture catastrofali per le imprese e la creazione di un pool riassicurativo nazionale, rappresentano passi importanti verso una maggiore stabilità del sistema produttivo.
Secondo Pietro Toffanello, CEO di Aon Reinsurance Italia,
“i dati del Climate and Catastrophe Insight Report 2026 confermano che la sfida climatica è ormai strutturale e i danni causati a inizio anno nel sud Italia dal ciclone Harry sono un segnale anche per il nostro Paese. La riduzione del gap di protezione a livello globale è un segnale positivo, ma evidenzia allo stesso tempo quanto sia fondamentale continuare a rafforzare la resilienza fisica e finanziaria, soprattutto nei mercati più esposti e meno assicurati. Il settore riassicurativo svolge un ruolo chiave nel sostenere capacità, innovazione e soluzioni di trasferimento del rischio sempre più evolute. L’integrazione tra modelli avanzati, dati di qualità e tecnologie di analisi del rischio consente ad assicuratori, imprese e istituzioni di trasformare l’incertezza climatica in decisioni più informate, sostenibili e orientate al lungo periodo”.
Il messaggio che emerge dal report è chiaro: l’assenza di grandi catastrofi in un singolo anno non deve essere interpretata come una riduzione del rischio; al contrario, rappresenta una finestra temporale utile per rafforzare strumenti di prevenzione, ampliare la copertura assicurativa e sviluppare modelli di gestione del rischio più sofisticati, capaci di affrontare una realtà climatica sempre più complessa e imprevedibile.
La Redazione
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