Crescono smart meter, telecontrollo e sistemi predittivi, ma restano forti divari tra territori, comparti e gestori.
La digitalizzazione del servizio idrico italiano sta accelerando, sostenuta dagli investimenti del PNRR e del programma REACT-EU, ma il percorso continua a procedere con velocità differenti a seconda dei territori, dei comparti e delle dimensioni dei gestori. Nel corso del Festival dell’Acqua che si sta tenendo a Roma dal 28 al 30 settembre, ciò emerge dal Water Smart Utility Report “Il percorso di digitalizzazione del Servizio Idrico in Italia” di Utilitalia, che fotografa un sistema in forte evoluzione soprattutto sul fronte delle reti acquedottistiche e dei grandi gestori industriali, mentre permangono ritardi più evidenti nei comparti della fognatura e della depurazione e nelle aree affidate a imprese di dimensioni più contenute.
L’indagine prende in esame 27 gestori che servono circa 26 milioni di abitanti, pari al 44% della popolazione italiana, e mostra come tra il 2023 e il 2025 quasi tutti gli indicatori di digitalizzazione abbiano registrato un aumento, in alcuni casi fino a 26 punti percentuali. Il quadro che emerge è quello di un servizio idrico che sta progressivamente ampliando l’impiego di strumenti di telelettura, telecontrollo, sensoristica e sistemi di supporto alle decisioni, affiancando alla modernizzazione delle infrastrutture una crescente capacità di raccogliere e utilizzare dati provenienti dalle reti.
Telelettura e telecontrollo avanzano nelle reti acquedottistiche
Tra gli indicatori che evidenziano i progressi più significativi figura la quota di utenze dotate di contatori in telelettura, passata dal 14,6% del 2023 al 33,6% del 2025. Nello stesso periodo è cresciuta anche la porzione di rete acquedottistica gestita attraverso una sala di controllo centralizzata, salita dal 49,4% al 75,6%, mentre la rete dotata di misuratori di pressione collegati al telecontrollo è passata dal 35,4% al 58,2%. Aumentano inoltre la distrettualizzazione e il controllo a distanza delle infrastrutture: la rete distrettualizzata e telecontrollata è cresciuta dal 38,1% al 53,7%, mentre quella supportata da sistemi di supporto alle decisioni è salita dal 29,6% al 48,2%.
Un altro segnale dell’evoluzione in corso riguarda i rilevatori fissi di perdite, ancora quasi assenti nel 2023, quando coprivano appena lo 0,6% della rete, ma arrivati nel 2025 al 12,5%. Parallelamente si consolida la mappatura digitale delle infrastrutture, ormai molto avanzata nel campione analizzato: risulta georeferenziato il 94,8% della rete di acquedotto e il 96,9% di quella fognaria. Si tratta di una base informativa che accompagna la progressiva introduzione di strumenti digitali nella gestione delle reti e nella conoscenza delle infrastrutture.
Il comparto fognario resta più indietro
Se sul fronte acquedottistico gli indicatori mostrano un’accelerazione più marcata, il ritardo principale riguarda ancora il comparto fognario. I misuratori di portata online coprono infatti appena il 21,7% della rete, una distanza che il Report riconduce alla priorità assegnata negli ultimi anni alla realizzazione e all’adeguamento delle opere fisiche necessarie a superare le procedure di infrazione europee. Il divario tra comparti si affianca a quello esistente tra gestori e territori, confermando come il percorso di digitalizzazione non sia ancora uniforme. I progressi più rilevanti si concentrano nelle realtà maggiormente strutturate, mentre restano margini di sviluppo nei contesti nei quali la modernizzazione delle infrastrutture fisiche e quella degli strumenti digitali procedono con maggiore gradualità.
Dalla raccolta dei dati alla gestione predittiva
I casi analizzati mostrano una sostanziale convergenza nelle strategie adottate dai gestori. Distrettualizzazione delle reti, smart meter, ricerca delle perdite attraverso sensori acustici fissi e, in alcuni casi, sistemi satellitari, oltre al potenziamento del telecontrollo, rappresentano le principali direttrici degli interventi. Il passaggio successivo riguarda però l’utilizzo dei dati raccolti e la capacità di trasformarli in strumenti operativi per la gestione delle infrastrutture. In questa fase entrano in gioco data lake, piattaforme di smart water management, modellazione idraulica, digital twin e soluzioni di intelligenza artificiale, tecnologie che segnano il passaggio da una logica basata prevalentemente sul monitoraggio a una gestione sempre più predittiva. Secondo il Report, i benefici possono riguardare la riduzione delle perdite, l’efficienza energetica, la qualità dell’acqua e la capacità di risposta alle emergenze. Parallelamente cresce però anche la necessità di garantire interoperabilità tra sistemi differenti e livelli adeguati di cybersecurity.
Cybersecurity e monitoraggio nazionale tra le priorità
Sul tema interviene Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, che collega direttamente l’aumento della digitalizzazione alla necessità di rafforzare la protezione delle infrastrutture e di costruire strumenti comuni per misurare l’evoluzione del settore.
«La digitalizzazione rappresenta una strada obbligata per innalzare il livello dei servizi ai cittadini erogati dalle utility, il che impone di incrementare anche la capacità di difendersi dal fenomeno dei cyber attack. Il PNRR ha contribuito ad accelerare gli investimenti in questa direzione ma per il prossimo futuro è importante costruire un sistema nazionale di monitoraggio della digitalizzazione del servizio idrico, fondato su definizioni, metodologie e modalità di raccolta dei dati condivise: ciò consentirebbe di confrontare le performance dei gestori, fissare benchmark e obiettivi progressivi e affiancare agli indicatori di diffusione delle tecnologie indicatori di risultato, in grado di misurare quanto sensori, piattaforme e smart meter incidano concretamente su perdite, qualità del servizio, consumi energetici e resilienza».
La prospettiva indicata è quindi quella di passare da una semplice misurazione della diffusione degli strumenti digitali a una valutazione più diretta dei risultati che queste tecnologie producono sul funzionamento del servizio idrico. Sensori, piattaforme e contatori intelligenti diventano in questo modo non soltanto indicatori di innovazione, ma elementi da valutare in relazione alla loro capacità di incidere sull’efficienza complessiva delle reti.
Crescono gli investimenti, ma resta centrale lo stato fisico delle reti
L’accelerazione digitale si inserisce in una fase di crescita più generale degli investimenti nel settore. Tra il 2012 e il 2025gli investimenti pro capite di un campione di gestori industriali sono passati da 35 a 126 euro per abitante, mentre nel solo periodo compreso tra il 2021 e il 2025 l’incremento è stato del 54%. Anche la componente specificamente destinata alla digitalizzazione delle utilities, compreso il servizio idrico, è aumentata sensibilmente, passando da 421 milioni di euro nel 2022 a 780 milioni nel 2024, per un totale di circa 1,8 miliardi di euro nel triennio.
Il Report sottolinea tuttavia che l’efficacia della digitalizzazione resta strettamente legata allo stato materiale delle infrastrutture. Secondo i dati ARERA, il tasso medio di sostituzione delle condotte di acquedotto è pari a circa 0,7% all’anno, un ritmo che corrisponde a un tempo teorico di rinnovo superiore a 125 anni. Per questo, investimenti digitali e interventi sulle infrastrutture fisiche non vengono considerati percorsi alternativi, ma componenti complementari dello stesso processo di modernizzazione del servizio idrico.
La Redazione