A Verona la presentazione della più egregia fiera del vino, che si aspetta dal 12 al 15 aprile.
È stato il leitmotiv nella presentazione odierna del Vinitaly 2026, a Verona dal 12 al 15 aprile, quel perseguire l’eccellenza che gli imprenditori del vino – e non solo – hanno tramutato in prodotti di qualità ora largamente diffusi nei mercati internazionali. Quei mercati che Veronafiere presidia con e per il Vinitaly, di concerto con le istituzioni di riferimento tra cui Masaf e ITA-Italian Trade Agency (Agenzia Ice). Vinitaly si conferma hub globale per il business in fiera, per le 4.000 aziende presenti, oltre che sulle principali destinazioni storiche ed emergenti, coadiuvato dalla campagna di incoming Veronafiere/ITA – Italian Trade Agency: oltre 1.000 infatti i top buyer selezionati, invitati e ospitati; attesi, inoltre, ulteriori operatori professionali esteri da oltre 130 Paesi.
Gli operatori profilati coinvolti nel piano strategico e in arrivo provengono da 70 Paesi: in testa i nordamericani (Usa e Canada) con +31 top buyer canadesi rispetto al 2025. Sempre in zona extra Ue, è stato potenziato l’ingaggio della domanda asiatica di vino italiano guidata sempre dalla Cina ma con una prospettiva di crescita da parte di India, Giappone, Thailandia – che ospitano anche le tappe estere di Vinitaly – oltre che da Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia e Filippine. L’area sudamericana si distingue per numerosità dell’incoming 2026, con Brasile e Messico tra le piazze più dinamiche. In forte crescita anche gli operatori dell’Africa che quest’anno registra un perimetro di azione allargato a 10 Stati. Nei confini europei, Germania, Paesi nordici ed Est Europa.
Offerta e contenuti
Tra le principali novità, si rinnova l’offerta sui distillati e la mixology con Xcellent Spirits, un padiglione intero (hall C) e cresce NoLo – Vinitaly Experience sui No-Lo Alcohol (basso e zero alcol), sfida per attrarre nuovi consumatori: la start up in collaborazione con UIV-Unione Italiana Vini al 2° piano del Palaexpo ospita 13 aziende espositrici e un’enoteca cocktail bar con 28 etichette di 12 cantine; previsti workshop, masterclass, degustazioni. Si consolida Vinitaly Tourism con un programma durante tutti i giorni di manifestazione e rafforza il calendario di incontri b2b grazie a un incoming mirato di buyer e tour operator specializzati, affiancato da nuove formule esperienziali dedicate ai territori e alle cantine, con due poli tematici per un trend, quello dell’enoturismo, sempre più centrale. Una gourmet experience per celebrare la Cucina Italiana patrimonio culturale immateriale Unesco con chef stellati e giovani promesse. La priorità rappresentata dal digital è soddisfatta dal potenziamento di Vinitaly Plus con il nuovo Buyers Club, la piattaforma di networking per il business bidirezionale tra produttori e buyer internazionali registrati, e l’esordio di Bacco AI, agente di intelligenza artificiale utile nella ricerca di espositori ed eventi. Infine Vinitaly OperaWine (11 aprile) con le 150 cantine selezionate da Wine Spectator, quest’anno con tre sezioni inedite, e il fuori salone Vinitaly and the City (10-12 aprile, in una Verona città ora olimpica), rafforzano il legame tra business, territori e pubblico. Restano le manifestazioni specializzate sul Bio (biologico e certificazioni Equalitas), Raw Wine (vini naturali, organici e biodinamici), Amphora Revolution (in anfore e giare di terracotta), MicroMegaWines (piccole cantine e vini a tiratura limitata), Xcellent Beers per la produzione brassicola, International Wine Hall che riunisce 14 aziende estere (Francia, Georgia, Armenia, Lituania, Albania e Belgio oltre a una selezione di sakè), e Enolitech sulle attrezzature del design, dei prodotti e delle tecnologie. Partnership anche con SOL Expo, la rassegna di Veronafiere dedicata all’extravergine di qualita, per assaggiare durante Vinitaly and the City cocktail con olio nonché oli Veneto Valpolicella dop e Garda dop (per il programma e le iniziative della manifestazione, si rimanda al sito ufficiale).
Le testimonianze degli imprenditori del vino
Ci hanno pensato Piero Antinori, Marco Caprai, Paolo Damilano, José Rallo e Gaetano Marzotto a raccontare come coraggio e visione siano necessari per innovare, anche nelle crisi. Da quella del metanolo ci fu – osserva Piero Antinori – la presa di coscienza dei rappresentanti governativi che capirono la strategia di qualità del prodotto agroalimentare italiano, ma anche di distributori e consumatori, poiché la selezione dei fornitori non può essere basata solo sul prezzo: l’inizio di una modernizzazione del sistema. Da Caprai la mancanza della manodopera durante il Covid si è trasformata in integrazione: collaborando con la Caritas, hanno occupato 400 migranti da Paesi in guerra, con 30 nazionalità presenti in vigneto. Josè Rallo (Donnafugata) racconta le origini della raccolta notturna per preservare il corredo di aromi dello Chardonnay, vitigno precoce, i primi di agosto del 1998: il padre trasformò la proposta dell’enologo in una festa aperta a tutti. Del resto, Josè è appassionata di musica, e l’alternanza tra dolcezza e freschezza del Ben Ryé Passito di Pantelleria ha per lei il ritmo del samba. Non solo coraggio ma anche fortuna, che va sollecitata – sostiene Damilano -, stando fermi non capiterà mai nulla. Fortuna è l’avallo del campione di basket LeBron James che ha mostrato apprezzamento per il Barolo Riserva Cannubi “1752”; coraggio è invece valorizzare Cannubi e tenere una riserva di 7 anni: bisogna avere una visione del mercato futuro. Infine Gaetano Marzotto ricorda l’entusiasmo e l’insistenza dell’importatore Tony Terlato per esportare negli anni 60 in Usa il Pinot Grigio Santa Margherita, allora sconosciuto: si posizionò ottimamente perché fresco, fruttato e leggero e si abbinava bene alle cucine mediterranea e asiatica. E a conferma della necessità di innovare continuamente, ricorda il nonno che tra i primi nel 1952 credette nella spumantizzazione della Glera, aprendo la strada al Prosecco come lo conosciamo.