IL VINO TOSCANA IGT COMPIE TRENT’ANNI

La celebrazione dei trent’anni del Toscana IGT, “Indicazione Geografica Tipica” istituita nel 1995 e dedicata ai vini prodotti in tutto il territorio della Toscana, è stata ospitata il 19 novembre 2025 nella cornice istituzionale fiorentina di Palazzo Strozzi Sacrati e ha offerto l’occasione per rileggere l’evoluzione di una delle IGT più dinamiche del panorama vitivinicolo italiano. L’incontro, aperto dal presidente del Consorzio Vino Toscana Cesare Cecchi, ha ricostruito l’itinerario che, dagli anni Ottanta a oggi, ha trasformato un’idea di tutela territoriale in un marchio di eccellenza riconosciuto a livello globale. Il Consorzio ad oggi riunisce 404 soci e, se si considerano anche i soci delle 14 cooperative di primo grado esistenti in Toscana e associate, si arriva a superare i 1.600 associati.

“Negli anni ’80 del secolo scorso – ha spiegato Cecchi – si sviluppò l’idea di riunire i produttori in una casa comune e con tale scopo il 22 novembre 1984 nacque l’Ente Tutela Vini dei Colli della Toscana Centrale i cui tre soci fondatori furono Piero Antinori, Vittorio Frescobaldi e Ambrogio Folonari. Ente che è rimasto tale fino al 27 luglio 1995, quando ha cambiato nome in Ente Tutela Vini di Toscana, in previsione dell’arrivo del Disciplinare del vino Toscana IGT, nell’ottobre dello stesso anno. È stato solo più recentemente, il 10 giugno 2019, che – ha aggiunto – l’Ente è stato poi trasformato in Consorzio Vino Toscana.

La denominazione, ha sottolineato Cecchi, è diventata strumento di flessibilità e competitività per aziende chiamate a confrontarsi con mercati complessi, tanto che il Consorzio ha avviato una revisione del Disciplinare che prevede, tra l’altro, un cambio di nome e l’apertura agli spumanti. Al centro dell’impegno consortile resta però la tutela del nome “Toscana”, presidio contro usi impropri e chiave strategica per la valorizzazione collettiva.

Particolarmente significative le testimonianze dei protagonisti storici: Antinori, Frescobaldi e Folonari hanno rievocato la volontà pionieristica che alimentò la nascita dell’Ente, motivata dall’esigenza di offrire ai produttori un luogo comune di rappresentanza capace di accompagnare l’innovazione senza perdere il legame con la tradizione.

Sul piano prospettico, l’intervento del professor Alberto Mattiacci (cattedra di Economia e Gestione delle imprese alla Sapienza) ha delineato una traiettoria di crescita orientata verso il segmento premium, sostenuta da una domanda internazionale solida e da un patrimonio reputazionale in espansione. La sfida, ha affermato, sarà capitalizzare notorietà e identità per consolidare la presenza sui mercati più evoluti.

In chiusura, i dati economici confermano la forza dell’IGT Toscana: 640 mila ettolitri annui, pari al 27% della produzione regionale, 13.500 ettari di vigneto e un valore generato di circa 470 milioni di euro nel 2024. L’export domina con il 69% della produzione, trainato da Europa e Stati Uniti, mentre il mercato interno assorbe solo un terzo del totale. Numeri che testimoniano come l’Indicazione Geografica sia ormai un asset strategico dell’enologia toscana e un modello di sviluppo capace di coniugare identità, innovazione e competitività globale.

Condividi su: