Nel Questionario dell’Unione Giovani Commercialisti si parla di abusivismo (poco segnalato), di comunicazione professionale (social) e del ruolo (criticato) degli Ordini.
Il questionario promosso dall’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili offre una fotografia articolata e critica dello stato della professione, mettendo in luce nodi strutturali che incidono sulla credibilità, sull’efficacia e sull’evoluzione del ruolo del commercialista nel contesto economico e istituzionale. I risultati, presentati nel corso del Forum del 12 dicembre a Padova, evidenziano come alcune questioni storiche, a partire dall’abusivismo, restino irrisolte e continuino a generare frustrazione all’interno della categoria, soprattutto tra i professionisti più giovani.
La lotta all’esercizio abusivo della professione emerge come una priorità condivisa quasi unanimemente. Oltre la metà degli iscritti dichiara di essersi imbattuta direttamente in casi di abusivismo, segno di un fenomeno ancora diffuso e percepito come dannoso non solo sul piano economico, ma anche su quello della tutela dei clienti e della reputazione della professione. Tuttavia, a fronte di questa consapevolezza, solo un quarto degli intervistati ha proceduto con una segnalazione formale. Il dato diventa particolarmente critico se si considera l’efficacia percepita di tali segnalazioni: nel 95 per cento dei casi non si sono registrati esiti concreti, mentre solo una minima parte ha portato a provvedimenti come l’avvio di procedimenti penali o l’emissione di diffide. Questo scollamento tra segnalazione e risultato alimenta un senso di inefficacia del sistema di tutela.
Accanto al tema dell’abusivismo, il questionario evidenzia un cambiamento nelle modalità di relazione con il mercato. Circa un terzo dei commercialisti utilizza i social network come strumento di comunicazione e promozione professionale, segnalando una progressiva apertura verso forme di visibilità e relazione che fino a pochi anni fa erano marginali o guardate con diffidenza. Questo cambiamento si inserisce però in un contesto regolatorio percepito come rigido: per il 56 per cento degli intervistati il codice deontologico è vissuto più come un vincolo imposto dall’appartenenza all’Ordine che come una reale tutela, soprattutto se confrontato con la libertà operativa di soggetti non ordinistici che svolgono attività simili senza essere sottoposti alle stesse regole.
Il ruolo degli Ordini territoriali rappresenta un altro punto centrale dell’indagine. Da un lato, viene riconosciuto un impegno, almeno parziale, nella valorizzazione dei giovani professionisti; dall’altro, quasi la metà degli iscritti giudica questo impegno insufficiente. A ciò si aggiunge una valutazione critica sull’efficacia degli Ordini nella costruzione di rapporti funzionali con le principali istituzioni con cui i commercialisti si confrontano quotidianamente, dall’Agenzia delle Entrate all’Inps, dall’Inail ai Tribunali. La percezione diffusa è quella di strutture che faticano a svolgere pienamente un ruolo di intermediazione e rappresentanza istituzionale.
Le considerazioni emerse dal questionario sono state al centro del confronto avviato durante il Forum, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, degli enti di previdenza e del mondo della formazione professionale, oltre ai vertici degli Ordini territoriali e ai candidati alla loro presidenza. Dal dibattito è emersa in modo ricorrente la richiesta di un rinnovamento delle strutture ordinistiche, percepite in alcuni casi come statiche e poco allineate ai cambiamenti della professione e del mercato. Una richiesta che, come sottolineato dal presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, Francesco Cataldi (nella foto in alto), appare oggi più forte e diffusa rispetto al passato.
Nel complesso, il questionario restituisce l’immagine di una professione consapevole delle proprie criticità e al tempo stesso alla ricerca di nuovi equilibri. La difesa del perimetro professionale, l’adattamento alle nuove forme di comunicazione, il rapporto con le regole deontologiche e il ruolo degli Ordini sono temi che si intrecciano e che richiedono risposte sistemiche. I dati raccolti dall’Unione giovani non si limitano a una fotografia statistica, ma pongono interrogativi di natura economica e istituzionale sul futuro della professione, indicando la necessità di strumenti più efficaci di tutela, rappresentanza e dialogo con il contesto in cui i commercialisti operano.