Carriere nell’aviazione, un settore che conquista i talenti

L’aviazione continua a esercitare un fascino particolare su chi cerca un lavoro dinamico, internazionale e capace di offrire prospettive molto diverse nel corso del tempo. A richiamare nuovi professionisti non sono soltanto il viaggio, la tecnologia o la possibilità di lavorare in contesti globali, ma anche la sensazione di partecipare a un sistema complesso nel quale ogni funzione contribuisce al risultato finale. Ancora più interessante, però, è capire perché molte persone, una volta entrate in questo mondo, scelgano di rimanervi per gran parte della propria vita professionale.

A raccontarlo è Sandra Diaso, oggi Head of Human Resources di KlasJet, operatore specializzato nei charter privati e nei servizi ACMI, forma di noleggio di aeromobili molto usata nel trasporto aereo. La sigla significa Aircraft, Crew, Maintenance and Insurance, cioè aeromobile, equipaggio, manutenzione e assicurazione. La stessa carriera di Diaso rappresenta bene la mobilità tipica del settore: partita dall’ingegneria civile, ha successivamente lavorato nella formazione, nella gestione delle risorse degli equipaggi e nelle risorse umane, fino ad arrivare a un ruolo di responsabilità manageriale. Afferma:

«Date all’aviazione almeno quel primo anno di cui tutti parlano. Ma fate attenzione, perché potrebbe trasformarsi in una carriera per tutta la vita».

Non solo piloti, assistenti di volo e ingegneri

Quando si parla di occupazione nel trasporto aereo, l’immaginario collettivo tende a concentrarsi quasi esclusivamente sulle figure operative: piloti, tecnici, ingegneri aeronautici e personale di cabina. Si tratta certamente di professionalità destinate a rimanere centrali, anche considerando le previsioni sul fabbisogno futuro di personale. Boeing stima infatti che nei prossimi vent’anni il settore avrà bisogno complessivamente di oltre 2,4 milioni di nuovi professionisti nelle principali categorie operative.

Dietro ogni volo, tuttavia, esiste una struttura molto più ampia. Compagnie aeree, operatori charter, società ACMI, aziende di manutenzione, handler aeroportuali e gruppi attivi nei servizi aeronautici hanno bisogno di competenze che spaziano dalle risorse umane alla finanza, dall’informatica agli affari legali, dalle attività commerciali alla sicurezza, dalla comunicazione alla compliance. Sottolinea Diaso:

«Uno degli aspetti più interessanti è proprio il fatto che non sia necessario essere piloti o ingegneri per costruirsi una carriera nell’aviazione. Senza le funzioni di supporto, l’intero sistema semplicemente non potrebbe funzionare. E con l’aumento previsto del personale operativo, anche il peso di queste professionalità continuerà a crescere».

Cambiare reparto può diventare parte naturale del percorso

A differenza di altri settori, nell’aviazione il passaggio da una funzione all’altra non rappresenta necessariamente una rottura del percorso professionale. Al contrario, può diventare una delle modalità più comuni di crescita. Questo avviene perché le diverse aree aziendali sono fortemente interdipendenti e si trovano quotidianamente a collaborare.

Operazioni di volo, gestione degli equipaggi, manutenzione, commerciale, sicurezza, finanza, compliance e risorse umane entrano continuamente in contatto. Chi lavora in uno di questi ambiti finisce quindi per conoscere anche le logiche degli altri, sviluppando competenze trasversali e, spesso, nuovi interessi professionali.

«Nessun reparto lavora realmente in isolamento. Partendo da un determinato ruolo, ci si ritrova naturalmente esposti ad altre parti dell’organizzazione. Si conoscono nuovi processi, si incontrano persone con competenze differenti e si può scoprire che ciò che si sa fare è utile anche in un’area completamente diversa».

Non sono rari, di conseguenza, percorsi apparentemente imprevedibili: un addetto alla biglietteria può passare alla compliance, così come un membro dell’equipaggio di cabina può avvicinarsi alle risorse umane o alla formazione. Una possibilità ancora più concreta nei grandi gruppi aeronautici, dove sotto la stessa organizzazione convivono attività di charter, leasing con equipaggio, manutenzione, handling, recruiting e training.

La crescita professionale non segue più una linea verticale

Uno degli elementi che distinguono maggiormente le carriere nell’aviazione è proprio l’assenza di un modello unico di avanzamento. Crescere non significa necessariamente ottenere un titolo più importante o salire progressivamente nella gerarchia aziendale. In molti casi significa acquisire nuove competenze, lavorare su progetti complessi, cambiare mercato o Paese, spostarsi lateralmente oppure approfondire una particolare specializzazione.

La stessa esperienza di Diaso, sviluppata attraverso sei differenti ruoli, testimonia questa struttura professionale meno rigida. Dall’ingegneria civile è passata alla formazione, poi alla gestione delle risorse degli equipaggi, alle risorse umane e infine alla leadership.

«Non credo esista più una sola risposta alla domanda su cosa significhi crescere professionalmente. Per qualcuno significa diventare responsabile di un team, per altri accumulare competenze, partecipare a nuovi progetti, cambiare funzione o costruire un’esperienza internazionale. Nell’aviazione le carriere raramente sono lineari, e questo rappresenta uno dei punti di forza del settore».

Alla base rimane un elemento comune: la possibilità di continuare a imparare. È proprio la varietà delle situazioni e dei problemi da affrontare a rendere difficile la sensazione di essere arrivati a un punto fermo.

Le aziende devono costruire condizioni che favoriscano la permanenza

L’energia del settore può essere sufficiente per attrarre una persona, ma non basta necessariamente a trattenerla per dieci o vent’anni. Il ritmo è intenso, la responsabilità elevata e i cambiamenti frequenti. Affinché un’esperienza inizialmente entusiasmante si trasformi in una carriera di lungo periodo, secondo Diaso le imprese devono creare concrete possibilità di sviluppo.

«L’aviazione può conquistare le persone con la sua energia, ma ciò che trasforma quell’attrazione in una carriera è la possibilità di crescere».

Questo significa offrire formazione, nuovi incarichi, mobilità interna, progetti più impegnativi e occasioni di esposizione internazionale, ma anche tenere conto di aspettative che negli ultimi anni sono profondamente cambiate. Retribuzione e stabilità continuano ad avere importanza, ma non sono più sufficienti.

I lavoratori chiedono maggiore flessibilità, chiarezza nelle decisioni, prospettive concrete e la possibilità di comprendere quale direzione stia prendendo l’organizzazione. Sono inoltre più inclini a interrogarsi sulla qualità della leadership, sulla cultura aziendale e sull’effettiva possibilità di conciliare il lavoro con la propria vita.

«Le persone vogliono sapere non soltanto che cosa devono fare, ma anche perché una determinata decisione viene presa e dove sta andando l’azienda. E vogliono essere considerate come individui, non semplicemente come un nome inserito in un turno».

La fidelizzazione passa anche dalla personalizzazione

Un altro cambiamento riguarda il modo in cui i dipendenti interpretano il rapporto con l’impresa. La fedeltà aziendale non può più essere considerata automatica, ma deve essere costruita nel tempo attraverso comportamenti coerenti.

Persone che si trovano in momenti differenti della propria vita professionale possono avere esigenze molto diverse. Chi è all’inizio della carriera potrebbe privilegiare la possibilità di imparare rapidamente e fare esperienza internazionale; chi ha maggiore anzianità potrebbe cercare responsabilità, autonomia o una migliore sostenibilità dei ritmi.

Per questo motivo, secondo Diaso, le imprese devono evitare approcci troppo standardizzati. Il senso di appartenenza nasce anche dalla percezione che l’organizzazione riconosca il contributo individuale e consenta di comprendere come il proprio lavoro si inserisca in un sistema più grande.

Trattenere il talento non significa lasciarlo nello stesso ruolo

La mobilità interna produce benefici anche per le aziende. Un professionista che ha conosciuto più funzioni porta con sé una conoscenza operativa difficilmente replicabile attraverso la sola formazione teorica.

«Una persona che ha realmente lavorato come membro di un equipaggio porta una prospettiva completamente diversa quando entra nelle risorse umane o nella formazione. Conosce la realtà concreta che esiste dietro procedure e regolamenti».

Da questa prospettiva, trattenere un dipendente non significa necessariamente mantenerlo per anni nella stessa posizione. Al contrario, consentirgli di cambiare funzione può essere il modo più efficace per evitare che abbandoni l’organizzazione o l’intero settore.

Anche il percorso di Diaso segue questa logica.

«La formazione mi ha insegnato il valore degli standard e dello sviluppo, la gestione delle risorse degli equipaggi mi ha fatto conoscere da vicino la realtà operativa, l’HR business partnering mi ha avvicinata alle decisioni aziendali e la leadership mi ha insegnato a collegare persone e strategia. Ogni ruolo mi ha dato un pezzo diverso del puzzle dell’aviazione».

Un settore difficile da lasciare una volta entrati

Alla base della capacità dell’aviazione di trattenere professionisti per molti anni rimane infine una caratteristica meno misurabile, ma spesso decisiva: la sensazione di lavorare in un ambiente che continua a sorprendere.

Anche dopo molti anni, nuove situazioni operative, cambiamenti tecnologici, mercati internazionali e problemi inediti impediscono al lavoro di diventare completamente prevedibile. Per alcune persone è proprio questa costante esposizione alla complessità a trasformare il settore in una scelta di lungo periodo.

«Credo che l’aviazione continui a sembrare diversa dalla maggior parte delle altre industrie. Possiede un’energia particolare e ti mantiene sempre leggermente fuori dalla tua zona di comfort. Anche dopo quasi dieci anni continuo a trovarmi davanti a situazioni che non avevo mai incontrato prima. Quando ci si abitua a questo ritmo, alla complessità e alla sensazione di contribuire a qualcosa di più grande, può diventare difficile immaginarsi in un ambiente più prevedibile».

Ed è forse proprio questo il tratto che meglio sintetizza una carriera nel trasporto aereo: la possibilità di entrare portando con sé una competenza specifica e scoprire, nel tempo, che è lo stesso mondo dell’aviazione a trasformare e ampliare quella professionalità.

KlasJet e Avia Solutions Group

KlasJet è una società specializzata nei charter corporate VIP e nei servizi di leasing ACMI, con una flotta di aeromobili configurati per voli di gruppo e collegamenti personalizzati. L’azienda opera da Vilnius e da diversi aeroporti dell’Europa occidentale e orientale, dell’Africa e del Medio Oriente.

La società fa parte di Avia Solutions Group, gruppo internazionale attivo nei servizi ACMI e in numerose altre attività dell’industria aeronautica, dalla manutenzione alla formazione di piloti ed equipaggi, fino all’handling aeroportuale e ai servizi collegati. Il gruppo conta oltre 11.000 professionisti e opera su scala internazionale.

Romina Ciuffa

Romina Ciuffa è direttore di Specchio Economico dal 2016.

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