Con l’Online News Act, Ottawa ridefinisce il ruolo pubblico delle piattaforme digitali tra regolazione e informazione.
Nel dibattito internazionale sulla regolazione delle piattaforme digitali, il Canada si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante, non tanto per la dimensione del proprio mercato quanto per l’approccio normativo scelto, che tende a collocarsi in una posizione intermedia tra il modello statunitense, storicamente improntato a una forte protezione della libertà di espressione e della non responsabilità degli intermediari, e quello europeo, progressivamente orientato verso una responsabilizzazione estesa delle piattaforme in quanto attori strutturali dell’ecosistema informativo.
La nuova legge canadese sulla responsabilità dei contenuti online (la Online News Act, formalmente “an act respecting online communications platforms that make news content available to persons in Canada”), si inserisce in questo quadro come un tentativo esplicito di ridefinire il ruolo delle piattaforme social non più come meri spazi neutrali di intermediazione tecnica, ma come soggetti che, per dimensione, capacità di influenza e potere algoritmico, partecipano in modo attivo alla formazione del discorso pubblico e, di conseguenza, non possono più essere completamente estranei agli effetti prodotti dalla circolazione dei contenuti ospitati.
Il punto di partenza del legislatore canadese è una constatazione ormai condivisa a livello istituzionale: la diffusione di contenuti dannosi – dall’odio online alla disinformazione, fino alle forme più estreme di violenza verbale e simbolica – non è un fenomeno marginale o accidentale, ma il risultato di architetture digitali progettate per massimizzare l’engagement, la permanenza degli utenti e la monetizzazione dell’attenzione. In questo senso, la legge non si limita a intervenire sul singolo contenuto illecito, ma mira a incidere sulle condizioni sistemiche che ne favoriscono la circolazione.
Il cuore del nuovo impianto normativo risiede nell’introduzione di obblighi di diligenza rafforzata a carico delle piattaforme, che vengono chiamate non solo a reagire ex post a segnalazioni o ordini di rimozione, ma a dotarsi di meccanismi preventivi, procedure interne e strutture organizzative idonee a limitare la diffusione di contenuti considerati dannosi secondo criteri definiti dal legislatore. Si tratta di un passaggio concettuale significativo, perché sposta l’asse della responsabilità dal singolo atto alla gestione complessiva del rischio informativo.
Allo stesso tempo, il legislatore canadese ha cercato di evitare una sovrapposizione meccanica con il modello europeo, mantenendo una certa cautela nel definire in modo rigido le categorie di contenuti e nel preservare spazi di valutazione discrezionale, sia per le piattaforme sia per le autorità di controllo. Questa scelta riflette una sensibilità politica e costituzionale diversa, attenta a non compromettere il pluralismo e la libertà di espressione, ma consapevole della necessità di intervenire su dinamiche che producono effetti sociali ormai difficilmente ignorabili.
Un elemento centrale della nuova legge è il rafforzamento del ruolo delle autorità pubbliche, chiamate a esercitare funzioni di vigilanza, indirizzo e, in alcuni casi, sanzione, in un rapporto che non si limita alla repressione delle violazioni, ma punta a instaurare un dialogo strutturato con le piattaforme stesse. La regolazione, in questo senso, viene concepita non come un insieme statico di divieti, ma come un processo continuo di adattamento a un ambiente tecnologico in costante evoluzione.
Le implicazioni di questa scelta vanno oltre i confini nazionali. Il Canada si propone, implicitamente, come laboratorio normativo per una governance delle piattaforme che riconosca la loro centralità economica e sociale senza rinunciare all’intervento pubblico, ma evitando al tempo stesso una trasposizione rigida dei modelli più prescrittivi. In un contesto globale segnato da crescenti tensioni tra regolazione, innovazione e libertà fondamentali, questo equilibrio rappresenta una scommessa istituzionale non priva di rischi. Per le grandi piattaforme social, la nuova normativa canadese comporta un ulteriore livello di complessità regolatoria, che si aggiunge a un mosaico già frammentato di obblighi nazionali e sovranazionali. La gestione della responsabilità dei contenuti diventa così non solo una questione legale, ma una variabile strategica, con effetti diretti sull’organizzazione interna, sui modelli di moderazione e sulle scelte algoritmiche.
Nel lungo periodo, la legge canadese contribuisce a rafforzare una tendenza ormai evidente: la fine dell’idea secondo cui le piattaforme possano essere considerate soggetti neutrali e irresponsabili rispetto agli effetti sistemici delle proprie infrastrutture. Senza arrivare a una piena assimilazione agli editori tradizionali, il legislatore riconosce che il potere di strutturare la visibilità dei contenuti implica, inevitabilmente, una quota di responsabilità pubblica.
La normativa citata è l’Online News Act, formalmente An Act respecting online communications platforms that make news content available to persons in Canada, approvata come Statutes of Canada 2023, chapter 23 (Bill C-18). La legge ha ricevuto il Royal Assent il 22 giugno 2023 ed è consultabile sul sito ufficiale del Governo del Canada, nella sezione Justice Laws Website (laws-lois.justice.gc.ca).
La Redazione
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