CAMMINI DìVINI: A SUON DI CALICI NELLE ABBAZIE DEL LAZIO

Dal 15 novembre parte da Montecassino il nuovo progetto di turismo lento promosso dalla Regione Lazio, un viaggio che unisce fede, paesaggio e vino, da Cassino a Subiaco passando per Sermoneta.

Tre abbazie, tre province e un solo filo conduttore: la riscoperta del Lazio attraverso i suoi cammini spirituali e i suoi sapori. Sabato 15 novembre prende il via Cammini DìVini, il percorso promosso dall’Assessorato al Turismo della Regione Lazio che unisce il fascino del monachesimo benedettino alla cultura enogastronomica del territorio. Una mappa ideale che va da Montecassino a Valvisciolo fino a Subiaco, per intrecciare storia, silenzio e degustazioni sotto un’unica idea: viaggiare lentamente.

Si partirà dall’Abbazia di Montecassino, simbolo della spiritualità europea e luogo che domina la valle del Liri con la sua architettura austera. Qui, dalle 10 alle 16, si alterneranno visite guidate, percorsi nei vigneti storici, laboratori per famiglie e degustazioni curate da Slow Food, con i vini selezionati delle Strade del Vino di Frosinone e Latina. Alle 11 è previsto l’incontro istituzionale con l’assessore regionale al Turismo Elena Palazzo, il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora, l’abate Don Antonio Luca Fallica e i rappresentanti delle amministrazioni locali.

Dopo Cassino, il viaggio proseguirà verso l’Abbazia di Valvisciolo, a Sermoneta, il 22 novembre, e si concluderà il 6 dicembre a Subiaco, culla dell’esperienza benedettina e meta del Cammino di San Benedetto. In ogni tappa, l’idea è la stessa: aprire le porte dei monasteri, far incontrare i pellegrini con i produttori, trasformare il turismo in un gesto di conoscenza e di cura.

Accanto alle degustazioni, saranno organizzati anche itinerari escursionistici lungo il Cammino di San Benedetto, toccando luoghi densi di memoria storica come Quota 593, la Masseria Albaneta e la Casa del Dottore, scenari della Seconda guerra mondiale oggi riconvertiti a percorsi di pace.

“Cammini DìVini” nasce come esperimento di turismo diffuso e destagionalizzato, ma si presenta anche come un invito a rallentare: un modo per riavvicinare i laziali e i visitatori ai paesaggi interiori del territorio, dove il tempo del vino e quello della preghiera si incontrano in una stessa misura.

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