All’Aquila un confronto su turismo sostenibile, identità territoriale e rigenerazione delle aree interne
Nei territori colpiti dal sisma, la ricostruzione non è più soltanto una questione edilizia, ma sempre più spesso passa attraverso scelte culturali capaci di tenere insieme memoria, paesaggio e nuove forme di sviluppo. In questo quadro, cammini e ciclovie emergono come strumenti strategici per trasformare fragilità storiche in opportunità contemporanee, restituendo senso e continuità ai territori interni dell’Appennino abruzzese, soprattutto in un’area, come è quella del “cratere“, che è stata colpita dai terremoti del Centro Italia (2009 e 2016), e che include circa 140 comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, caratterizzata da gravi danni e dalla necessità di ricostruzione.
È attorno a questa visione che si sviluppa l’incontro pubblico in programma giovedì 15 gennaio 2026 a Palazzo Margherita, nel cuore de L’Aquila, un appuntamento che mette al centro non solo le infrastrutture leggere del turismo lento, ma soprattutto il loro valore culturale e identitario come leva di rigenerazione per il cratere sismico. L’incontro è promosso da Ciclovie della transumanza, progetto realizzato grazie al finanziamento del PNRR – PNC, Misura B2.2, Area Omogenea 5, che propone un percorso ciclabile attraverso otto comuni abruzzesi nelle province di Pescara e dell’Aquila: Cugnoli (capofila), Brittoli, Bussi sul Tirino, Capestrano, Civitella Casanova, Montebello di Bertona, Popoli Terme e Torre de’ Passeri.
Roberto Santangelo, assessore Beni e Attività Culturali Regione Abruzzo ha dichiarato:
“I territori della provincia dell’Aquila devono avere la forza e il coraggio di costruire progetti di crescita e sviluppo che siano in grado di esaltare la bellezza, la storia e la memoria dei luoghi. Ciclovie della Transumanza lo fa nel rispetto di tutti i parametri che la Regione Abruzzo si è data per promuovere il turismo delle aree interne, fatto di sostenibilità e rispetto dell’ambiente. Il progetto è destinato a svilupparsi nell’anno di L’Aquila Capitale della Cultura, quindi con la possibilità di ampliare la platea dei destinatari con un target di riferimento ben definito”.
Dal paesaggio storico a una nuova geografia del viaggio
Camminare e pedalare lungo antichi tracciati non significa semplicemente attraversare luoghi, ma riattivare narrazioni. I percorsi che oggi tornano a essere progettati e messi in rete ricalcano spesso la trama millenaria della transumanza, pratica che ha modellato l’Abruzzo interno e che oggi viene riletta come patrimonio vivo, capace di dialogare con le forme più attuali del turismo sostenibile. La sfida è trasformare questa eredità in un sistema coerente, accessibile e riconoscibile. Non singoli itinerari isolati, ma una rete integrata di cammini e ciclovie che colleghi borghi, parchi, aree naturali e comunità, offrendo un’esperienza di viaggio lenta ma strutturata, credibile e duratura.
Il cratere come laboratorio di politiche culturali territoriali
Il confronto che si apre a L’Aquila coinvolge amministratori locali, rappresentanti istituzionali, enti di tutela e operatori culturali, chiamati a discutere politiche e azioni concrete per lo sviluppo delle aree interne. L’obiettivo condiviso è superare la frammentazione progettuale e costruire una visione comune, capace di rendere i territori del cratere protagonisti di una nuova stagione di attrattività.
In questa prospettiva, le ciclovie e i cammini non sono pensati come semplici infrastrutture turistiche, ma come vere e proprie piattaforme culturali: spazi di relazione tra comunità, paesaggi e visitatori, in grado di generare economia, rafforzare l’identità locale e stimolare nuove forme di imprenditorialità legate al turismo lento.
La transumanza come chiave contemporanea
Uno degli elementi più significativi di questo percorso è la rilettura della pastorizia transumante, riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, non come residuo del passato ma come chiave interpretativa del presente. I “tratturi“, i “bracci” e i “tratturelli” che per secoli hanno attraversato l’Abruzzo tornano oggi sotto forma di ciclovie e cammini, diventando infrastrutture culturali capaci di connettere memoria e innovazione.
Questa operazione non è nostalgica, ma profondamente attuale: rende visibile una geografia storica spesso dimenticata e la trasforma in esperienza contemporanea, accessibile a viaggiatori, escursionisti e cicloturisti che cercano autenticità, lentezza e qualità.
Un progetto che nasce dal territorio e guarda lontano
Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, sottolinea che “il progetto Ciclovie della Transumanza va nella stessa direzione che stiamo indicando con forza come Capitale italiana della Cultura 2026: quella di un modello policentrico fondato sulla rete tra comunità, paesaggi e identità. ‘Un territorio, mille capitali’ è una visione concreta della nostra politica amministrativa: sono i piccoli Comuni, i borghi, le aree interne a custodire unicità straordinarie che, se messe in connessione, diventano una leva potente di sviluppo sostenibile”.
Prosegue: “Progetti come questo rafforzano l’offerta dell’area del cratere, costruiscono nuove narrazioni dei territori feriti dal sisma e dimostrano che il rilancio passa dalla collaborazione tra enti, comunità locali e operatori, nella consapevolezza che il futuro del nostro territorio regionale si fonda sulla qualità, sull’identità e sulla capacità di fare rete”.
I cammini e le ciclovie, per Daniele D’Amario, sottosegretario della Giunta regionale, “rappresentano le migliori declinazioni del turismo lento e sostenibile, genere di turismo che l’Abruzzo da tempo promuove sui mercati nazionali e internazionali. Non è un caso se negli ultimi anni molti degli investimenti infrastrutturali promossi dalla Regione nel campo del turismo abbiano interessato ciclovie e ciclopedonali, a conferma di una strategia di promozione turistica che vuole esaltare il valore e la bellezza del territorio abruzzese”.
Cultura, rete e visione policentrica
La prospettiva che emerge è quella di un modello policentrico di sviluppo culturale, in cui i piccoli comuni e le aree interne non sono periferie, ma nodi fondamentali di una rete territoriale più ampia. Cammini e ciclovie diventano così strumenti di connessione, non solo fisica ma simbolica, capaci di costruire nuove narrazioni per territori segnati dal sisma e spesso esclusi dai grandi flussi turistici.
In questo senso, l’esperienza del cratere abruzzese si propone come laboratorio nazionale: un esempio di come la cultura del paesaggio, del movimento lento e della memoria possa diventare una politica di sviluppo, fondata sulla collaborazione tra istituzioni, comunità locali e operatori.
Un percorso che guarda al futuro senza recidere le radici, trasformando l’eredità storica in una risorsa viva e condivisa.