Borghi Invisibili, nelle Marche l’arte riaccende gli spazi dimenticati

Finestre vuote che tornano ad avere un volto, un’antica macelleria trasformata in spazio espositivo, un palazzo rinascimentale che diventa laboratorio di arte, architettura e formazione. Nei piccoli centri delle Marche tra il Metauro e il Cesano, la rigenerazione passa anche da gesti apparentemente minimi: riaprire una porta, occupare uno spazio abbandonato, riportare lo sguardo su un edificio davanti al quale si passa ogni giorno. È l’idea intorno alla quale si sviluppa “Borghi Invisibili: riscoprire l’armonia tra uomo, luogo e memoria”, progetto che durante il mese di agosto attraverserà i territori di Terre Roveresche e San Costanzo con mostre, installazioni, arte urbana e iniziative dedicate alla riscoperta del patrimonio locale.

Più che concentrare gli appuntamenti in un unico spazio, la rassegna costruisce una sorta di museo diffuso: sono i borghi stessi, con palazzi, strade, vetrine e architetture, a diventare parte dell’esposizione.

Da Palladio a Le Corbusier, le geometrie nascoste dell’architettura

Uno dei centri del progetto è Palazzo Lenci, a Barchi, dove dal primo al 31 agosto sarà ospitata “Il Disegno dell’Invisibile”. La mostra parte da un interrogativo antico: esiste una misura capace di spiegare perché alcune forme vengono percepite come armoniche? Il percorso mette in relazione matematica, architettura e musica, attraversando la proporzione aurea e la geometria del suono fino al confronto tra le ville di Andrea Palladio e il Modulor elaborato da Le Corbusier. Epoche e linguaggi lontani diventano così strumenti differenti attraverso i quali indagare il rapporto tra proporzioni, corpo umano e spazio costruito.

La riflessione sull’architettura prosegue a Orciano con “Proporzioni, Armonie e Paesaggi” di Alessandro Facchin. Attraverso il disegno e la sintesi delle forme, l’artista indaga il punto di incontro tra costruzione umana e paesaggio naturale, cercando quelle geometrie spesso impercettibili che contribuiscono a determinare l’identità di un luogo.

Un’ex macelleria diventa spazio per interrogarsi sull’identità

Il viaggio cambia prospettiva con “Sconosciuti?”, progetto fotografico di Sara Pergolini allestito nell’ex macelleria di Palazzo Lenci. Dalle proporzioni dell’architettura lo sguardo si sposta sulla persona e su una domanda apparentemente semplice: quanto conosciamo davvero l’individuo che osserviamo ogni giorno nello specchio? La scelta dello spazio diventa parte dell’opera. Un ambiente che ha perso la propria funzione originaria viene temporaneamente riattivato attraverso l’arte, secondo una logica che attraversa l’intero progetto: non cancellare ciò che un luogo è stato, ma attribuirgli nuovi significati.

È la stessa idea che anima “Ri-abitare”, intervento di arte urbana diffusa realizzato dalla disegnatrice Elisa Zago di Asile’s World Lab. In questo caso sono le finestre e le vetrine vuote dei centri storici a trasformarsi in superfici narrative.

Negli spazi oggi privi di vita ricompaiono figure legate alla storia e alla memoria del territorio: Giulio della Rovere, Gregorio XIII, Guidobaldo II, Lucrezia d’Este, Vittoria Farnese, Eleonora Gonzaga, Gio’ Pomodoro, Nicolò Fontei e Nicolò Betti si alternano a sagome di persone comuni e frammenti di identità collettiva. L’effetto è quello di una popolazione simbolica che torna a occupare gli edifici e accompagna chi attraversa le strade dei borghi.

Palazzo Lenci, il recupero diventa un “cantiere permanente”

Dietro le esposizioni c’è un progetto iniziato nel 2025 e con un orizzonte più ampio rispetto alla programmazione estiva. “Borghi Invisibili” nasce infatti come iniziativa di rigenerazione urbana e sociale partecipata promossa da 593 Studio Srl – SB di Castelfranco Veneto e dagli Istituti Filippin – La Salle International Campus di Pieve del Grappa, insieme alle Pro Loco di Barchi e Orciano e con il patrocinio dei Comuni di Terre Roveresche e San Costanzo.

Uno dei luoghi simbolo dell’intervento è proprio Palazzo Lenci, nel borgo rinascimentale di Barchi. L’edificio appartiene al disegno urbano della “città ideale” progettata nel Cinquecento dall’architetto Filippo Terzi per il marchese Pietro Bonarelli della Rovere ed è stato acquistato da 593 Studio con l’obiettivo di trasformarlo progressivamente in uno spazio dedicato a cultura, ricerca, attività produttive e nuove forme di ospitalità sostenibile. I primi interventi hanno interessato facciate, copertura e camini storici. Durante i lavori interni sono inoltre riemersi affreschi rimasti nascosti per secoli, ma il recupero materiale dell’edificio rappresenta soltanto una parte dell’operazione.

«Il cantiere permanente di Palazzo Lenci cerca di recuperare una parte significativa del borgo di Barchi, ricucendo relazioni tra persone e luoghi attraverso l’arte, l’artigianato e la formazione»,

spiega Michele Sbrissa, CEO di 593 Studio. La rigenerazione, sottolinea,

«ha senso solo se partecipata: l’obiettivo è mettere insieme storia, tecnologia e innovazione sociale e considerare architettura e urbanistica non come elementi immobili, ma come realtà capaci di cambiare insieme alle comunità che le abitano».

Dai borghi alle aule: studenti internazionali al lavoro sul territorio

Un’altra componente di “Borghi Invisibili” riguarda infatti la formazione. Il territorio viene utilizzato come laboratorio nel quale studenti, professionisti e comunità locali possono lavorare insieme, portando ricerca e didattica fuori dagli spazi tradizionali. Nel progetto è coinvolta anche la tedesca International University (IU), con la quale sono state sviluppate diverse attività, tra cui il workshop “Officina Rinascimentale”, organizzato dal 25 al 28 giugno 2026. Il percorso educativo ha ottenuto anche un riconoscimento nazionale: è stato selezionato tra le 25 “Esperienze Didattiche Avanzate” che saranno presentate al Festival dell’Innovazione Scolastica 2026, in programma dal 4 al 6 settembre a Villa dei Cedri, a Valdobbiadene.

Tra le sperimentazioni realizzate c’è un’esperienza immersiva di video mapping architettonico sulla Porta Nova di Barchi. Gli studenti sono stati coinvolti nell’intero processo, dalla ricerca storica alla costruzione del racconto.

«È la nostra idea di scuola: una didattica aperta che esce dalle aule per farsi esperienza sul campo»,

spiega Sileno Rampado, dirigente degli Istituti Filippin. Ricerca storica e tecnologie digitali diventano così strumenti complementari per avvicinare le nuove generazioni al patrimonio.

La comunità come parte del progetto

Il coinvolgimento degli abitanti è l’altro elemento sul quale si misura l’esperimento marchigiano. Non soltanto pubblico delle iniziative, dunque, ma persone chiamate a partecipare alla costruzione del nuovo racconto dei luoghi. Per Mattia Vitali, presidente della Pro Loco di Barchi, il territorio

«non è un semplice fondale da cartolina, ma un custode di identità e relazioni umane profonde».

La riapertura di Palazzo Lenci e il recupero di ambienti rimasti a lungo inutilizzati assumono così un significato che va oltre il restauro degli edifici.

Una prospettiva condivisa dalla presidente della Pro Loco di Orciano, Linda Ricciardelli, secondo la quale:

«la forza dell’iniziativa risiede soprattutto nella capacità di creare relazioni tra soggetti diversi. Arte e paesaggio possono richiamare visitatori, ma anche modificare lo sguardo degli stessi residenti sui luoghi nei quali vivono».

Ed è forse qui che il nome “Borghi Invisibili” trova il suo significato più concreto. L’invisibilità non riguarda luoghi scomparsi, ma ciò che rischiamo di non vedere più proprio perché è sempre stato davanti ai nostri occhi: un palazzo chiuso, una finestra vuota, una storia dimenticata, un sapere artigiano o una relazione perduta. Ri-abitare, allora, non significa necessariamente tornare a occupare fisicamente ogni edificio. Può voler dire ricominciare a guardarlo, restituirgli una funzione e inserirlo nuovamente nella vita della comunità. La stessa logica prosegue sul digitale. Il progetto sta costruendo un itinerario che dal mare di Torrette raggiunge Barchi passando per San Costanzo, Piagge, Orciano e altri centri del territorio. Barchi e Cerasa sono stati inoltre ricostruiti tridimensionalmente attraverso laser scanner, fotogrammetria e droni, permettendo di esplorare virtualmente le geometrie degli antichi nuclei urbani.

Tecnologia, arte contemporanea, recupero architettonico e memoria diventano così strumenti differenti di una stessa operazione: rendere nuovamente visibili luoghi che non vogliono trasformarsi in testimonianze immobili del passato, ma cercano un ruolo nel presente.

La Redazione

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