La Biennale di fotografia 2026 in mostra a Mantova

Dal 6 al 29 marzo 2026, Mantova torna a essere uno dei principali poli internazionali della fotografia contemporanea con la quarta edizione della Biennale Internazionale della Fotografia Femminile (BFFmantova). Per oltre tre settimane, la città lombarda ospiterà mostre, progetti speciali, incontri e attività diffuse in diverse sedi storiche, confermandosi come uno spazio di osservazione privilegiato sulle trasformazioni sociali, culturali e geopolitiche raccontate attraverso lo sguardo delle fotografe.

Promossa dall’Associazione culturale La Papessa, con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Mantova, la Biennale è diretta anche per questa edizione da Alessia Locatelli. Fin dalla sua nascita, BFFmantova si distingue nel panorama internazionale per una scelta curatoriale netta: dare visibilità a voci femminili spesso poco rappresentate nei circuiti espositivi tradizionali, valorizzando una fotografia che non si limita all’estetica, ma interroga il presente.

“Liminal”: abitare la soglia del cambiamento

Il titolo scelto per l’edizione 2026, “Liminal”, introduce un concetto chiave che attraversa l’intero programma. Il termine rimanda alla soglia, allo spazio intermedio che precede un passaggio, a una condizione di transizione in cui le certezze del passato non valgono più e il futuro non è ancora definito. È una dimensione instabile, spesso ambigua, in cui i sistemi di riferimento si indeboliscono e le trasformazioni accelerano.

In questa prospettiva, la fotografia diventa strumento di indagine di un mondo in cui crisi climatiche, migrazioni, disuguaglianze sociali, conflitti geopolitici e mutamenti culturali non sono eventi isolati, ma parti di un processo profondo che ridefinisce l’ordine globale. “Liminal” non descrive soltanto una fase storica, ma una condizione diffusa che riguarda individui, comunità e istituzioni, sospese tra possibilità di cambiamento e nuove forme di fragilità.

Grandi temi globali, sguardi plurali

Coerentemente con le edizioni precedenti, la Biennale mantiene una forte attenzione ai grandi temi sociali e geopolitici: l’accesso all’istruzione, le disuguaglianze di classe, le conseguenze economiche e civili delle migrazioni, la perdita di territori e risorse, fino alle dinamiche del neo-colonialismo. Temi affrontati non in chiave didascalica, ma attraverso progetti visivi che intrecciano esperienza personale, ricerca documentaria e sperimentazione formale.

Il programma espositivo principale riunisce fotografe italiane e internazionali, offrendo una mappa ampia e articolata della fotografia contemporanea al femminile. Tra i progetti in mostra figurano, tra gli altri, Nadia Bseiso con Infertile CrescentMackenzie Calle con The Gay Space AgencyLisa Elmaleh con Tierra PrometidaJulia Fullerton-Battencon ContortionLee Grant con Ancestral ConstellationsPia Paulina Guilmoth con Flowers Drink the RiverKeerthana Kunnath con Not What You SawBarbara Peacock con American BedroomGaia Squarci con The Cooling Solution – progetto legato alla ricerca del team ENERGYA, a cura di Kublaiklan e con il coordinamento di Elementsix – e Abbie Trayler-Smith con The Big O e Kiss it!.

Accanto ai lavori contemporanei, la Biennale propone anche una mostra d’archivioShifting the Focus, dedicata alla rilettura dell’opera di Imogen Cunningham (1883–1976), figura pionieristica della fotografia americana, il cui lavoro continua a influenzare il linguaggio fotografico contemporaneo.

Spazi storici come luoghi di visione

Le esposizioni sono ospitate in alcune delle sedi più significative del tessuto urbano mantovano: Casa di RigolettoCasa del MantegnaGalleria DisegnoSpazio Arrivabene2 e Casa del Pittore. La scelta di spazi storici non è neutra: il dialogo tra architetture del passato e immagini del presente rafforza il senso di attraversamento e soglia evocato dal tema curatoriale.

Formazione, confronto e pubblico

Oltre alle mostre, la Biennale propone un programma articolato di letture portfolio, workshop, conferenze, proiezioni, presentazioni di libri e laboratori didattici per bambini, confermando la vocazione formativa e inclusiva dell’evento. Un elemento centrale resta il Circuito Off, nato da una open call internazionale aperta a tutte le persone nate, in divenire o diventate donne. La selezione, curata dal team BFF, ha raccolto oltre 200 progetti provenienti da tutto il mondo, offrendo una piattaforma concreta a fotografe emergenti e ampliando il dialogo con il pubblico cittadino.

Collaborazioni internazionali e Premio Musa

Prosegue anche la partnership con il Fotofestival Lenzburg in Svizzera, avviata nel 2024. Nell’ambito di questa collaborazione, l’edizione 2026 ospita il progetto speciale Ordinary Pleasures della fotografa svizzera Maria Giovanna Giugliano, rafforzando il profilo internazionale della Biennale.

Durante tutta la durata del festival, presso la Casa del Mantegna, è inoltre possibile vedere in proiezione i lavori legati al Premio Musa per Donne Fotografe, giunto alla settima edizione. Il premio sostiene la produzione progettuale di fotografe italiane e rappresenta uno dei pochi riconoscimenti strutturati dedicati alla fotografia femminile in Italia, con categorie che spaziano dalla ricerca al reportage, dal ritratto alle menzioni speciali.

Un laboratorio culturale permanente

Nata da un’idea di Anna Volpi e Chiara Maretti, entrambe fotografe, l’Associazione La Papessa continua a promuovere la cultura fotografica come strumento di conoscenza e trasmissione del sapere. Il riferimento simbolico alla figura della Papessa – nei tarocchi depositaria di potere spirituale e conoscenza – sintetizza l’identità di un progetto che non si limita all’evento espositivo, ma si propone come laboratorio culturale permanente.

Con l’edizione 2026, la Biennale Internazionale della Fotografia Femminile di Mantova rafforza così il proprio ruolo non solo come festival, ma come spazio di riflessione critica sul presente, capace di leggere le trasformazioni del mondo attraverso immagini che abitano la soglia tra ciò che è stato e ciò che ancora non conosciamo.

La Redazione

Nella foto: “Flexible Roxy” di Julia Fullerton-Batten, 2021

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