Vino albanese, l’esempio della famiglia Çobo

Nel contesto della progressiva valorizzazione del patrimonio culturale e produttivo dell’Albania, il settore vitivinicolo sta assumendo un ruolo sempre più rilevante come espressione di identità territoriale e sviluppo sostenibile. Un esempio significativo di questo processo è rappresentato dall’esperienza della Çobo Winery, realtà familiare attiva nelle colline che circondano Berat, città riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e simbolo della continuità storica e architettonica del Paese.

La viticoltura albanese, dopo un lungo periodo segnato dall’isolamento politico ed economico del Novecento, sta attraversando una fase di ricostruzione strutturale e culturale. La frammentazione delle conoscenze produttive e la perdita di molte varietà locali hanno reso necessario, negli ultimi decenni, un lavoro sistematico di recupero della memoria agricola. In questo scenario, Çobo Winery si colloca come uno dei progetti più coerenti e riconoscibili, fondato su una visione di lungo periodo e su un forte radicamento territoriale.

I vigneti della famiglia Çobo si sviluppano nel paesaggio collinare attorno a Berat, in un’area caratterizzata dalla presenza del fiume Osum e dall’influenza del massiccio del Tomorr. Le condizioni pedoclimatiche, determinate dall’incontro tra clima mediterraneo e correnti montane, favoriscono una viticoltura equilibrata, con maturazioni progressive e profili aromatici distintivi. I terrazzamenti storici, i suoli calcarei e la gestione attenta delle vigne contribuiscono a definire un modello produttivo strettamente connesso al contesto ambientale.

La storia della cantina è legata alla traiettoria della famiglia Çobo, che già all’inizio degli anni Novanta avviò un percorso di recupero delle pratiche vitivinicole locali in una fase in cui il vino albanese non disponeva ancora di una riconoscibilità qualitativa sui mercati internazionali. La rifondazione della cantina alla fine dello stesso decennio ha segnato il passaggio da una dimensione domestica a un progetto strutturato, con l’obiettivo esplicito di valorizzare i vitigni autoctoni e di restituire centralità al territorio di Berat nella geografia enologica del Paese.

Il recupero varietale rappresenta il fulcro dell’attività produttiva. Vitigni storici come Vlosh, Puls, Shesh i Zi, Shesh i Bardhë e Kallmet vengono interpretati secondo criteri enologici contemporanei, mantenendo un approccio rispettoso delle caratteristiche originarie delle uve. In particolare, il Vlosh, varietà endemica dell’area di Berat, assume un valore emblematico in quanto espressione diretta del legame tra viticoltura e territorio. Accanto ai vini da uve autoctone, la produzione include anche etichette che dialogano con varietà internazionali, in un equilibrio tra identità locale e apertura ai mercati.

L’impostazione produttiva della cantina è orientata a pratiche a basso impatto ambientale, con interventi contenuti sia in vigna sia in cantina. Pur in assenza di certificazioni formali, la filosofia adottata privilegia la sostenibilità come principio operativo, inteso come tutela del paesaggio agricolo e continuità delle risorse nel tempo.

Il rapporto con la città di Berat costituisce un ulteriore elemento distintivo del progetto. Il centro storico, sviluppato lungo il fiume Osum e dominato dalla cittadella fortificata ancora abitata, rappresenta un contesto culturale in cui architettura, agricoltura e vita quotidiana convivono in modo organico. In questo quadro, il vino diventa strumento di narrazione territoriale e veicolo di promozione culturale, contribuendo a una lettura integrata del patrimonio materiale e immateriale.

Attraverso il lavoro sui vitigni autoctoni, la continuità familiare e l’inserimento in un contesto urbano e paesaggistico di valore universale, Çobo Winery si configura come un caso rappresentativo della rinascita del vino albanese. Un percorso che non si limita alla produzione enologica, ma si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione del territorio, della storia e dell’identità del Paese.

Romina Ciuffa

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Romina Ciuffa

Romina Ciuffa è direttore di Specchio Economico dal 2016.

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