A Bari in mostra le “invisibili”, le braccianti del Sud Italia

Sabato 21 febbraio 2026 la Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto di Bari ospiterà l’apertura della nuova mostra dell’artista Pamela Diamante, intitolata Le invisibili. Esistenze radicali, con la curatela di Roberto Lacarbonara. L’iniziativa nasce nell’ambito del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea sostenuto dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ed è promossa dalla Città Metropolitana di Bari. Il lavoro di Diamante prende forma come un percorso artistico e di ricerca dedicato alle condizioni sociali e lavorative delle braccianti agricole del Sud Italia; l’artista esplora le dinamiche di esclusione e subordinazione che colpiscono queste lavoratrici, spesso segnate da stereotipi legati all’origine geografica e alla percezione culturale del lavoro nei campi. Attraverso l’opera, il tema dello sfruttamento si intreccia con quello della possibilità di riscatto collettivo, mettendo al centro la voce e l’esperienza di donne impiegate stagionalmente nella filiera agricola, spesso esposte a disuguaglianze salariali e fragilità strutturali.

Il progetto nasce da una riflessione sul linguaggio e sulle rappresentazioni simboliche che nel tempo hanno contribuito a costruire immagini di inferiorità sociale associate alla ruralità meridionale. Diamante utilizza questi codici per ribaltarne il significato, restituendo dignità politica e poetica al rapporto tra corpo, terra e lavoro e trasformando le narrazioni stigmatizzanti in strumenti di consapevolezza critica. Fulcro della mostra è una grande installazione ambientale collocata nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana: l’opera è frutto di un processo partecipativo sviluppato insieme ad alcune lavoratrici migranti coinvolte grazie alla collaborazione con il progetto Sweetnet di ActionAid International Italia e Fondazione CDP. Le testimonianze raccolte diventano parte integrante dell’intervento artistico, che si configura come uno spazio di ascolto e denuncia oltre che come esperienza estetica.

L’installazione assume l’aspetto di una struttura meccanica composta da aste verticali in ferro, elementi metallici e utensili in ceramica ispirati agli strumenti agricoli. Questa scelta formale richiama l’idea di corpi trasformati in ingranaggi produttivi, sospesi tra vulnerabilità e resistenza. Le stele, in numero corrispondente alle lavoratrici coinvolte, raggiungono dimensioni monumentali, ribaltando la prospettiva tradizionale e conferendo centralità a figure spesso invisibili. Le componenti scultoree sono disposte su strutture esagonali che evocano celle modulari, suggerendo l’immagine di una comunità in costruzione e di una rete solidale capace di trasformare l’esperienza condivisa dello sfruttamento in una forza collettiva. L’esposizione dialoga inoltre con gli spazi e con le opere della Pinacoteca, creando un confronto tra iconografie storiche legate al lavoro agricolo e una visione contemporanea che mette in luce contraddizioni e nuove letture del presente.

L’intervento artistico si inserisce nel contesto monumentale dell’edificio metropolitano, creando un contrasto visivo e simbolico con l’architettura e con le sculture storiche presenti, mentre la scelta della ceramica – materiale radicato nella tradizione artigianale del territorio – rafforza il legame con la dimensione locale e con la memoria produttiva del Sud.

In occasione della mostra sarà pubblicato da Magonza un catalogo con contributi critici di Roberto Lacarbonara, Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca e con fotografie di Michele Alberto Sereni. Il progetto sarà accompagnato da incontri di studio presso l’Università Paul-Valéry di Montpellier e presso l’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università di Bari, oltre a una presentazione editoriale organizzata dall’associazione culturale Le Nuove Stanze ad Arezzo.

La Redazione

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