Automotive e AI: secondo settore per maturità

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo in profondità l’industria automotive, che si posiziona oggi come secondo settore per livello di maturità nell’adozione dell’AI, subito dopo il comparto tecnologico. Una trasformazione che, secondo le stime presentate a Roma nel corso dell’evento tenutosi a Roma il 30 aprile 2026 “AI: innovazione al servizio della sicurezza e mobilità accessibile”, può generare fino a 6,1 miliardi di euro di benefici complessivi in Italia entro il 2050, trainata in particolare dallo sviluppo della guida autonoma. I dati emergono dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, centro di ricerca che analizza l’evoluzione della mobilità connessa e delle tecnologie digitali applicate al settore. L’incontro, promosso dall’associazione di fleet e mobility manager Best Mobility, ha riunito esponenti istituzionali, imprese e rappresentanti della filiera per delineare scenari, opportunità e criticità della mobilità del futuro.

Secondo Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio, il livello di maturità raggiunto dall’AI nell’automotive si estende lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca e sviluppo alla produzione, dalla commercializzazione all’utilizzo da parte dei consumatori, fino alle attività di post-vendita. Una diffusione capillare che si riflette anche nella percezione degli utenti: il 52% dei consumatori esprime oggi un giudizio positivo sull’intelligenza artificiale applicata ai veicoli. Tra i principali benefici percepiti emergono la maggiore sicurezza, indicata dal 38% del campione grazie alla capacità dei sistemi di prevenire incidenti, l’ottimizzazione dei consumi (34%) e la manutenzione predittiva (33%). Persistono tuttavia elementi di criticità: il timore di malfunzionamenti software (35%), la perdita di controllo del veicolo (33%) e la vulnerabilità ai cyberattacchi (30%), segnali di una fiducia ancora in fase di consolidamento.

La guida autonoma rappresenta il fronte più avanzato di questa trasformazione. Oggi il 54% degli italiani si dichiara pronto a utilizzare veicoli autonomi, soprattutto per tragitti ripetitivi e contesti urbani congestionati. Le prospettive di sviluppo, secondo lo studio, indicano impatti potenzialmente rilevanti: fino al 90% in meno di feriti sulle strade, una riduzione di circa 900.000 auto nelle città e un taglio di 41.000 tonnellate annue di emissioni inquinanti, grazie alla diffusione di robotaxi e servizi di mobilità condivisa autonoma. «Il settore della mobilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da sfide complesse ma anche da grandi opportunità», ha dichiarato Salvadori, sottolineando come la riduzione del fattore umano possa incidere in modo significativo sulla sicurezza stradale, sulle emissioni e sui costi sociali complessivi.

Dal punto di vista delle imprese, l’adozione dell’intelligenza artificiale sta modificando in modo sostanziale la gestione delle flotte aziendali. «Le flotte diventano sempre più intelligenti, con benefici concreti in termini di efficienza, sostenibilità e sicurezza», ha osservato Federico Antonio Di Paola, presidente di Best Mobility, evidenziando come l’utilizzo dei dati consenta decisioni più rapide, ottimizzazione dei costi e miglioramento dell’esperienza dei dipendenti.

Rilevante anche il tema regolatorio. Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE – Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, ha richiamato l’attenzione sull’AI Act, definendolo un passaggio cruciale per garantire sicurezza, trasparenza e responsabilità. Allo stesso tempo, ha sottolineato la necessità di evitare un eccesso di complessità normativa che possa rallentare l’innovazione o spingere lo sviluppo tecnologico fuori dall’Europa.

La Redazione

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