Uno studio di Areté mostra un mercato più maturo: cresce la disponibilità all’acquisto e il prezzo smette di essere l’unica leva.
I veicoli prodotti in Cina, a lungo associati quasi esclusivamente a logiche di prezzo e a una qualità considerata inferiore rispetto agli standard europei, vengono oggi osservati con uno sguardo diverso, più pragmatico e meno ideologico: a evidenziarlo è un nuovo “instant survey” condotta da Areté nel gennaio 2026, che fotografa un’Italia decisamente più aperta all’idea di acquistare un’auto di provenienza cinese rispetto a poco più di un anno fa. Il dato centrale è netto: il 73% degli italiani si dichiara pronto a considerare seriamente l’acquisto di un’auto cinese, una quota in crescita rispetto alla rilevazione dell’ottobre 2024.
Non si tratta soltanto di una maggiore curiosità verso nuovi marchi, ma di un mutamento nella scala delle priorità che guida la scelta. Se il prezzo continua a essere un elemento rilevante, non rappresenta più il fulcro esclusivo della decisione: oltre la metà degli intervistati indica come determinanti fattori quali l’affidabilità del mezzo, la qualità dei materiali, il livello delle dotazioni tecnologiche e la presenza di sistemi avanzati di assistenza alla guida, segnando un passaggio da una valutazione puramente economica a una logica di prodotto più completa.
Anche le preferenze di configurazione contribuiscono a definire un quadro coerente. La disponibilità di spesa resta concentrata entro i 30 mila euro, soglia che continua a rappresentare un riferimento psicologico forte per il mercato italiano, mentre le carrozzerie più apprezzate sono crossover e SUV, ormai centrali nelle scelte di mobilità privata. Sul piano delle motorizzazioni, l’associazione automatica tra auto cinese ed elettrico perde forza: la tecnologia ibrida viene indicata dal 50% del campione come la soluzione più adatta a conciliare esigenze ambientali, autonomia e costi di utilizzo, confermando una domanda ancora orientata verso soluzioni intermedie piuttosto che verso una transizione radicale.
Le resistenze non scompaiono del tutto, ma si collocano su un piano più circoscritto e razionale. Tra chi rimane esitante emergono soprattutto dubbi sulla qualità percepita di alcuni materiali e sull’efficacia del servizio post-vendita, due aspetti che tradizionalmente richiedono tempo per consolidarsi, soprattutto per brand relativamente nuovi sul mercato europeo. Non a caso, proprio su questi fronti si gioca una parte rilevante della credibilità futura dei costruttori cinesi, chiamati a dimostrare continuità industriale, solidità organizzativa e capacità di presidiare il territorio. Osserva Massimo Ghenzer, presidente di Areté:
«La nostra analisi mostra con chiarezza come i marchi cinesi stiano rapidamente guadagnando spazio nel mercato italiano. Il prezzo resta importante, ma non è più l’unico fattore decisivo. I consumatori riconoscono livelli di affidabilità e qualità complessiva sempre più elevati, e anche la fiducia nei servizi post-vendita è in crescita: il 62% degli intervistati ritiene che possano ormai competere con quelli dei brand europei.»
Sul piano dell’esperienza di acquisto, infine, la ricerca conferma un elemento di continuità con il passato. Nonostante la crescente digitalizzazione dei processi commerciali, l’auto rimane un bene ad alta componente esperienziale: la grande maggioranza degli italiani continua a privilegiare il contatto diretto in concessionaria e considera il test drive un passaggio imprescindibile prima della decisione finale. Un segnale che, soprattutto in presenza di marchi emergenti, indica come la costruzione della fiducia passi ancora attraverso l’esperienza fisica del prodotto e non possa essere delegata esclusivamente alla comunicazione online.
La Redazione
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