ASSALZOO, LA FEEDECONOMY È STRATEGICA PER LA COMPETITIVITÀ NAZIONALE

Nel contesto istituzionale di Palazzo Piacentini a Roma, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Assalzoo, l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici con oltre 100 aziende aderenti, celebra gli ottant’anni dalla fondazione e presenta il Terzo Rapporto sulla FeedEconomy, realizzato con Nomisma: un’occasione per ribadire la natura sistemica del comparto agro-zootecnico-alimentare italiano e il suo peso strategico nella competitività nazionale. Il settore, come ricordato dal ministro Adolfo Urso e dal residente Massimo Zanin, rappresenta un pilastro dell’economia reale: 175 miliardi di euro di valore generato, oltre 820mila imprese e 1,5 milioni di addetti, con un export superiore agli 11 miliardi.

La fotografia economica proposta dal Rapporto conferma la centralità di una filiera che integra produzione primaria, mangimistica, trasformazione industriale e distribuzione, tracciando un continuum di valore che alimenta l’intero sistema agroalimentare. Nel 2023 la componente zootecnica della produzione agricola ha raggiunto 25,1 miliardi di euro (37% del totale), mentre l’industria legata alla trasformazione – carni, salumi, lattiero-caseario – ha sviluppato un fatturato complessivo di 69,9 miliardi, di cui 10,3 attribuibili ai mangimi. La forza dell’export, trainata dalle Dop e Igp di origine animale, ha segnato 11,6 miliardi (+7,2%), confermando la proiezione internazionale di una filiera che coniuga qualità certificata e struttura industriale avanzata.

La dimensione distributiva – 79,7 miliardi tra commercio al dettaglio e ristorazione – e la spesa delle famiglie (65,3 miliardi per prodotti di origine animale) mostrano come la FeedEconomy sia non solo asse produttivo, ma anche barometro dei consumi e della stabilità del mercato interno. In questo quadro, Assalzoo rivendica il ruolo della mangimistica come “infrastruttura invisibile” della qualità alimentare italiana: un settore capace di garantire continuità, sicurezza e performance all’intera catena del valore, sostenendo la competitività delle trasformazioni industriali.

Nel dibattito della tavola rotonda, che ha coinvolto associazioni di categoria e vertici del MIMIT, emerge la necessità di un coordinamento strategico lungo tutta la filiera, orientato all’innovazione, alla sostenibilità e alla sicurezza alimentare, elementi oggi decisivi per la sovranità alimentare e per la capacità dell’Italia di difendere e ampliare le proprie quote nei mercati globali.

Per Zanin, il Rapporto sancisce la maturità di un ecosistema produttivo che “pensa come sistema” e che cerca nella collaborazione tra istituzioni, imprese e consumatori la leva per affrontare volatilità dei mercati, pressione normativa europea e sfide climatiche. La FeedEconomy si conferma così uno snodo critico del Made in Italy: una filiera che genera valore, stabilizza territori, alimenta export e si candida a diventare uno dei motori della nuova politica industriale agroalimentare del Paese.

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