Arte: iva 5% e Italia in Scena, uno slancio positivo

Mario Schifano Con anima

La riduzione dell’aliquota al 5% e le novità introdotte da Italia in Scena (L.40/2026) sono state oggetto dell’incontro tenutosi nella lounge Intesa Sanpaolo in fiera a Miart. Avanzata da Federico Mollicone, si propone di riformare la gestione del patrimonio culturale nazionale ed elemento chiave ne è la cooperazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati. Il testo si collega al codice dei beni culturali, con l’intento di aggiornarlo e migliorarne l’efficacia. Prevede inoltre l’introduzione di strumenti digitali per una gestione più efficiente dei beni. Tra le principali innovazioni figura la nascita di una rete culturale nazionale, Italia in Scena. La misura punta a facilitare la diffusione delle opere su tutto il territorio, incrementare il turismo culturale e rendere l’arte più accessibile.

La survey presentata durante Miart

Novità di cui hanno parlato tutti nel corso di questa trentesima edizione della fiera di arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta da Nicola Ricciardi è la riforma dell’iva, di cui iniziano a vedersi i risultati. Guido Guerzoni, docente alla Bocconi, ha presentato i risultati di un sondaggio del Gruppo Apollo sottoposto a 123 galleristi iscritti all’Angamc per valutare l’impatto sul fatturato su assetto del mercato e prospettive future. Secondo la survey, il 53% dei partecipanti ha registrato un aumento del fatturato con una crescita media del 20%. Alla domanda in quale misura quanto accaduto negli ultimi 9 mesi ha impattato sul mercato, l’83% ha risposto che la situazione geopolitica ha inciso in modo da non poter apprezzare pienamente gli effetti della riforma. Ma, quando è stato chiesto quali fossero gli impatti registrabili in condizioni di normalità, il 61% ritiene l’incremento del volume affari, il 54 maggior competitività. Tutti concordi sul fatto che sia un aiuto, poiché il 75% ritiene ulteriore marginalizzazione della situazione mentre il 55 chiusure o forti ridimensionamento, se non la stagnazione. Per due operatori su tre, per accelerare la ripresa occorre semplificazione delle procedure di esportazione, mentre il 64% chiede di aggiornare la normativa comunitaria.

Andrea Sirio Ortolani, presidente Angamc – Associazione nazionale gallerie d’arte moderna e contemporanea e vicepresidente del Gruppo Apollo, ha rilevato quanto tutti i galleristi uscissero da mesi difficili ed eccedere un aumento di fatturato è “abbastanza incredibile. Inoltre va sottolineata la situazione precedente di questa riforma: la sensazione era di cataclisma in arrivo, incluso il rischio di delocazione con l’iva in Francia al 5,5% e in Germania al 7%. È stata davvero salvata una situazione, poi le migliorie, certo, ma intanto apertura affinché il mercato italiano possa diventare e restare competitivo nel contesto europeo”. Infine, il presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone ha esposto le innovazioni della legge del 12 marzo 2026, n. 40, che introduce alcune modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 42/2004) in particolare circa la tutela e la circolazione internazionale dei beni culturali.

Mollicone e la legge del 12 marzo 2026, n. 40

In questa prospettiva la L. 40/2026 si inserisce in un percorso pluridecennale di confronto e rappresenta un risultato significativo anche in relazione alle recenti politiche fiscali, come l’abbassamento dell’iva sull’arte, considerato uno strumento per stimolare il mercato e contrastare le difficoltà legate al contesto internazionale. Un’imposizione fiscale elevata – come nel caso spagnolo (21%) – può rallentare il fatturato e la competitività, mentre una riduzione dell’aliquota sulla compravendita e l’importazione di opere d’arte può incentivare la crescita del settore. La legge 40/26 deve valorizzare beni culturali e rendere più elastico il sistema: un risultato ancora più incidente oggi, pensando alla crisi internazionale. Far comprendere tutto ciò al MEF è stato difficile a causa del mancato gettito iva; ora finalmente con un regime fiscale molto favorevole siamo avvantaggiati, se non in competizione con la Francia, senz’altro in Europa, e globalmente solo Taiwan e Hong Kong hanno porto franco e esenzione totale. “Una legge è un traguardo, due nella stessa legislatura è rimarchevole e tre è un record, ed Italia in Scena è la terza che faccio approvare in 4 anni. La battaglia non è stata tanto con la Ragioneria Generale dello Stato quanto con il blocco vincolista del MIC ma, dopo un botta e risposta estenuante con il legislativo della Camera e il loro, finalmente abbiamo una legge rivoluzionaria in senso sussidiario, che rende operativo l’art. 118 della Costituzione: finora questo avveniva solo nel partenariato pubblico-privato”: si supera la visione rigidamente vincolistica e si rafforza il ruolo della collaborazione tra pubblico e privato.

La legge è costruita su tre assi principali. Il primo asse riguarda l’introduzione di strumenti digitali innovativi: l’articolo 121-bis istituisce un’anagrafe digitale dei beni culturali pubblici (primo nucleo di un sistema unico anche a livello europeo), mentre l’articolo 121-ter prevede un albo digitale della sussidiarietà orizzontale: un elenco di soggetti – anche privati – che possono iscriversi e proporre progetti di valorizzazione, inclusi interventi su beni bisognosi di recupero. In pratica, un elenco dei beni culturali e dei beni concedibili. Il secondo asse è rappresentato dal programma “Italia in Scena” in senso stretto, un circuito finanziato con risorse pubbliche (circa 5,5 milioni di euro) destinato alla valorizzazione dei beni culturali anche attraverso mostre ed eventi. In questo modello, i soggetti proponenti – non solo istituzioni museali ma anche attori privati – possono presentare progetti e richiedere contributi economici, ampliando così le modalità di attivazione culturale del patrimonio. Spesso la mostra è iniziativa museale mentre ora chi ha un progetto propone a un determinato museo e chiede contributo economico. Infine, la semplificazione normativa, soprattutto in relazione alla circolazione e al prestito delle opere. Tra le principali innovazioni, l’innalzamento della soglia a 50.000 euro per l’autocertificazione dell’uscita dei beni, insieme all’allungamento della durata dei titoli di esportazione, che passano da sei mesi a cinque anni. Introdotta la possibilità di revocare la richiesta di esportazione prima che l’opera lasci il territorio nazionale, così da evitare l’attivazione automatica del vincolo; il diniego all’esportazione risulta inoltre circoscritto ai soli casi in cui sia dimostrata una specifica e documentata rilevanza del bene per la storia culturale italiana. A ciò si aggiunge la definizione di tempi certi per l’azione amministrativa, tra cui un termine massimo di 90 giorni per le risposte alle richieste di prestito per mostre, con l’obiettivo di rendere più rapidi, trasparenti e prevedibili i procedimenti autorizzativi.

Federico Mollicone si è soffermato anche sul sistema delle notifiche dei beni culturali. L’idea è estendere agli oggetti d’arte logiche di tracciabilità già presenti in ambito industriale con un’anagrafe digitale delle opere d’arte vigilata da MIC e Carabinieri, contribuendo a rafforzare i controlli, migliorare la trasparenza e contrastare il fenomeno dei falsi; si conoscerebbe in ogni momento la localizzazione e la circolazione delle opere, rendendo il sistema più efficiente. La digitalizzazione potrebbe ridurre la necessità di alcuni meccanismi tradizionali di vincolo amministrativo come la notifica, pur mantenendo l’obiettivo di tutela del patrimonio culturale.

Ryman/Schifano e Miart

Il Gruppo Intesa Sanpaolo è main partner di Miart; l’istituto bancario presenta un progetto espositivo dedicato a Robert Ryman e Mario Schifano a cura di Nicola Ricciardi. La mostra “Ryman/Schifano, Standard/Variations. 1960 – 1970: improvvisazioni controllate dal modale al monocromo” parte dall’area lounge della banca in fiera, dove sono esposti i capolavori Analogo (1961) di Mario Schifano e Winsor 20 (1966) di Robert Ryman selezionati dalla collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte delle collezioni del Gruppo Intesa Sanpaolo, e ha una ideale prosecuzione alle Gallerie d’Italia, dove è possibile ammirare la monumentale Surface Veil IV di Robert Ryman nonché una selezione dalle collezioni del Gruppo.

La proposta per Miart 2026 – il cui tema è ispirato al jazz di Miles Davis e John Coltrane, nel centenario della nascita di quest’ultimo – è un tributo a Ryman e Schifano, artisti appassionati di musica che condividono un equilibrio tra rigore e improvvisazione simile al jazz modale, sebbene appartenenti a correnti artistiche differenti: l’uno vicino al minimalismo americano, l’altro alla Pop Art e al post-informale europeo.

Giosetta Ciuffa

Giosetta Ciuffa, responsabile delle Relazioni Esterne di Specchio Economico.

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