L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alza il livello di attenzione su Meta, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook, Instagram, Whatsapp, Messenger: con il provvedimento adottato il 25 novembre 2025, amplia l’istruttoria già in corso sul gruppo americano e avvia, in parallelo, un procedimento per l’adozione di misure cautelari legate all’integrazione di Meta AI dentro WhatsApp e alle nuove regole imposte ai concorrenti. Da qualche tempo, infatti, gli utenti di Whatsapp hanno potuto trovare, in alto nella stringa di ricerca precedentemente assegnata solo ai contatti, anche la dizione “Chiedi a Meta”, che rimanda all’impiego dell’intelligenza artificiale di Zuckerberg e per la quale è stato inviato un messaggino di consenso a “fare apprendere” l’AI dai propri comportamenti. Si esprime qui: https://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/A576_provv.%20ampliam.%20istrutt.%20+%20avvio%20cautelare.pdf. E si esprime come segue.
L’indagine principale, già aperta il 22 luglio 2025, riguarda proprio questo e la possibile violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che vieta l’abuso di posizione dominante. Nel frattempo, però, lo scenario è cambiato, e secondo l’Antitrust in senso peggiorativo per la concorrenza.
Da un lato, l’interfaccia di Meta AI in WhatsApp è stata resa ancora più pervasiva, in quanto quasi scelta obbligata: il pulsante “Chiedi” compare anche all’interno della barra di ricerca e l’opzione “Chiedi a Meta AI” è disponibile quando si inoltra un messaggio, spingendo gli utenti verso l’uso dell’assistente di Meta nelle funzioni quotidiane della chat.
Dall’altro, il 15 ottobre 2025 Meta ha modificato i “WhatsApp Business Solution Terms”, introducendo un divieto mirato: i fornitori di servizi e tecnologie di intelligenza artificiale – in particolare chatbot e assistenti AI generalisti – non possono più utilizzare WhatsApp come canale per offrire tali servizi, se l’AI rappresenta la funzionalità principale del loro prodotto.
Il divieto vale subito per chi non aveva un account WhatsApp Business a quella data, mentre per le imprese già attive che offrono AI generalista entrerà in vigore il 15 gennaio 2026. In pratica, le nuove realtà non possono più accedere alla piattaforma e quelle già presenti rischiano l’uscita a breve.
Per l’Antitrust, questa scelta configura un possibile “diniego di accesso” in violazione dell’articolo 102 TFUE: i concorrenti di Meta AI vengono esclusi dall’enorme bacino di utenti di WhatsApp – oltre 2 miliardi nel mondo, più di 37 milioni in Italia – alterando le dinamiche concorrenziali nel nascente mercato dei servizi di AI chatbot. Il diniego di accesso ad una infrastruttura digitale ab origine sviluppata dall’impresa dominante non per le sole esigenze delle sue attività proprie,
bensì nella prospettiva di consentire un utilizzo di tale infrastruttura da parte di imprese terze, come avviene per la piattaforma WhatsApp, risulta infatti abusivo incidendo sullo sviluppo sul mercato di un prodotto o di un servizio in concorrenza con quello fornito dalla stessa impresa in posizione dominante, e costituisce un comportamento che limita la concorrenza basata sui meriti, potendo così causare un danno ai consumatori. Al riguardo, la dimensione del mercato dell’AI generativa nell’Unione Europea è stimata in circa 4,4 miliardi di dollari nel 2024, 7,3 miliardi nel 2025 e 11,7 nel 2026. Nel provvedimento si sottolinea che sulla piattaforma erano già presenti altri operatori, come Copilot di Microsoft, ChatGPT di OpenAI, Perplexity o il servizio spagnolo Luzia. La loro esclusione viene letta come interruzione ingiustificata di rapporti commerciali e come ostacolo allo sviluppo di soluzioni alternative.
L’Autorità richiama anche il rischio di “lock-in”: se gli utenti di WhatsApp si abituano ad avere solo Meta AI incorporato nell’app, integrato in modo sempre più capillare, diventerà difficile in futuro convincerli a cambiare servizio, anche qualora fossero disponibili alternative migliori o più innovative: un effetto inerziale che si identificherà con una resistenza allo switching verso servizi alternativi.
A questo si aggiunge un ulteriore vantaggio competitivo: Meta AI, restando l’unico chatbot presente su WhatsApp, potrà sfruttare un flusso di dati e interazioni enorme per addestrare i propri algoritmi, migliorando la qualità del servizio in modo difficilmente recuperabile dai rivali. Tutto questo in una fase in cui il mercato dell’AI generativa è ancora agli inizi e la rapidità di crescita può determinare gli equilibri di lungo periodo.
È sulla base di questi elementi che l’Antitrust ravvisa sia il “fumus boni iuris” (ossia la plausibile violazione della norma antitrust) sia il “periculum in mora” (ossia il rischio di un danno grave e irreparabile alla concorrenza), condizioni che giustificano l’avvio di un procedimento cautelare.
L’Autorità intende valutare la sospensione dell’applicazione delle nuove condizioni dei WhatsApp Business Solution Terms e bloccare ulteriori modifiche dell’app che aumentino l’accessibilità, la visibilità o le funzionalità di Meta AI su WhatsApp a svantaggio dei concorrenti, almeno fino alla conclusione dell’istruttoria di merito.
Sul piano procedurale, il provvedimento fissa 60 giorni dalla notifica per l’audizione delle parti nell’ambito del fascicolo principale e 7 giorni per la presentazione di memorie e richieste di audizione specifiche sulle misure cautelari. Il caso dovrà chiudersi entro il 31 dicembre 2026. Nel frattempo, la scelta di Meta su WhatsApp e AI si conferma uno dei primi banchi di prova concreti, in Italia, del rapporto fra piattaforme dominanti, intelligenza artificiale generativa e tutela della concorrenza.