Università, il volontariato diventa un titolo da curriculum

Ore dedicate all’organizzazione di eventi, alla gestione di gruppi di studenti, all’accoglienza degli universitari internazionali, al coordinamento di progetti, alla costruzione di reti associative e alla risoluzione di problemi concreti. Attività che spesso occupano una parte importante della vita universitaria e che contribuiscono in maniera sostanziale alla formazione personale e professionale degli studenti, pur restando difficili da rappresentare all’interno di un curriculum tradizionale. È proprio questo spazio, rimasto finora poco riconosciuto sul piano formale, che punta a colmare il Civic Engagement Badge, il nuovo riconoscimento digitale promosso da ANDISU, l’associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario, su proposta di Erasmus Student Network Italia, con il supporto tecnico del consorzio interuniversitario italiano CINECA e gli auspici del Ministero dell’Università e della Ricerca. Il progetto partirà da gennaio e consentirà di certificare sia il tempo dedicato dagli studenti alle attività di volontariato nelle associazioni universitarie sia le competenze maturate attraverso quell’esperienza.

Il volontariato universitario diventa esperienza formativa

La novità non riguarda soltanto la possibilità di attestare una partecipazione, ma introduce un principio più ampio: considerare il volontariato universitario come una vera esperienza formativa, capace di produrre competenze riconoscibili anche fuori dall’ateneo. L’attività associativa, infatti, obbliga spesso gli studenti a confrontarsi con responsabilità molto simili a quelle che incontreranno successivamente nel mondo del lavoro. Organizzare un progetto significa definire obiettivi, rispettare tempi, coordinare persone e affrontare imprevisti; gestire un gruppo richiede capacità di comunicazione, mediazione e leadership; lavorare all’interno di una rete studentesca significa imparare a relazionarsi con interlocutori differenti e a trasformare idee in attività concrete. Sono competenze trasversali che difficilmente emergono dal semplice elenco degli esami sostenuti, ma che assumono un peso crescente nei processi di selezione professionale.

«Oggi uno studente che dedica tempo, energie e competenze a un’associazione universitaria non dispone di uno strumento che riconosca e certifichi formalmente questo percorso»,

osserva Emilio Di Marzio, presidente di ANDISU. È da questa constatazione che nasce il progetto, pensato per dare visibilità a una dimensione della vita universitaria spesso percepita come parallela rispetto al percorso accademico e invece capace di incidere profondamente sulla crescita dello studente. 

«Vogliamo incentivare la partecipazione e il volontariato studentesco, dando valore e visibilità a un impegno che troppo spesso resta invisibile»,

aggiunge Di Marzio, sottolineando come il badge possa diventare uno strumento utile non soltanto per riconoscere ciò che gli studenti fanno all’interno delle associazioni, ma anche per restituire valore a un patrimonio di capacità maturato in contesti reali.

Un riconoscimento da utilizzare anche nel mondo del lavoro

Uno degli elementi più significativi del Civic Engagement Badge è la sua spendibilità al di fuori dell’università. Il riconoscimento potrà infatti essere inserito nel curriculum e utilizzato anche sulle piattaforme professionali come LinkedIn, accompagnando lo studente nella fase di ingresso nel mercato del lavoro. Per chi è ancora all’inizio della propria carriera, quando le esperienze professionali vere e proprie sono inevitabilmente limitate, poter documentare di avere gestito attività associative, coordinato persone o lavorato all’interno di gruppi strutturati può rappresentare un elemento utile per rendere più completo il proprio profilo. Spiega ancora Di Marzio:

«Il badge consentirà di rendere questa esperienza riconoscibile e spendibile anche al di fuori dell’università, dal curriculum alle piattaforme professionali come LinkedIn, fino all’ingresso nel mondo del lavoro».

Due badge per distinguere partecipazione e leadership

La struttura del sistema prevede due riconoscimenti distinti, pensati per differenziare il tipo di esperienza maturata. Il Volunteering Badge sarà destinato agli studenti che hanno preso parte alle attività associative senza ricoprire funzioni di coordinamento, mentre il Leadership Badge verrà assegnato a chi ha gestito progetti o gruppi di lavoro. La distinzione consente quindi di non limitarsi a certificare la semplice presenza all’interno di un’associazione, ma di restituire anche il livello di responsabilità assunto nel corso dell’attività. 

«Abbiamo previsto due tipologie di badge, pensate per due percorsi diversi. Il badge Leadership è destinato a chi ha svolto funzioni di coordinamento all’interno di un progetto; il badge Volunteering riconosce invece l’attività di volontariato svolta senza ruoli di coordinamento»,

chiarisce Daniele Maoddi, delegato ANDISU per il progetto. Entrambi i badge porteranno il logo di ANDISU, mentre è stata formalmente richiesta anche la possibilità di utilizzare quello del Ministero dell’Università e della Ricerca, in attesa delle relative decisioni.

L’idea nata da Erasmus Student Network Italia

L’idea originaria del progetto arriva da Erasmus Student Network Italia, realtà nella quale l’attività volontaria rappresenta da anni una componente centrale della partecipazione studentesca. 

«L’idea nasce da una nostra proposta, con l’obiettivo di dare finalmente un riconoscimento formale a un impegno che gli studenti mettono in campo ogni giorno nelle nostre università»,

afferma Matilde Quaglia, presidente di ESN Italia. Il meccanismo previsto punta a essere semplice: una volta verificata l’attività svolta, lo studente riceverà il badge direttamente via e-mail e potrà utilizzarlo su scala nazionale. La semplicità operativa, però, si accompagna a un obiettivo più ambizioso: costruire uno standard capace di trasformare un’esperienza informale in una credenziale riconoscibile.

Dalle soft skill alle competenze dimostrabili

Il progetto intercetta inoltre un tema molto discusso nel rapporto tra università e mondo del lavoro, quello delle cosiddette soft skill. Per anni competenze come capacità di lavorare in gruppo, leadership, problem solving e gestione delle relazioni sono state considerate importanti ma difficili da misurare. Il badge prova a spostare il discorso su un terreno più concreto, collegando queste capacità a esperienze realmente svolte. Dire di possedere capacità di coordinamento, ad esempio, assume un significato diverso quando dietro quella dichiarazione esiste la gestione effettiva di un progetto associativo. Allo stesso modo, parlare di problem solving o lavoro di squadra diventa più credibile quando queste competenze sono state esercitate in situazioni operative, con obiettivi, responsabilità e risultati.

Il Civic Engagement Badge non sostituirà naturalmente un titolo di studio, un tirocinio o un’esperienza lavorativa, ma potrà aggiungere un livello ulteriore alla rappresentazione del percorso universitario. La sua funzione sarà soprattutto quella di dare forma a un patrimonio di esperienze che oggi tende a rimanere disperso o confinato in poche righe del curriculum, pur essendo spesso centrale nella maturazione dello studente. In questa prospettiva, il badge può diventare anche uno strumento utile per ridurre la distanza tra ciò che gli studenti imparano dentro e fuori dalle aule e ciò che le imprese cercano nei candidati più giovani.

Una nuova idea di partecipazione alla vita accademica

C’è infine una dimensione che supera il tema dell’occupabilità. Riconoscere formalmente il volontariato universitario significa attribuire valore alla partecipazione alla comunità accademica e al contributo che migliaia di studenti offrono ogni anno attraverso associazioni culturali, gruppi internazionali, iniziative sociali, attività di accoglienza e progetti condivisi. Significa riconoscere che l’università non è soltanto un luogo nel quale acquisire conoscenze disciplinari, ma anche uno spazio nel quale si costruiscono responsabilità, relazioni e capacità di iniziativa.

La vera sfida sarà adesso capire quanto il badge riuscirà a essere riconosciuto e compreso anche fuori dal sistema universitario. La sua utilità dipenderà infatti dalla credibilità dei criteri di assegnazione e dalla capacità di tradurre ogni riconoscimento in una descrizione chiara delle competenze maturate. Se questo passaggio funzionerà, il volontariato universitario potrà smettere di essere percepito come un’esperienza accessoria e diventare una componente più visibile e leggibile del percorso formativo, capace di accompagnare gli studenti anche quando lasciano l’ateneo e iniziano a costruire la propria identità professionale.

La Redazione

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