Un’analisi mostra come l’aumento dei costi abitativi colpisca soprattutto i giovani adulti, con ricadute sulla salute mentale.
Un nuovo studio di Eurofound mette in evidenza una criticità sempre più marcata nel mercato degli affitti europeo: in alcune aree dell’Unione, il canone necessario per un normale bilocale può arrivare ad assorbire oltre l’80% del salario mediano, una soglia che trasforma l’accesso alla casa da voce di spesa a fattore di instabilità strutturale, con conseguenze che vanno ben oltre la dimensione economica. Il tema dell’abitare è già riconosciuto come uno dei principali determinanti sociali della salute mentale, e i nuovi dati confermano che la crescente inaccessibilità degli affitti sta contribuendo a una condizione di stress cronico diffuso, in particolare tra i giovani adulti, colpiti più duramente dall’aumento dei costi a fronte di redditi mediamente più bassi e carriere lavorative meno stabili.
Secondo Eurostat, circa il 10% dei cittadini europei tra i 15 e i 29 anni si trova in una situazione di “sovraccarico abitativo”, ossia spende una quota eccessiva del proprio reddito per la casa, contro una media dell’8% sull’intera popolazione. In diversi Paesi il divario generazionale è ancora più pronunciato: in Danimarca quasi il 29% dei giovani è gravato da costi abitativi insostenibili, a fronte del 15% del totale dei residenti; nei Paesi Bassi il fenomeno riguarda il 15% dei giovani, più del doppio rispetto alla media complessiva.
Il problema si è aggravato nel tempo. Dallo stesso studio emerge che dal 2010 i prezzi di vendita delle abitazioni nell’UE sono aumentati di oltre il 55%, mentre gli affitti sono cresciuti di quasi il 27%, alimentando una pressione costante su intere fasce della popolazione. Una dinamica che, secondo diversi clinici, sta incidendo direttamente sull’equilibrio psicologico di una generazione.
A lanciare l’allarme sono anche gli specialisti di Flow Neuroscience, realtà attiva nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per il trattamento della depressione. Osserva la psichiatra Hannah Nearney, direttrice medica per il Regno Unito dell’azienda.
«Le evidenze scientifiche indicano che l’insicurezza abitativa mantiene le persone in uno stato permanente di allerta. Quando la casa non è stabile, la mente resta concentrata sulla sopravvivenza, riducendo spazio per progettualità, relazioni e crescita personale. In questo contesto, ansia e depressione non sono anomalie individuali, ma risposte comprensibili a condizioni di vita prive di sicurezza psicologica».
La Commissione europea ha iniziato a riconoscere la portata del problema. Nelle ultime settimane Bruxelles ha presentato il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile (EU’s first affordable housing plan), elaborato dalla Commissione speciale sulla crisi abitativa nell’UE, istituita il 30 gennaio 2025 per proporre soluzioni volte a garantire alloggi dignitosi, sostenibili e a prezzi accessibili per tutti i cittadini europei. Il documento consiste in una roadmap che punta a migliorare l’accesso alla casa per lavoratori, giovani e persone senza dimora. Tra le misure allo studio figurano l’aumento dei finanziamenti, il recupero degli immobili sfitti, nuove regole sugli affitti brevi, programmi di formazione per il settore e strumenti per limitare le dinamiche speculative nel mercato immobiliare. Tuttavia, secondo Nearney, gli interventi strutturali sull’abitare devono essere affiancati da risposte sul piano della salute mentale:
«Anni di ritardi nelle politiche abitative hanno prodotto un carico di stress che non può essere ignorato. Chi vive in condizioni di precarietà o è schiacciato dai costi della casa dovrebbe poter accedere a modelli di cura più flessibili e facilmente disponibili.»
In questo scenario si inseriscono le nuove soluzioni tecnologiche per il benessere psicologico. I progressi scientifici hanno reso più sicure e accessibili tecniche come la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), oggi utilizzabile anche in ambito domiciliare sotto supervisione clinica. Secondo gli specialisti, il trattamento dei sintomi depressivi può includere anche approcci non farmacologici, purché adeguatamente regolati e comunicati. Le terapie domiciliari sviluppate da Flow Neuroscience, approvate nei principali mercati internazionali e supportate da evidenze cliniche pubblicate su Nature Medicine, rappresentano un esempio di come la tecnologia possa ampliare l’accesso alle cure. Conclude Nearney:
«Questi strumenti non eliminano le cause dello stress che attraversano la società ma possono aiutare le persone a gestirne l’impatto, evitando che una pressione costante si trasformi in un percorso di progressivo peggioramento del benessere mentale».
La Redazione
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