Affitti 2025, fino al 65% dello stipendio per un bilocale

Nel 2025 il mercato delle locazioni urbane si conferma uno degli indicatori più evidenti delle disuguaglianze territoriali italiane. L’analisi elaborata dall’Ufficio Studi Locare, basata sul confronto tra canoni medi del semicentro e stipendi netti mensili nelle principali città, evidenzia come il costo dell’abitare sia ormai strettamente legato alla sostenibilità economica complessiva delle famiglie e alla struttura dei redditi locali.

Lo studio prende come riferimento un bilocale tipo da 60 metri quadrati e confronta Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo, offrendo una fotografia di un Paese diviso in tre velocità: alta pressione abitativa nel Nord, equilibrio fragile nel Centro e forte differenziazione nel Mezzogiorno.

Nel Nord Italia emerge il caso di Milano, dove il canone medio stimato per un bilocale in semicentro raggiunge circa 1.380 euro mensili, arrivando a incidere fino al 65,7% dello stipendio netto considerato nella fascia più elevata analizzata. Un valore che supera nettamente la soglia di sostenibilità comunemente indicata tra il 30% e il 35% del reddito disponibile e che segnala una crescente selettività del mercato, in cui l’accesso all’affitto diventa sempre più legato a redditi medio-alti o a nuclei familiari con doppia entrata. Torino presenta invece un quadro più equilibrato, con un’incidenza del 37,3%, indice di un rapporto ancora relativamente sostenibile tra domanda abitativa e capacità di spesa.

Nel Centro Italia, la Capitale si colloca in una posizione intermedia ma comunque critica. A Roma l’incidenza del canone per un bilocale di 60 mq in semicentro raggiunge il 55,3% dello stipendio netto mensile, confermando una pressione abitativa crescente legata sia alla domanda turistica sia alla limitata disponibilità di immobili in locazione residenziale stabile. Il dato suggerisce una progressiva riduzione della platea di affittuari in grado di sostenere autonomamente un contratto tradizionale.

Il Mezzogiorno presenta dinamiche meno uniformi. Napoli registra un’incidenza del 48,8%, segnale di un mercato in tensione nonostante valori assoluti dei canoni inferiori rispetto alle grandi città del Nord. Palermo, invece, si attesta al 29,6%, rimanendo entro livelli considerati sostenibili. La differenza tra le due città evidenzia come l’accessibilità abitativa non dipenda soltanto dal prezzo degli immobili, ma soprattutto dal rapporto tra canoni e redditi medi locali: stipendi più bassi possono infatti amplificare il peso percentuale dell’affitto anche in contesti con valori immobiliari più contenuti.

L’analisi complessiva conferma l’emergere di un divario territoriale strutturale. Nelle aree economicamente più dinamiche il costo dell’abitare assorbe una quota crescente del reddito disponibile, trasformando l’affitto in un vero indicatore di sostenibilità urbana e incidendo sulle scelte di mobilità, lavoro e composizione familiare. In questo scenario, il tema delle politiche abitative torna centrale: l’equilibrio tra crescita economica, sviluppo urbano e accessibilità del mercato residenziale appare sempre più legato alla capacità di ampliare l’offerta e favorire modelli di locazione più flessibili.

La Redazione

ALTRI ARTICOLI DI SPECCHIO:

Condividi su: