In Alto Adige un complesso monastico unisce viticoltura, arte e ospitalità e fa vino.
La Valle Isarco (Eisacktal), una delle principali valli dell’Alto Adige estesa dal Brennero fino a Bolzano, costituisce da secoli uno dei più importanti corridoi naturali e culturali dell’arco alpino europeo. Attraversata dal fiume Isarco e incastonata tra pendii vitati, boschi e centri storici che conservano l’impronta dell’incontro tra mondo latino e germanico, la valle ha rappresentato sin dal Medioevo una via privilegiata di scambio commerciale, religioso e artistico, luogo di passaggio per pellegrini diretti a Roma e per mercanti provenienti dal Nord Europa. In questo paesaggio segnato dalla continuità tra natura e presenza umana, la coltivazione della vite ha assunto nel tempo un ruolo identitario, trasformando il territorio in uno dei distretti vitivinicoli di montagna più riconoscibili d’Europa.
È proprio lungo questo asse storico che, a pochi chilometri da Bressanone, sorge l’Abbazia di Novacella, fondata nel 1142 e divenuta nei secoli non soltanto centro religioso, ma organismo culturale ed economico capace di integrare spiritualità, produzione agricola e accoglienza in un equilibrio rimasto sorprendentemente intatto fino ai giorni nostri.
Una cittadella monastica sospesa tra storia e contemporaneità
Ancora oggi abitata dalla comunità dei Canonici Agostiniani, l’Abbazia si presenta come una vera cittadella fortificata, un complesso architettonico stratificato nel quale epoche e stili convivono senza fratture evidenti. Elementi romanici dialogano con ampliamenti gotici e interventi barocchi e rococò, generando un insieme armonico che racconta quasi novecento anni di trasformazioni senza perdere coerenza funzionale. Il monastero non fu mai soltanto luogo di contemplazione: sin dalle origini svolse una funzione essenziale di ospitalità e assistenza ai viaggiatori che attraversavano le Alpi, consolidando una tradizione di accoglienza che continua oggi attraverso attività culturali, educative e ricettive coordinate dalla comunità monastica guidata dall’abate Eduard Fischnaller. In questo spazio, vita spirituale e lavoro quotidiano restano parti di un unico sistema organizzativo, dove la dimensione religiosa convive con quella economica e sociale.
La viticoltura di montagna come continuità millenaria
La produzione vinicola rappresenta uno dei pilastri storici dell’Abbazia di Novacella, documentata fin dal XII secolo quando papa Alessandro III riconobbe ufficialmente la proprietà dei vigneti circostanti. Nel corso dei secoli donazioni, acquisizioni e ampliamenti territoriali hanno consolidato un patrimonio vitato oggi esteso su circa cento ettari complessivi, tra proprietà diretta e soci conferitori. Le condizioni climatiche della Valle Isarco, caratterizzate da forti escursioni termiche, suoli morenici e altitudini che raggiungono i 900 metri, favoriscono una viticoltura di montagna orientata soprattutto ai grandi vini bianchi altoatesini. I vitigni a bacca bianca Sylvaner, Kerner e Riesling costituiscono il cuore produttivo della tenuta abbaziale, mentre la Tenuta Marklhof a Cornaiano, nei pressi di Bolzano, completa l’identità enologica con varietà a bacca rossa come Lagrein, Schiava, Pinot Nero e Moscato Rosa.
La qualità riconosciuta a livello internazionale deriva anche da una gestione agricola improntata alla sostenibilità ambientale, adottata già nei primi anni Novanta con un approccio orientato alla riduzione dell’impatto climatico e alla tutela del paesaggio viticolo.
Una cantina storica proiettata sui mercati globali
Oggi la cantina dell’Abbazia produce circa 800.000 bottiglie l’anno ed esporta il 25% della produzione in oltre quaranta Paesi, configurandosi come una realtà capace di coniugare tradizione monastica e organizzazione imprenditoriale contemporanea. Sotto la direzione commerciale di Werner Waldboth e la guida enologica di Lukas Ploner, la produzione si articola in diverse linee che interpretano il territorio secondo differenti livelli espressivi.
Praepositus rappresenta la selezione qualitativa più elevata, con vini provenienti da vigneti specifici situati a diverse altitudini e destinati a lunga evoluzione. Perlaetus, Metodo Classico da Sylvaner, traduce l’identità del vitigno in versione spumante, mentre la linea Classica offre interpretazioni più immediate dei vitigni territoriali. La linea Insolitus, infine, esplora soluzioni varietali e stilistiche innovative, nate dalla necessità di adattarsi ai cambiamenti climatici mantenendo continuità con la tradizione.
Le vigne singole e la valorizzazione del terroir
Una delle evoluzioni più significative della produzione recente è rappresentata dall’introduzione delle menzioni di vigna, scelta che segna una nuova fase nella storia millenaria dell’Abbazia. Il Sylvaner Stiftsgarten nasce dal vigneto adiacente al monastero, impiantato oltre cinquant’anni fa su sedimenti glaciali e considerato espressione identitaria del territorio di Novacella. Il Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof proviene invece dalla Tenuta Marklhof e interpreta la vocazione dei suoli ghiaioso-morenici di Cornaiano. Con queste etichette l’Abbazia porta in bottiglia una lettura più precisa del paesaggio viticolo, valorizzando l’origine geografica come elemento centrale della qualità.
Arte, biblioteca e patrimonio museale
Accanto alla dimensione produttiva, Novacella rappresenta uno dei poli culturali più rilevanti dell’area alpina. Il percorso museale attraversa chiostri gotici affrescati, la basilica abbaziale riccamente decorata e la biblioteca barocca, considerata tra le più suggestive dell’Europa meridionale germanofona, con circa 20.000 volumi custoditi in quaranta scaffalature intagliate. Tra gli elementi più simbolici figurano il Pozzo delle Meraviglie del 1669, la Cappella di San Michele, ispirata a Castel Sant’Angelo, e la cosiddetta Sala Cinese, affrescata nel tardo Settecento e recentemente restaurata. Il museo abbaziale, diretto da Peter Natter e curato da Hanns-Paul Ties, conserva opere dal Medioevo all’età barocca accanto a esposizioni contemporanee che ampliano il dialogo tra tradizione e ricerca artistica attuale.
Enoturismo ed esperienza culturale integrata
Con circa 60.000 visitatori annui, l’Abbazia di Novacella è oggi una destinazione enoturistica di riferimento, dove patrimonio artistico e cultura del vino vengono proposti come esperienza unitaria. Le visite guidate ai vigneti, i percorsi museali e le degustazioni permettono di leggere il territorio attraverso una narrazione che unisce paesaggio, storia e produzione agricola. Il complesso comprende inoltre una struttura ricettiva con camere in stile monastico, l’Osteria abbaziale e un wine shop dedicato ai vini e ai prodotti locali, rafforzando una vocazione all’accoglienza che affonda le proprie radici nella tradizione medievale dei pellegrinaggi.
Educazione, comunità e continuità monastica
La funzione educativa dell’Abbazia risale alla sua fondazione e prosegue oggi attraverso un convitto che ospita circa novantacinque studenti e un centro di formazione permanente che organizza ogni anno centinaia di incontri culturali e seminari. La comunità dei Canonici Agostiniani, composta attualmente da tredici membri, svolge attività pastorale in venticinque parrocchie tra Alto Adige e Tirolo orientale, garantendo al tempo stesso la gestione del patrimonio agricolo, culturale e ricettivo.
Romina Ciuffa
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