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onostante i sacrifici impostici, in particolare l’eccessivo aumento della pressione fiscale che colpisce la massa degli italiani e che determinerà un ulteriore rincaro generalizzato di tutti i prezzi, i canoni e le tariffe, non si può esprimere un giudizio negativo sull’operato del Governo Monti. Anzi, gli va attribuito un riconoscimento sincero: sta apportando un cambiamento necessario nel modo di vivere degli italiani, in quello che alcuni chiamano lo «stile di vita», insomma nelle abitudini quotidiane degli stessi. Per cui occorre spronarlo a fare di più, perché non solo un popolo ma una civiltà decadono, muoiono, se non se ne correggono in tempo gli errori e i difetti, principalmente la mancanza di valori morali, l’illegalità, l’anarchia, la corruzione, lo strapotere di pochi furbi che si impongono sfruttando e monopolizzando le risorse pubbliche: alti redditi, posti di comando e di lavoro, appalti ecc.
Le inchieste giudiziarie sull’operato dei politici, svolte nei primi anni 90 dai magistrati milanesi, purtroppo non hanno moralizzato proprio nulla, anzi a distanza hanno provocato un risultato ancora peggiore: hanno spinto i beneficiari delle illegalità, ossia i politici peggiori, ad affinare i sistemi di appropriazione dei beni pubblici, di furto delle risorse nazionali. Il risultato odierno? Se la prima Repubblica si era consumata a causa della diffusa pratica delle tangenti, la seconda è stata la bella copia della prima, nel senso di peggiore, anzi pessima. Si è visto e si vede tutto e di tutto. Si è giunti allo sfascio morale e quindi materiale. Si è offerto il pretesto a pochi, a una minoranza numerica che è però maggioranza economica e finanziaria, di imporsi pacificamente, di impadronirsi delle redini del Paese senza violenze, squadracce e olio di ricino.
Colpevole di una miriade di misfatti e di omissioni, responsabile dell’incipiente deriva autoritaria, la parte deteriore della classe politica è rimasta ferma, intenta a tramare e a studiare come appropriarsi di questo nuovo strumento di potere che è il Governo Monti, come inserirsi in esso, condizionarlo, beneficiarne. Nonostante la raffica di tasse, anche la popolazione è rimasta ferma, attonita, silenziosa, ma perché stordita da minacce, previsioni e annunci funebri sul «baratro», sul disastro finanziario, sui rating telecomandati, sul debito pubblico, predicati da chi ha monopolizzato i pulpiti giornalistici e televisivi, ossia la stampa e gli strumenti di comunicazione in generale.
Fino a 50 o 60 anni fa dai pulpiti delle chiese i predicatori minacciavano l’inferno e il purgatorio e promettevano il paradiso, ma senza poterne dimostrare l’esistenza, tantomeno la realizzazione. Esattamente come il paventatissimo «baratro» finanziario attuale. Ma una differenza tra quelli e questi predicatori c’è, ed è enorme. Dai pulpiti delle chiese si predicavano, almeno, il Vangelo, l’onestà, l’umiltà, la moralità; da quelli attuali si predica, si insegna, si incita la massa all’eliminazione di tutto ciò. Con parole e soprattutto con esempi concreti di amoralità, immoralità, disonestà pubblica e privata, senza ritegno e vergogna.
Al punto in cui si è giunti, complice anzi responsabile diretta la parte peggiore della classe politica, una svolta vera era non soltanto utile ma necessaria, indispensabile. Proprio per questo il Governo Monti, tasse o non tasse, baratro o non baratro, debito pubblico o no, sta ottenendo un vasto consenso e quindi un vasto appoggio da gran parte del Paese, sicuramente dalla maggioranza della popolazione, quella dei cittadini onesti, lavoratori, di buon senso, vittime di ladri e rapinatori pubblici e privati, di arraffatori e crapuloni dai colletti bianchi, che hanno dilapidato le risorse pubbliche, svenduto i beni dello Stato, creato il «baratro» del debito pubblico.
Ogni politico ed ogni opinionista esprime un giudizio personale anche se si arroga il diritto di interpretare o riferire quello della massa, della «gente», che magari ha opinioni del tutto diverse, e comunque ha una moltitudine di opinioni. Non pretendo di interpretare i sentimenti di milioni di persone, non l’ho mai fatto. Ma nessuno può impedire a me, e a tantissimi altri, di pensare che non se ne poteva proprio più di ladri, profittatori, arraffatori, scostumati, depravati al potere. Quanti saranno gli italiani che pensano questo? Lasciamo contabilità, calcoli e valutazioni agli esperti di contraffazioni.
«Se fossero vere le previsioni di indicatori istituzionali e i discorsi dei politici, l’economia italiana sarebbe in agonia e gli italiani intenti a soffrire la fame; invece molti se ne stanno già beatamente al mare, altri si accingono a partire per vacanze più o meno esotiche, comunque tutte costose»: scrissi questo su Specchio Economico quasi trent’anni fa, nel luglio 1983. Nel luglio 1991 l’Agenzia di valutazione Moody degradò l’Italia in serie B; gli italiani continuarono bellamente ad andare al mare e a godersi le vacanze. Io scrissi: «Per gli italiani essere classificati in Serie A o in Serie B può essere considerata una tragedia solo se si tratta della propria squadra di calcio». Ed ancora: «Il cittadino si domanda: Ma chi è questo Moody? Chi l’ha mai sentito nominare?». Nel marzo 1995 scrissi: «Che cosa c’è dietro il baratro? Nessun annunciatore-pappagallo o economista-gufo lo spiega; resta l’angosciante interrogativo: ma che cosa ci sarà mai dentro il baratro?». A decenni di distanza non devo cambiare una virgola.
Grazie alla caduta del Muro di Berlino, nei primi anni 90 con «Mani pulite» ci togliemmo una grande soddisfazione, quella di vedere una classe politica corrotta, che gli onesti non sopportavano più, sul banco degli imputati, talvolta in manette; una soddisfazione che ci è costata cara perché, grazie a una serie di leggi salva-ladri che hanno trasferito la responsabilità ai dirigenti e immunizzato politici e amministratori pubblici, la corruzione non solo è continuata ma si è decuplicata.
Oggi dal Governo Monti gli onesti stanno ricevendo un’altra grande soddisfazione, sperando però di non avere in seguito una decuplicata delusione. I timori che accada come vent’anni fa - svendite di beni pubblici, creazione di monopoli privati in luogo di quelli pubblici, leggi salva-ladri, non solo inflazione ma anche corruzione galoppante -, sono presenti. Anche perché non sono certo i tassisti, i farmacisti, i notai e gli avvocati i nemici della gente. Lo sono, semmai, i pubblici amministratori, le lobbies, i poteri forti.

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