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LA SECONDA
RAFFICA DI MONTI


MISURE URGENTI
PER STIMOLARE
LA CRESCITA E L’OCCUPAZIONE

del Sen. TIZIANO TREU
Vicepresidente della Commissione
Lavoro e Previdenza sociale


Le proposte non mancano, sono contenute in varie proposte di legge e riguardano in particolare le donne, i giovani, il mercato del lavoro

l Governo Monti ha avviato la cosiddetta fase due dei suoi provvedimenti. La prima serie di interventi è stata approvata da una larghissima maggioranza nonostante contenesse provvedimenti di grande rigore. In particolare il rapido innalzamento dell’età pensionabile ha cambiato le aspettative di centinaia di migliaia di persone. Ora il nostro sistema pensionistico è il più severo in Europa, ma ci garantisce una stabilità per il futuro. Restano ancora da abolire alcuni trattamenti privilegiati, a cominciare da quelli dei parlamentari, che proprio per i sacrifici imposti alla generalità dei cittadini non sono più tollerabili.
Ma oltre al rigore, la prima manovra di Monti ha cominciato ad introdurre qualche elemento utile a stimolare crescita e occupazione: la riduzione dell’Irap per le imprese che assumono giovani e donne, e un sostegno al rafforzamento patrimoniale delle imprese, cosiddetto Ace. Ora la fase due deve dare seguito e rafforzare proprio le misure di sostegno alla crescita e all’occupazione. Se non si rimette in moto la crescita economica l’occupazione non può che languire, come è accaduto in questi anni, soprattutto quella dei giovani e delle donne.
Le misure di stimolo alla crescita non comportano necessariamente costi economici, ma certo costi politici. A cominciare dalle liberalizzazioni che hanno già incontrato tante resistenze. Monti dovrebbe usare il consenso di cui gode per superare tali resistenze e così liberare le molte energie vitali del Paese che sono frenate da privilegi e corporazioni diverse. La crescita richiede che riprendano gli investimenti pubblici e privati, ma siccome le risorse sono scarse, il Governo dovrà fare scelte non facili e selezionare bene il proprio sostegno concentrandolo sui settori, sulle imprese innovative e sui motori dell’innovazione che sono istruzione e ricerca.
Le politiche del mercato del lavoro costituiscono un altro tema urgente in agenda: sono importanti ma non possono essere disgiunte da quelle della crescita. Spesso se ne parla come se fossero autosufficienti e gli si attribuisce un valore miracolistico, sia da chi pensa che basti moltiplicare le flessibilità per crescere, sia da chi vuole difendere l’esistente. Detto questo, anche nell’affrontare i problemi del mercato del lavoro occorre chiarire l’ordine di priorità. Una priorità a mio avviso è quella di adottare misure urgenti per stimolare l’occupazione, concentrandosi su quella dei giovani e delle donne, in cui la nostra situazione è particolarmente grave ed è massima la distanza dall’Europa.
Le proposte non mancano, contenute in proposte di leggi parlamentari di varie parti politiche. Per l’occupazione femminile: servizi per l’infanzia e per la cura, politiche per la conciliazione e la condivisione e conciliazione dei ruoli (congedi meglio retribuiti, anche di paternità, part time e organizzazione flessibile dei tempi di vita ecc.), sostegno alle lavoratrici madri specie per il rientro al lavoro dopo la maternità. Per l’occupazione giovanile: sostegni all’autonomia dei giovani, a cominciare dallo studio, con un piano di borse di studio selettive per merito e aiuti allo studio fuori casa; misure per il recupero per i drop out e per giovani con educazione debole, che sono quelli più esposti alle trappole della precarietà; valorizzazione dell’apprendistato e degli stage per mescolare veramente studio e lavoro; incentivi fiscali mirati per l’assunzione di giovani inattivi da molto tempo; aiuti all’avvio di lavoro autonomo.
In secondo luogo servono provvedimenti per superare le distorsioni e i dualismi del mercato del lavoro. Il più grande dualismo, che è in anomalia esclusiva dell’Italia, dipende dalla differenza di costi e contribuzioni delle diverse tipologie contrattuali, che contribuisce a creare distorsioni e abusi nel mercato del lavoro. In Parlamento è stato presentato un disegno di legge bipartisan, firmato da me e da Giuliano Cazzola, per l’armonizzazione progressiva dei costi previdenziali dei «co.co.pro.» con il lavoro dipendente, con l’obiettivo di avvicinarsi all’aliquota del 33 per cento. Questo intervento di armonizzazione contribuirebbe ad eliminare in tempi brevi centinaia di migliaia di abusi. Così è più facile ridurre i tipi contrattuali a tre: il contratto a tempo indeterminato, il contratto a termine, con la variante del contratto somministrato, e l’apprendistato.
Gli altri tipi di contratto possono essere considerati delle varianti di questi tre principali. Fare chiarezza è la premessa per contrastare le distorsioni. Per aumentare la flessibilità in entrata ritengo si possa introdurre il contratto prevalente, a tempo indeterminato, con i primi tre anni privi delle attuali tutele. Dopo questa fase possono essere confermati gli attuali sistemi di protezione. Va superato anche il dualismo degli ammortizzatori sociali. Precari e giovani che non hanno un’anzianità contributiva sufficiente oggi sono privi di tutele. E d’altra parte con gli attuali ammortizzatori spesso si tengono artificialmente in vita, per numerosi anni rapporti di lavoro che non esistono più. Ritengo più utile un sistema fondato su tre pilastri: la cassa integrazione pagata dalle categorie per un tempo realmente definito, al termine del quale occorre avere coraggio di passare al trattamento di disoccupazione.
L’ indennità di disoccupazione è il secondo pilastro, di tipo assicurativo, pagato dalle categorie. Il terzo pilastro, invece, prevede un intervento dell’Erario. Se al termine della disoccupazione, nonostante i servizi di outplacement non si riesce a ricollocare il lavoratore, si può ricorrere a un intervento di natura assistenziale, una sorta di salario sociale, temporaneo. È un ammortizzatore di ultima istanza. I maggiori Paesi europei hanno un altro strumento, oltre agli ammortizzatori, per sostenere i lavoratori e le imprese in crisi: l’offerta di misure di accompagnamento e servizi per il reimpiego per i lavoratori licenziati (cosiddetto outplacement).
Anche in questa materia la nostra legislazione è finora carente. Per rimediare a tale carenza è stato predisposto un disegno di legge, a firma bipartisan, che si ispira alle migliori pratiche europee. Secondo tale proposta, le aziende che si predispongono a licenziare per motivi economici, sono tenute a prevedere a favore di tutti i lavoratori interessati un piano sociale consistente in servizi di outplacement: sostegni al recupero e all’aggiornamento formativo, consulenza per l’orientamento e per la ricerca di impieghi alternativi dipendenti ma anche autonomi, aiuti alla mobilità professionale e geografica.
Resta il problema della flessibilità in uscita, cioè del licenziamento e dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Personalmente non ho tabù. A suo tempo presentai una proposta di legge ispirata al modello tedesco: invece di rendere automatico il reintegro, in caso di licenziamento senza giusta causa, proponevo di dare al giudice il potere di valutare la situazione. In presenza di una grave discriminazione il giudice può disporre il reintegro, in altri casi può optare per il risarcimento. È fondamentale, però, che vi sia chiarezza sull’ordine di priorità perché, se si fanno tutti gli interventi esposti precedentemente, si contribuisce in un certo modo a sdrammatizzare il tema dei licenziamenti. Se, tuttavia, il tema è motivo di conflitto sociale, credo sia meglio lasciar perdere.
Per assicurare la flessibilità in uscita chiesta dall’Unione Europea, si può accelerare il processo con una procedura d’urgenza come per l’art. 28 sui comportamenti antisindacali. Passato un certo periodo, ad esempio un anno, in mancanza di un pronunciamento della magistratura si può stabilire che il sovraccosto dovuto al ritardo non debba gravare sull’impresa, ma su un fondo di garanzia pubblico. Quello che preme di più all’azienda, infatti, è la certezza sui tempi e sui costi. Su questi temi suggerisco a tutti una soluzione pragmatica e non ideologica.
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