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FISCO E CONTRIBUENTI

CASA E BUSTA-PAGA, DUE POZZI SENZA FINE DA CUI ATTINGER


di BRUNO PIATTELLI

In Italia si considera
poco elegante l’uso
di ritirare lo scontrino
e la ricevuta; l’obbligo
di farlo creerebbe invece
un’abitudine, soprattutto
se ciò comportasse
una convenienza
economica. E anziché
motori dell’economia,
i nostri governanti
considerano la casa e
la busta-paga pozzi senza fine
da cui attingere

er tradurre in semplicità meccanismi economici ritenuti necessari e appropriati ma per molti, me compreso, incomprensibili e ingiustificabili, desidero occuparmi sia pure superficialmente, ma non più di tanto, del vasto fenomeno diffusissimo in Italia costituito dall’evasione dell’Iva. Esiste un sistema di normale uso in ogni Paese economicamente più assestato dell’Italia, ma che noi - o meglio gli interessati e cioè le categorie professionali - «non» vogliono che venga introdotto: l’autorizzazione a dedurre, dalla denuncia dei redditi, le spese di qualunque genere e a qualsiasi titolo compiute.
Per quale motivo chiunque di noi si sente chiedere dal medico, dall’idraulico, dal meccanico, dall’avvocato e così via, se desidera o meno la fattura? Perché il medico, l’idraulico ecc. sanno benissimo che le maggiori imposte da pagare non vanno tutte a vantaggio della collettività ma saranno falcidiate da sprechi e ruberie di chi le gestirà. Dobbiamo necessariamente dedurne che proprio le categorie professionali largamente rappresentate nella Camera dei deputati e nel Senato non vogliono affrontare l’argomento del lavoro sommerso.
Di quanto salirebbe il gettito dell’Iva e quanto incasserebbe lo Stato sui redditi obbligatoriamente denunciati ? Chi rifiuterebbe una fattura sapendo di poter detrarre l’importo dell’Iva su di essa pagata dal reddito tassabile, risultante dalla dichiarazione dei redditi? Il Fisco, falso paperone, ritiene che per tali eventuali detrazioni, altrimenti tassabili, perderebbe una parte delle entrate finanziarie e non pensa invece, o forse non vuole pensare quanto incasserebbe in più dalla relativa Iva e dalla tassazione dei redditi venuti in tal modo alla luce.
Non occorre saper fare i conti e soprattutto nei modi in uso nella contabilità dello Stato, né occorre essere Pitagora per comprenderne i vantaggi. Negli Stati Uniti si paga il 5 per cento in più sul prezzo di qualunque oggetto acquistato. E già questo costituisce un efficace strumento di controllo su qualunque «scontrino» emesso, e consente un calcolo preciso perché si basa su un rapporto diretto tra il consumo e l’incasso. Consideriamo l’uso italiano di considerare poco elegante - ancora sopravvive questo stereotipo - ritirare il conto o la ricevuta ovunque sia: l’obbligo di farlo creerebbe presto un’abitudine, soprattutto quando ciò comportasse anche una convenienza economica.
Negli Stati Uniti il biglietto dell’autobus è detraibile dai redditi tassabili, ma la sua introduzione in Italia viene considerata una follia. Non parliamo delle spese generali o di farmacia. Lo Stato deve prelevare risorse dai redditi, non deve intaccare il capitale, considerando tale anche lo stipendio in mano a chi lavora. Deve anzi stimolare l’impiego di quel capitale nel consumo, perché la sua circolazione è essenziale per lo sviluppo dell’economia.
I cardinali facevano costruire le cattedrali perché chi vi lavorava potesse essere pagato e con la paga ricevuta a sua volta alimentasse l’attività di artigiani e professionisti che corrispondevano le imposte. Si creavano così villaggi e città, mentre oggi i governanti considerano la busta-paga, come pure l’edilizia e la casa, anziché motori dell’economia, pozzi senza fine da cui attingere. Invece andrebbero detassate, e di molto. Il datore di lavoro non deve ridurre il proprio esborso finanziario, ma è il corrispettivo destinato al lavoratore che non va alleggerito più di tanto. E va tenuta presente una micidiale spirale contraria: se il datore di lavoro volesse elevare l’importo della busta-paga, a guadagnarne di più sarebbe lo Stato invece che il lavoratore. Questo è un altro handicap che opprime il lavoro.
Gli elementi che compongono il gigantesco puzzle del sommerso, del lavoro, della semplificazione fiscale richiedono tempi di studio non brevi; troppo a lungo questi argomenti non sono stati affrontati in modo adeguato, mentre cambiano continuamente situazioni e circostanze nazionali e internazionali che potrebbero essere controllate qualora si disponesse di riferimenti certi e collaudati. In questa occasione non si può lesinare il tempo a coloro che dovranno trovare soluzioni. L’ansia procurata da allarmi internazionali e da intimidazioni nazionali non consente di operare nel migliore dei modi.

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