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OUA


NETTA CONTRARIETÀ
AD INTERVENTI
CHE LIMITANO
LA GIUSTIZIA CIVILE


di MAURIZIO DE TILLA
presidente dell'O.U.A.
(Organismo Unitario Avvocati)

In un’audizione al Senato
l'OUA ha consegnato
documenti di analisi e
critica sulle norme
varate dal Governo
che limitano l'accesso
alla giustizia per i cittadini
e presentano chiari profili
di incostituzionalità,
e nello stesso tempo
ha presentato un elenco
di proposte dirette
a contribuire a un'efficace
riorganizzazione
della macchina giudiziaria
e a un’effettiva riduzione
dei tempi dei processi

na delegazione dell'OUA, l’Organismo Unitario del-l'Avvocatura, è stata ascoltata in un’audizione dalla Commissione Giustizia del Senato presieduta dal sen. Filippo Berselli, sul decreto-legge n. 212 emanato dal Governo il 22 dicembre scorso recante disposizioni urgenti in materia di composizione delle crisi di sovra-indebitamento e di disciplina del processo civile. L'OUA ha consegnato alcuni documenti di analisi e di critica - comprese le delibere del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Napoli e lo Studio dell'Unione Triveneta - su quelle norme che limitano l'accesso alla giustizia per i cittadini e che presentano chiari profili di incostituzionalità, ma nello stesso tempo ha presentato un elenco di proposte per contribuire a un'efficace riorganizzazione della macchina giudiziaria e ridurre i tempi dei processi.
Nel corso dell'audizione è stata ribadita la netta contrarietà ad interventi nella giustizia civile che limitano l'accesso alla stessa, comprimono i diritti dei cittadini, violano la Costituzione. Dall'introduzione della media conciliazione obbligatoria i provvedimenti varati da vari ministri di diversi Governi sono tutti improntati a una filosofia sbagliata che punta alla riduzione dei diritti dei cittadini e comprime il diritto di difesa. In sintesi, invece di far funzionare la macchina giudiziaria si cerca di evitare che i cittadini possano far valere i propri diritti. Il risultato è un sistema giustizia ancora più ingolfato, con interventi, oltreché inutili ai fini deflattivi, anche con chiari profili di incostituzionalità.
Nello stesso segno vanno le norme contenute nel suddetto decreto legge 212 varato dal Governo Monti su proposta del ministro della Giustizia Paola Severino. Palesemente incostituzionale è, infatti, la norma del decreto legge che prevede l'applicazione, nella prima udienza del processo, di una sanzione per la parte che non partecipa alla media conciliazione obbligatoria. La previsione è illegittima e incostituzionale. Basta considerare che la parte ha il diritto di non partecipare a tale procedura, come è un suo diritto non partecipare come convenuta in giudizio, per le ragioni più disparate, ivi compreso il risparmio di una spesa inutile. Come si può, quindi, sanzionare l'esercizio di un diritto? Si tratta, pertanto, di una norma liberticida di stampo fascista.
È bene ricordare che, dopo otto mesi dalla sua entrata in vigore, non sono più di tremila le conciliazioni effettivamente realizzate con la procedura di obbligatorietà. Ed in queste vanno comprese le controversie che le parti assistite dagli avvocati avevano già conciliato e sono state portate davanti al mediatore per ottenere un titolo esecutivo per la sola formalizzazione. Il menzionato decreto legge prevede altresì la presentazione di un’istanza per la trattazione delle cause pendenti da oltre tre anni davanti alle Corti di Appello e alla Corte di Cassazione. L’istanza, necessaria per impedire l'estinzione del processo, deve essere sottoscritta personalmente dalla parte. Anche qui si continua ad alimentare sospetti verso gli avvocati, disattendendo il rapporto fiduciario che imporrebbe la sottoscrizione dell'istanza da parte del solo avvocato, al quale è spesso affidato un mandato ampio che comprende la rinuncia e la conciliazione della vertenza.
La norma è peraltro inutile: il termine di tre anni è breve e insignificante. Un termine congruo poteva essere quello di cinque anni. In tre anni in Corte di Appello si possono tenere anche due sole udienze per causa. Che senso ha imporre a una parte processuale la presentazione di una istanza per un appello proposto da tempo non remoto? E cosa accade se la parte è deceduta? La norma contrasta, infatti, con il principio processuale che il giudizio prosegue («morto che parla») anche se la parte è deceduta, salvo la dichiarazione della morte in udienza da parte del difensore, rimettendo tale ultima decisione alla volontà di ogni singola parte e alla strategia processuale per la tutela del diritto azionato.
E poi cosa succede se la parte risiede all'estero o quando l'impugnazione sia stata proposta nell'interesse di un gran numero di parti? In tali casi, esclusa l'istanza da parte dell'avvocato, è molto difficile acquisire le sottoscrizioni dei clienti. Il fine ultimo dell’inutile norma è solo quello di «burocratizzare» il processo in modo da scoraggiare la parte dal prosieguo della impugnazione. Ma vi è di più sul piano dell’illegittimità: con l'articolo 12 del decreto legge, che modifica l'ultimo comma dell'articolo 91 del Codice di procedura civile, si violano palesemente gli articoli 3 e 24 della Costituzione.
Con la nuova norma, per le cause fino a mille euro dinanzi al giudice di pace, non solo non si prevede la presenza necessaria di un avvocato, ma si limita anche il rimborso delle spese di causa, per la parte vittoriosa, al valore della domanda giudiziaria. Si tenta, pertanto, di «strozzare» i processi che riguardano multe e sanzioni amministrative - che sono spesso illegittime - costringendo i cittadini a subirne le conseguenze. Il che non rientra nel principio di equità più volte sbandierato dal Governo Monti.
In conclusione, l'OUA ha ribadito alla Commissione Giustizia del Senato che nel decreto legge adottato del Governo mancano del tutto interventi organici e complessivi per abbattere l'eccessiva lunghezza dei procedimenti e l'aumentare dell'arretrato e ottenere un recupero di efficienza del processo civile. Non sono state prese in considerazione alcune nostre proposte: la riorganizzazione degli uffici, la diffusione delle prassi virtuose l'assistente del giudice, l'estensione dell'innovazione tecnologica e del processo telematico in tutto il territorio. Tutte proposte contenute tanto nel Decalogo OUA quanto nel Patto per la Giustizia e i Cittadini, e presentate insieme, tra gli altri, all'Associazione Nazionale Magistrati alle rappresentanze del Personale della Giustizia.


IL DECALOGO dell’OUA
PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

1. Più consistenti risorse economiche e materiali da gestire senza sprechi negli apparati amministrativi delle sedi giudiziarie. La razionalizzazione delle risorse è un obiettivo che l'OUA indica come primario.
2. Assunzione di uno o più manager in ciascuno dei medi e grandi uffici giudiziari per gestire con efficienza l'Azienda Giustizia.
3. Applicazione generalizzata del Metodo Barbuto e di prassi virtuose che hanno dato positivi risultati negli uffici giudiziari cui sono stati applicati.
4. Incremento della produttività del lavoro dei giudici, accompagnato da un numero maggiore di magistrati togati e dall'istituzione della figura dell'assistente del giudice - da individuare tra gli idonei al concorso in magistratura e tra i giovani avvocati che hanno conseguito a livello distrettuale i primi 20 posti in un’ideale graduatoria degli esami di avvocato -, oltre che dell'ufficio del processo.
5. Recupero dei magistrati sottratti al proprio ruolo eliminando i distaccamenti presso Ministeri o enti.
6. Individuazione di una nuova figura di giudice laico da valutare con un accesso rigoroso e selettivo e con adeguata retribuzione e copertura previdenziale e assicurativa (vedi il progetto dell’OUA).
7. Informatizzazione in tutto il territorio nazionale degli uffici giudiziari e del processo telematico. Gli interventi del Governo sono ancora carenti.
8. Drastica riduzione dei riti, unificandoli in due o al massimo in tre modelli procedurali.
9. Modifica dell'articolo 111 comma 7 della Costituzione, demandando al legislatore ordinario il potere di eccezione e di deroga.
10. Sul piano della modifica delle regole processuali:
- abrogare la media-conciliazione obbligatoria e intensificare il potere conciliativo del giudice anche nella fase precontenziosa da istituire in grado di appello;
- introdurre la possibilità per il difensore di compiere anche nel processo civile, e con le medesime cautele del processo penale, indagini difensive, sì da potersi previamente rendere conto della fondatezza in fatto di un'azione giudiziaria, prima ancora di intraprenderla;
- eliminare l'istituto del regolamento di competenza.

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