back


ORNELLA BARRA:
LA FARMACIA COSTITUISCE
LA NOSTRA PRIORITÀ

a cura di
FRANCESCO PIPPI


Ornella Barra, azionista del Gruppo
farmaceutico Alliance Boots

«Ho sempre sostenuto
la necessità di lavorare seriamente ma con passione;
di avere coraggio
nell’adottare le decisioni
e, quando necessario ,
riconoscere e correggere gli errori. Pur essendo da anni impegnata
nel settore della distribuzione farmaceutica,
sono nata e rimango farmacista»

e ultime notizie economico-finanziarie relative ad Alliance Boots, colosso multinazionale della farmaceutica, salute e bellezza con quartier generale a Londra e una presenza in più di 25 Paesi, risalgono ai primi di novembre, quando Stefano Pessina e Ornella Barra, detentori paritetici del 50 per cento delle azioni del Gruppo - l’altra metà appartiene al Fondo KKR -, hanno comunicato i dati relativi al primo semestre 2011, chiusosi il 30 settembre scorso.
Ne è venuta fuori, per l’ennesima volta, la fotografia di una società di grandi dimensioni, con un fatturato annuo che supera ormai i 25 miliardi di euro, ha più di 115 mila dipendenti e, aspetto per nulla trascurabile, registra un andamento dell’attività in sostenuta crescita: un aumento del 31 per cento di ricavi dopo quello del 15 per cento ottenuto nel semestre precedente, grazie in particolare ai risultati della Wholesale Pharmaceutical Disivion, guidata in prima persona da Ornella Barra.
La curiosità aumenta ulteriormente quando si scopre che la stessa Barra figura al nono posto nella recente classifica delle prime 50 donne di affari in campo internazionali stilata dalla rivista americana «Fortune». Eppure di questa imprenditrice, nata a Chiavari e residente a Montecarlo, si sa pochissimo al di fuori del mondo degli addetti ai lavori. Altro motivo di interesse: in un periodo di crisi per l’economia italiana e, tranne qualche eccezione, per quella europea, esiste un gruppo imprenditoriale decisamente contro tendenza, anzi contro le principali debolezze classicamente attribuite all’economia italiana: il nanismo dimensionale, la scarsa o nulla presenza nei mercati internazionali, l’insufficiente capitalizzazione e, in generale, il difficile accesso al credito. «L’Alliance Boots continua ad ottenere solidi risultati, con un utile di esercizio per i sei mesi conclusi il 30 settembre 2011, in linea con le nostre aspettative», fu dichiarato a novembre. Infine, il Gruppo dispone di un «flusso di cassa operativo consistente, di solidi sistemi di finanziamento a lungo termine».
Chiedere ad Ornella Barra non il segreto, ma almeno il racconto della sua storia imprenditoriale diventa a questo punto doveroso. Soprattutto se la sua storia si svolge in un settore, quello farmaceutico, che è da mesi al centro del dibattito nazionale. Un settore sul quale la stessa Barra ha molto da dire perché, come ribadisce sempre, ha studiato da farmacista, si è laureata nel 1979 in farmacia a Genova e ha cominciato l’attività lavorativa prima gestendo e poi rilevando una farmacia.
Nel 1984 fonda la società di distribuzione farmaceutica Di Pharma, acquisita nel 1986 da Alleanza Salute Italia. Di quest’ultima la Barra diviene presidente, facendola in poco tempo diventare il primo distributore italiano di farmaci all’ingrosso in grado di operare in tutto il territorio nazionale. La tappa successiva è l’approdo al mercato internazionale: nel 1990 contribuisce attivamente alla nascita dell’Alliance Santé, azienda creata in seguito a una serie di acquisizioni in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Marocco.
Nel 1997, dopo la fusione tra l’Unichem e l’Alliance Santé, ella diventa membro del consiglio di amministrazione e direttore esecutivo dell’Alliance UniChemc. Nel 2006, dopo la fusione tra questa e il Gruppo Boots che dà vita ad Alliance Boots, è nominata membro del consiglio di amministrazione e direttore degli Affari commerciali all’ingrosso. Infine nel 2009 Ornella Barra diventa amministratore delegato dell’Alliance Healthcare, divisione farmaceutica ingrosso dell’Alliance Boots. Oggi l’Alliance Healthcare, oltre ad operare in più di 25 Paesi, è anche presente con joint ventures e associate in Italia, Portogallo, Svizzera, Romania, Lituania, Egitto, Algeria e Cina. La sua rete distributiva rifornisce oltre 160 mila farmacie servite ogni giorno due volte, medici, centri specialistici e ospedali attraverso gli oltre 370 centri di distribuzione.
Ornella Barra è anche responsabile della Boots International, che gestisce la distribuzione al dettaglio del settore Health & Beauty al di fuori della Gran Bretagna e dell’Irlanda, con punti vendita in Europa - Norvegia, Italia, Svezia e Olanda -, nel Sud-Est asiatico in Thailandia, e nei Paesi del Golfo, oltre ad avere relazioni con catene di farmacie negli Stati Uniti e in Canada. Infine è vicepresidente dell’Associazione Italiana Distributori Farmaceutici, membro del board della Federazione Internazionale Distributori Farmaceutici oltre che del consiglio dell’Efficient Consumer Response Europe.
Domanda. Come si fa a realizzare, in meno di un quarto di secolo, un gruppo imprenditoriale fra i più grandi del mondo nel settore?
Risposta. Il gruppo Alliance Boots si sviluppa su due linee: organicamente, cioè accrescendo le proprie strutture, iniziative e personale, ma anche, e soprattutto, tramite fusioni e acquisizioni. È necessario individuare gli opportuni partner, e nel passato più recente abbiamo creato, sviluppato e coltivato nuovi servizi, prodotti e modelli di distribuzione. In generale, abbiamo sempre lavorato per costruire un’azienda con un modello flessibile, in grado di affrontare i cambiamenti rapidamente e di prevenirli se possibile.
D. Quali valori la guidano nella sua attività imprenditoriale?
R. Personalmente ho sempre sostenuto l’importanza di lavorare seriamente ma con passione; di avere coraggio nell’adottare le decisioni e, quando necessario, riconoscere e correggere gli errori. Pur essendo da anni impegnata nel settore della distribuzione farmaceutica, sono nata e rimango farmacista. Alla base della mia visione c’è sempre stata la farmacia e l’importanza che la figura del farmacista riveste all’interno delle comunità in qualsiasi Paese. Questo valeva a Chiavari negli anni 80 e vale tuttora nei numerosi Paesi in cui siamo presenti.
D. Qual’è stata, a suo avviso, l’intuizione fondamentale alla base della sua nascita e quali le sue principali fasi di sviluppo?
R. Sicuramente avere fin da subito una visione chiara. E poi direi tanta fiducia nel futuro e una buona dose di innovazione. Come accennavo, abbiamo sempre riconosciuto la farmacia come un vero e proprio centro della salute, sviluppando costantemente numerosi servizi a sostegno o di questa attività.
D. Per esempio quali?
R. Abbiamo creato l’Alphega Pharmacy, una rete di farmacie indipendenti: includendo anche quelle delle nostre presenze europee, oggi in Europa contiamo oltre 5 mila farmacie aderenti, di cui circa mille in Italia. Nel cuore dell’Alphega Pharmacy c’è l’interesse del farmacista che ne entra a far parte. Desideriamo sviluppare la formazione dei farmacisti, aiutarli a gestire la propria impresa con successo, e proporre prodotti esclusivi per la farmacia affinché questa si confermi come centro di prima assistenza nelle comunità in cui operano. Un esempio di tali prodotti è il lancio, dieci anni, fa di Almus, il marchio di farmaci generici che abbiamo poi sviluppato in Francia, Italia, Spagna e Portogallo.
D. Quanto della vostra esperienza di internazionalizzazione, può essere mutuata da altre imprese italiane?
R. Ogni azienda ha una propria storia, ma ritengo che nel contesto di mercato in cui tutti operiamo, anche alla luce della crisi che dobbiamo affrontare, è fondamentale per tutti anticipare tendenze e opportunità. E queste, spesso, si trovano in Paesi diversi dal proprio. Ho sempre sostenuto che bisogna perseguire le opportunità giuste dovunque si presentino, e non lasciare mai che la dimensione internazionale divenga una barriera allo sviluppo. Ciò vale tanto per le aziende quanto per gli individui: nel mondo di oggi è fondamentale avere una visione che spazi attraverso culture e caratteristiche locali, e soprattutto dimostrare la capacità di adattarsi alle diverse situazioni con cui si viene in contatto. Penso che con l’Alliance Boots siamo stati in grado di fare tutto questo e pertanto abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Naturalmente ora dobbiamo saperli mantenere ed espandere.
D. Perché per le aziende italiane è in media difficile operare all’estero?
R. A volte gli imprenditori italiani valorizzano abbastanza le qualità per cui sono riconosciuti in tutto il mondo: li incoraggerei a «vendersi meglio», ad affrontare la dimensione internazionale non come un ostacolo, ma come un impegno e un’opportunità. La nostra presenza nell’Alliance Boots è quella di un Gruppo fortemente internazionale, in cui su base quotidiana ci confrontiamo con Paesi ed esigenze diversissimi tra loro. Si pensi non solo alle questioni regolamentari, ma anche ai problemi culturali e logistici che comporta essere presenti in Francia in Russia, in Turchia, in Thailandia, negli Stati Uniti, in Cina. Ma le varie nazionalità, all’interno del mio stesso team e dell’azienda in generale, ci permettono di essere sempre cittadini del mondo. Lo stesso vale dal mio punto di vista personale: ovviamente sono italiana, è una parte fondamentale della mia identità, ma ho sempre avuto grande interesse per gli altri Paesi. Operare all’estero è stata una scelta, dettata sia dal bisogno di perseguire le opportunità dove queste erano disponibili, sia anche dalla curiosità. È essenziale avere una robusta dose di flessibilità e di coraggio.
D. Come va la vostra attività? Quali settori e o aree del mondo appaiono più dinamici e quali, invece, risentono di più della generale incertezza economica?
R. L’Alliance Boots sta facendo bene. Nel 2011 abbiamo cominciato a raccogliere i frutti delle acquisizioni compiute nell’anno precedente in Germania e in Turchia. Continuiamo a crescere, basandoci sulla nostra ampia offerta a clienti e partner, siano farmacisti, consumatori o aziende. Continuiamo ad investire nello sviluppo di prodotti e servizi che ci mantengano competitivi, e che aiutino i nostri clienti, come le farmacie indipendenti, a loro volta ad avere successo.
D. Ma la crisi non si sente?
R. Il contesto economico è molto difficile, e non crediamo migliorerà molto nel corso del 2012: in tutta la scena internazionale ci sono pressioni sia da parte delle autorità, che puntano a ridurre i costi della spesa sanitaria, sia dai consumatori, che tendono a spendere meno. Come sempre, però, l’Alliance Boots continua ad esplorare opportunità di sviluppo e, nello stesso tempo, a gestire le proprie risorse in modo efficiente.
D. Quali sono i vostri obiettivi da realizzare a breve, medio e lungo termine?
R. Una delle nostre priorità è continuare la crescita ed entrare in ulteriori nuovi settori. Continueremo anche a concentrarci sui risultati finanziari del Gruppo. Inoltre intendiamo dare più impeto alla crescita organica, tramite nuovi prodotti e servizi per clienti e pazienti, che consideriamo uno dei fattori fondamentali per il successo del Gruppo.
D. Oggi la distribuzione farmaceutica è al centro del dibattito economico e politico italiano. Qual’è la sua posizione su questo tema?
R. Quando si parla di liberalizzazioni, entrano nel dibattito molti protagonisti del settore tra cui ovviamente i distributori farmaceutici. Per quanto ci riguarda, noi non spingiamo verso la liberalizzazione tout court, né abbiamo mai fatto lobbying in tal senso. Abbiamo invece sempre dato il nostro sostegno ai farmacisti indipendenti, in tutti i Paesi. La modifica della legislazione italiana non è di nostra competenza, ma è un cambiamento a cui dobbiamo adeguarci. La differenza sostanziale è tra la farmacia e i supermercati, non tra i vari tipi di farmacie. Dal punto di vista della distribuzione e del costo finale del farmaco, con la liberalizzazione non cambia nulla, poiché i margini sono sempre fissati dal Governo. Ho ripetuto più volte pubblicamente che i farmacisti indipendenti devono temere la liberalizzazione selvaggia e l’apertura ai supermercati, con la conseguente riduzione dei prezzi dei prodotti da banco. Questo è il vero fattore di rischio, non le multinazionali che si occupano di distribuzione e che hanno come obiettivo primario la cura dei farmacisti indipendenti.
D. Come intende muoversi l’Alliance Boots?
R. Saremo sempre attivi affinché si mantenga l’enorme patrimonio di professionalità dei farmacisti e il loro contributo al servizio dei pazienti. Abbiamo in comune con la farmacia i principi fondamentali dell’attenzione verso il cliente e la capacità di innovazione.

back